Partiti e tornati dopo essere rotolati verso sud atto II

5' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Riprendiamo il resoconto del viaggio in Brasile di alcuni nostri concittadini parlando della Pastorale dei Minori.

di Giulia Torbidoni
giulia@viveresenigallia.it


Torniamo in Brasile. Più precisamente nel Brasile dei poveri, dei carcerati, degli ultimi. Nell’articolo del 9 Agosto, parlando dell’esperienza appena fatta da tre nostri concittadini all’interno di una favela (quella di Sao Luis capitale dello stato del Maranhao), ho cercato di descrivere il lavoro svolto dai volontari, laici e religiosi, all’interno delle carceri: appunto la Pastorale Carceraria. In questo articolo riprendo il discorso trattando un altro punto: la Pastorale del Minore.
Perché Pastorale? Perché rientrano nelle attività che la Chiesa promuove. Oltre a quelle che ben conosciamo come la liturgia, la catechesi, le associazioni, in Brasile sono state promosse altre attività pastorali dette Sociali perché rispondono alle esigenze concrete del popolo. Così abbiamo la Pastorale degli Indios, dei contadini, dei carcerati ecc…Chi lavora in questi contesti in primo luogo si batte per i Diritti delle persone.
La Pastorale del Minore lavora nella tutela di bambini e adolescenti dalle violenze, dalla droga, dal loro sfruttamento lavorativo, nella costruzione delle loro identità, per far avanzare la coscienza sociale e politica dei ragazzi affinché diventino cittadini attivi della futura società, per passare dalla discriminazione al protagonismo sociale in ogni sua dimensione.
Da ben 15 anni esiste e opera la Pastorale del Minore e molti progetti sono nati per rispondere in modo più preciso a determinate esigenze. Abbiamo:
1) Asilo “Nossa Senhora da Esperença” lavora con 75 bambini dai tre ai sette anni coinvolgendoli in attività di alfabetizzazione e ludiche ed hanno la possibilità di pasti;
2) Ultreppassando le barriere/Sentinella, un progetto specifico per affrontare i casi di violenza sessuale contro bambini e adolescenti. Il gruppo è formato da un’assistente sociale, una psicologa e due educatori. I lavoro si allarga dai bambini alle famiglie vittime di questa violenza fino alla sensibilizzazione del territorio su questo dramma.
3) Lavoro con bambini e adolescenti in situazione di “rua”(strada). 140 sono i bambini e adolescenti. Le officine prevedono attività socio-educative (danza, corsi di computer, sport, serigrafia…) per offrire ai ragazzi uno spazio dove costruire un proprio progetto di vita.
4) ”Programma di sradicamento del lavoro infantile (PETI)” si lavora con 160 ragazzi dai 7 agli 11 anni e vengono coinvolte anche le famiglie.
Vengono offerte varie attività ludiche, culturali, sportive e un dopo-scuola. A tale progetto collabora anche la Segreteria Municipale dell’Educazione e dell’Assistenza Sociale con attività di formazione per gli educatori ed un piccolo aiuto economico mensile per le famiglie che iscrivono i loro figli a tale progetto.
In tutto questo la città di Senigallia ha un peso importante e speriamo sempre crescente. E’ nata infatti una collaborazione tra la nostra città e la gente di Vila Embratel di Sao Luis. Grazie a molti fondi raccolti nelle nostre parrocchie è stato possibile finanziare un Progetto di Formazione Culturale che prevede tre punti basilari:
1) permettere un livello di istruzione più elevato ad alcuni ragazzi di Vila Embratel, per il momento sono tre i ragazzi iscritti all’Università, Suor Gabriella e le altre suore pagano mensilmente le rette e seguono l’andamento del loro studio. L’obiettivo è che emergano nella società, ma sempre consapevoli e memori delle loro origini e dei problemi della loro gente così che possano rendersi utili ad una loro risoluzione.
2) una scuola di musica. 20 ragazzi hanno la possibilità di cimentarsi nella musica e di sperimentare la loro vena artistica e creativa. E’ stato possibile comprare degli strumenti tra cui una tastiera, una batteria, delle chitarre.
3) Si è potuto ampliare un locale vicino al convento delle suore con una veranda in cui vengono svolte attività ricreative con circa 150 ragazzi.
E’ fondamentale appoggiare un lavoro così sistematico con il territorio e il suo popolo. Non dobbiamo dimenticarci che parte della chiave di volta è qui tra le nostre abitudini e i nostri sistemi di vita. Allargare i nostri orizzonti di vedute e iniziare a vivere pensando veramente globalmente può portare a grandi cambiamenti come ad un ridimensionamento dei nostri consumi di fronte a popoli interi che muoiono ancora per fame nel III Millennio (vedi la Nigeria), ad una cooperazione tra i popoli in luogo del vecchio retaggio colonialista rimasto nei nostri atteggiamenti nei confronti dei cosiddetti poveri (troppo spesso si ha una commiserazione che a poco serve) o nel nostro modo di fare turismo che troppo spesso diviene un mezzo di appagamento egoistico, usurpando non solo i luoghi ma le stesse persone.
Il coinvolgimento della minoranza del pianeta, e cioè di quella ricca, ovvero noi, deve esserci in questo discorso. Solo diventando noi consapevoli di quanto avviene nel mondo potrà esserci una sensibile linea di cambiamento. Questo è valido per ogni cosa che giace nella nostra normalità. Perché non iniziarsi a chiedere se chi fabbrica ogni cosa che indossiamo ha uno stipendio accettabile, lavora un orario decente ed ha diritto ad un sindacato? Se scoprissimo, come di fatto è, che è un lavoratore del sud del mondo sfruttato e maltrattato noi potremmo fare delle scelte: boicottare o obbligare la tale ditta o marca a rispettare le leggi a tutela dei lavoratori, ma prima ancora della persona umana. Noi abbiamo il potere economico nelle nostre mani, quello di far girare l’economia come vogliamo. A chiunque fosse interessato ad aiutare, economicamente o in altro modo, questi progetti comunico che Suor Gabriella verrà a Senigallia il prossimo Marzo e comunque darò informazioni più dettagliate appena mi sarà possibile.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 agosto 2005 - 1830 letture

In questo articolo si parla di


Anonimo

17 agosto, 16:41
... sono costretto a ripetermi: brava Giulia!<br />
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--David Fiacchini




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