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Il costo umano del lavoro flessibile

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Giovedì 29 settembre, si è svolto un incontro organizzato dai DS di Senigallia, presso il Caffé Centrale, sul tema del lavoro flessibile e dei costi sociali che questo comporta.
Per l'occasione è stato proiettato il documentario L'uomo flessibile di Stefano Consiglio con la partecipazione di Antonio Albanese.
All'incontro sono intervenuti Stefano Schiavoni della Mediateca delle Marche, Giordano Mancinelli, Segretario della Camera del Lavoro di Senigallia, Sandro Tonveronachi, consulente di direzione aziendale, Leodino Bartera, Collegio dei Ragionieri di Ancona, Emanuele Londolini, Segretario regionale della Sinistra Giovanile, e Silvana Amati, Segreteria nazionale dei Democratici di Sinistra.

di Silvia Piermattei
silvia@viveresenigallia.it

I protagonisti assoluti del documentario sono i lavoratori flessibili, e i loro racconti di vita quotidiana. Nove storie diverse che percorrono tutta la penisola italiana che non tocca solo la questione del lavoro flessibile, ma la dignità umana.
Dopo ogni intervista seguono delle scene recitate da Antonio Albanese, tratto da frammenti del “Diario postumo di un lavoratore flessibile” scritto da Luciano Gallino.

Nelle interviste parla un padre di famiglia che, insieme a sua moglie, ha fatto una scelta: lavorare in una fabbrica facendo turni opposti "così i figli non restano mai soli".
Si parla di studenti che lavorano di notte e studiano di giorno in vista di un futuro migliore, dell'impossibilità di programmare il proprio futuro e della difficoltà di trovare un lavoro, anche a termine, quando l'età avanza e non si ha più una formazione al passo con i tempi.
Questa sembra essere la nuova tendenza di un mercato del lavoro in cui i costi sociali non hanno spazio; per le politiche aziendali è molto più vantaggioso utilizzare al massimo le energie di un lavoratore... spetta a noi accettare oppure no.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 30 settembre 2005 - 2908 letture