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s2w: Virus dei polli? Solo un affare per le multinazionali farmaceutiche

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I Verdi delle Marche denunciano in un dettagliato dossier quali verità si nascondono dietro all’allarme mediatico lanciato in relazione al virus dei polli.

dal Gruppo Verdi

Un business per le case farmaceutiche. Questo rischia di diventare l’allarme lanciato per il virus dei polli, che attualmente no ha trovato alcun riscontro nel nostro Paese.
La denuncia è del gruppo regionale dei Verdi, che questa mattina ha organizzato una conferenza stampa ad Ancona dove ha presentato un dossier molto accurato sull’influenza aviaria intitolato appunto “Rischi…business?”, curato da Marco Moruzzi e dal consigliere regionale Massimo Binci.
Una campagna di terrore mediatico che si sta rivelando semplicemente una strategia delle grandi industrie farmaceutiche per smaltire grandi quantità di vaccini anti-influenzali, assolutamente inadatti a contrastare questo tipo di virus.
Occorre sottolineare come a livello mondiale – ha precisato Marco Moruzzi dei Verdi – secondo i dati dell’OMS su una popolazione di 4 miliardi di abitanti, sono stati accertati solamente 114 casi e 59 morti in tre anni a causa dell’influenza aviaria. Tutti concentrati in estremo oriente, dove la promiscuità ed il contatto tra uomo e polli è molto elevata e dove le condizioni igieniche sono particolarmente precarie e quotidianamente milioni di persone vengono a contatto con sangue e soluzioni organiche dei polli. Unico modo per essere contagiati”.
Coincidenze troppo strane, insomma, quelle che hanno sollevato il grande polverone dei mass media intorno ad una possibile pandemia. Basti pensare che proprio dopo la conferenza che si è svolta a Malta dall’11 al 14 settembre, alla quale hanno partecipato sette grandi multinazionali del farmaco (tra cui Hofman-La Roche e Chiron Vaccines), tra gli obiettivi individuati dai partecipanti c’è la vaccinazione annuale contro l’influenza di un terzo della popolazione europea, ovvero 152 milioni di individui dei 455 milioni che costituiscono la popolazione europea composta di 25 Paesi. “Vaccino che comunque dovrebbe essere riservato ai soggetti a rischio – come ha fatto notare Massimo Beghella Bartoli, medico pediatra intervenuto all’incontro.
Il consumo di carni avicole e uova non rappresenta invece un veicolo di trasmissione, dato che il virus muore con il calore, in modo particolare a 37° di temperatura. “Applichiamo con rigore tutte le misure di controllo e garanzia del prodotto – ha sottolineato Roberta Fileni, responsabile Marketing della Fileni di Cingoli – ma in effetti c’è stato un leggero calo nelle vendite.
E la ripresa è lenta.
Siamo preoccupati che questa situazione possa perdurare nel tempo.

C’è da ricordare comunque che l’Italia ha bloccato tutte le importazioni di animali vivi e di tutti i prodotti derivati dai Paesi del Sud est asiatico e dal 12 agosto anche dalla Russia e dal Karzakhstan.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 06 ottobre 2005 - 1926 letture