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Mezza Canaja: ''E' pericoloso avere ragione quando lo Stato ha torto''

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Mercoledì 9 novembre, con l’udienza preliminare, è iniziato di fatto il processo a carico di cinque resistenti delle Marche (tra cui un attivista del CSA ½ Canaja) imputati per i fatti verificatisi il 3 marzo del 2004 durante la seduta del Consiglio Comunale di Corridonia, chiamato a deliberare la variante al Piano Regolatore necessaria per la realizzazione di un Centro di Permanenza Temporanea.

da CSA Mezza Canaja
Comunità Resistenti delle Marche

Al di là della consueta qualificazione giuridica con cui negli ultimi mesi sono stati avviati centinaia di procedimenti penali a carico di chi ha scelto di essere protagonista delle lotte sociali in questo Paese, mercoledì 9 novembre cinque nostri fratelli hanno varcato l’aula delle udienze preliminari del Tribunale di Macerata per aver esercitato concretamente, insieme ad altre centinaia di persone, il diritto alla critica ed alla legittima resistenza di fronte al tentativo di realizzare anche nel territorio marchigiano uno di quei lager per migranti che la legge si ostina a chiamare eufemisticamente “Centri di Permanenza Temporanea”.
I CPT, istituiti nel 1998 con la legge Turco-Napolitano ed ulteriormente potenziati con la legge Bossi-Fini, sono luoghi sottratti al diritto, spazi dove vengono negati i più elementari diritti umani, strutture di concentramento dove vengono reclusi, in una condizione di totale sospensione delle fondamentali garanzie a tutela della persona, migliaia di migranti, la cui unica “colpa” è quella di non essere in regola con i documenti e di aver inseguito il sogno di una vita migliore.
Opporsi alla realizzazione di nuovi CPT e rivendicare l’immediata chiusura di quelli già esistenti non è solo un atto di solidarietà umana, ma una battaglia di libertà: accettare di convivere con i lager sparsi nel proprio territorio significa accettare l’idea che i diritti, la democrazia, la dignità, le nostre libertà possano essere delle semplici variabili in mano a chi decide le sorti del mondo e quelle della nostra vita.
Di frontea tutto questo ribellarsi è giusto!
Alla realtà dei CPT in questi anni si sono opposte migliaia di persone, associazioni, organizzazioni internazionali e organizzazioni a tutela dei diritti umani.
Esattamente come è successo quel 3 marzo del 2004 a Corridonia quando, di fronte al tentativo dell’amministrazione comunale di avviare in sordina e senza tanti clamori, la realizzazione del primo CPT delle Marche, centinaia di cittadini, disobbedienti ed attivisti dei centri sociali hanno reagito rivendicando il diritto di lottare per rendere il nostro territorio indisponibile alla barbarie dei campi di detenzione.
Una reazione generalizzata e trasversale che ha portato anche numerose istituzioni territoriali, tra cui la stessa Regione Marche, a ribadire la netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di realizzazione di un CPT.
Mercoledì 9 novembre questa nostra storia, che parla di diritti e di libertà, viene posta sul banco degli imputati: ancora una volta si assiste al tentativo, oramai generalizzato, di trasferire i legittimi contenuti delle lotte sociali dal terreno politico a quello giudiziario.
Questa ennesima vicenda giudiziaria calata sulla pelle dei movimenti ripropone con forza due emergenze: da un lato quella di estendere ulteriormente l’opposizione sociale ai CPT, affinchè una simile vergogna umana e giuridica venga definitivamente cancellata; dall’altro estendere e radicalizzare la campagna per l’amnistia, l’indulto e la depenalizzazione dei reati sociali, che oggi rappresenta un passaggio obbligato per riaffermare la legittimità dei conflitti sociali e delle mille resistenze che ogni giorno si esprimono rivendicando una nuova stagione dei diritti e delle libertà.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 10 novembre 2005 - 2743 letture