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Padre Alberto: una vita spesa per ''i figli degli altri''

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Mercoledì alle 13 all'ospedale di Senigallia si è spento Padre Alberto Teloni.
La camera ardente è stata allestita presso la Chiesa delle Grazie dove, venerdì 17 alle 10, il vescovo mons. Orlandoni celebrerà il funerale.

di Gianluca Carlino e Michele Pinto
redazione@viverelemarche.net

Francescano fino al profondo della sua anima.

È entrato nell'ordine dei Frati Minori a 18 anni. Dal 1975 è stato parroco di montagna a Maciano nel Montefeltro, poi, nel 1984 è stato nominato viceparroco della Parrocchia di San Francesco a Jesi, dove ha iniziato ad occuparsi dei giovani.
In parrocchia era assistente della Gi.Fra, dell'Azione Cattolica e degli Scouts. L'oratorio ospitava squadre sportive di pallavolo, calcio, tennistavolo, etc...

Pochi anni dopo, nel 1986 il trasferimento nella diocesi di Senigallia, prima ad Ostra, poi ad Ostra Vetere ed infine a Senigallia, nel convento di Santa Maria delle Grazie.

Il suo lavoro di professore all'Istituto Alberghiero Panzini fu particolarmente apprezzato, tanto da arrivare ad essere uno dei più stretti collaboratori del Preside Alfonso Benvenuto, come vicepreside.

Nel frattempo il suo impegno ecclesiale non si è fermato, anzi!
Nel 1983 è stato il primo assistente della Gioventù Francescana delle Marche.
Nel 1988 è stato nominato Assistente Nazionale della Gioventù Francescana.
Nel 1990 è costretto a lasciare l'incarico di Assitente Nazionale perché malato di cancro.
Quasi un miracolo e P. Alberto torna in mezzo ai suoi giovani francescani, nel 1993 sotto la sua guida nasce la fraternità della Gifra di Senigallia.
Nel 2003 le condizioni di salute non gli hanno più permesso di seguire attivamente i gruppi giovanili.
Nello stesso anno è stato nominato parroco di Santa Maria delle Grazie.
Nel Settembre del 2005 le sempre più gravi malattie gli hanno fatto scegliere la pensione, interrompendo così l'insegnamento al Panzini.
Nello stesso periodo ha interrotto anche la storica collaborazione come editorialista del settimanale diocesano La Voce Misena.

Nonostante tutto non ha mai abbandonato la Parrocchia, restando fedele al dovere fino alla fine, come Giovanni Paolo II. Ha sempre continuato a seguire i giovani: i "figli degli altri" come amava dire.

Nella notte tra martedì e mercoledì il ricovero in ospedale. Da mercoledì alle 13 ha ripreso ad assistere i suoi giovani, ma da una posizione privilegiata, in Paradiso.

Noi siamo alcuni dei tantissimi giovani che ha accompagnato.
Uno era l'insegnamento che più di altri ci teneva che imparassimo. "Dio ti vuole bene".
Non ricordiamo quante volte ce lo ha ripetuto.

Ma tante sono le cose che ci ha insegnato con l'esempio.
Essere povero, come un vero figlio di San Francesco, era una di queste. P. Alberto era sempre disponibile per tutti, trovava sempre il tempo per dare un aiuto o una parola di conforto.

Mai una volta l'ho visto respingere un povero, e alla sua porta bussavano davvero in tanti. Diceva che era meglio dare ad un imbroglione che correre il rischio di non dare a chi ha davvero bisogno.
E la sua non era un'elemosina calata dall'alto, ma un aiuto fraterno, quasi uno scambio di favori, fatto sempre con naturalezza.

P. Alberto era caparbio. Se aveva un progetto lo portava avanti con forza, senza por tempo in mezzo. E spronava i suoi collaboratori a dare il massimo, a fare le cose con spirito, ma era comprensivo con chi doveva porre dei limiti al proprio impegno perché, diceva, in parrocchia si viene dopo il lavoro o dopo aver avuto cura della famiglia.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 16 febbraio 2006 - 3244 letture