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"Qui non è Hollywood", incontro con l'autore

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“Qui non è Hollywood” è un titolo appropriato per un libro che racconta l’esperienza estrema e difficile vissuta in una comunità di recupero di tossicodipendenti.

di Milena Delle Grazie
milena@viveresenigallia.it

Esperienza che appartiene al trentacinquenne senigalliese Alberto Gregorini che martedì sera presso il centro di aggregazione giovanile Bubamara ha presentato il suo lavoro autoprodotto, rispondendo alle domande della gente che ha letto e apprezzato il libro in stampa da tre mesi, durante i quali ha già venduto 300 copie con l’aiuto del passaparola.

L’impressione che si avverte quando Gregorini comincia a parlare è quella di una persona ironica e sveglia, di una persona soprattutto consapevole del suo passato, fatto di errori e scelte sbagliate.
E nonostante l’argomento delicato, che facilmente può scadere nel patetico, i suoi toni sono sempre realistici e chiari, mai compassionevoli e lamentosi, gli stessi che ritroviamo nel suo racconto: ”e’ un sogno che si avvera. Ho iniziato a scrivere sei mesi dopo l’uscita dalla comunità e l’ho fatto con molta voglia e serenità, non è stata affatto una fatica, anzi mi ha aiutato a tirar fuori stati d’animo, paure e debolezze. E visto il tema trattato ho cercato di tenere alto il ritmo della storia per non cadere nella trappola del melenso. Inoltre scrivere mi ha dato la possibilità di fermare cose che col tempo sarebbero svanite” ha detto Gregorini parlando del suo libro, il racconto autobiografico sulla vita in comunità fatta, immaginiamo, di alti e bassi, di rinunce e conquiste e che nel suo caso lo ha aiutato ad uscire dall’incubo della dipendenza: ”il lavoro in comunità ti aiuta a guardarti dentro. Ti senti protetto ma allo stesso tempo non vivi appieno la tua libertà. E’ importante non diventare poi dipendenti dalle comunità stesse e quindi non starci troppo a lungo.”
E’ vero anche che ogni caso di tossicodipendenza è un caso a sé, come dice lo stesso Gregorini: ”chi vive la droga ha modi diversi per farlo; io ad esempio conducevo una doppia vita che vedeva lavoro e amici da una parte e droga dall’altra. Anche i modi per uscirne sono differenti. Non ho la formula magica per tutti, secondo me è solo questione di carattere. La verità è che nessuno ti costringe a farti, qualsiasi tipo di problema tu abbia. Io e mio fratello abbiamo vissuto nella stessa casa e con la stessa famiglia, eppure lui non ha scelto la droga, io si”.
Ma ora quella vita che lo logorava dentro è finita, perché “quella del tossico non è un gran vita” dice.
E noi gli crediamo sulla parola.



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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 novembre 2005 - 2252 letture