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Fragilità

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La tragica scomparsa di Maria Nilde Cerri ci ha messo di fronte alla fragilità di cui è intessuta la nostra esistenza.
Una condizione, quella della fragilità, su cui non amiamo riflettere. Tutto, nella quotidianità, ci fa credere il contrario.
La camera ardente

di Fabrizio Chiappetti
direttore@viveresenigallia.it
La disponibilità di strumenti tecnologici sempre più potenti, uno stile di vita che, fra crisi vere o presunte, è comunque quello di un'esigua minoranza dell'umanità in quanto a ricchezza e benessere: questo ci fa credere che anche le nostre forze siano infinite, che il tempo sia illimitato, che gli ostacoli siano semplicemente problemi da risolvere.
Invece no.
Ci sono domande che non ammettono analisi e sintesi, ci sono ombre che oscurano la chiarezza delle idee a cui teniamo di più. Credo che il saluto commosso che tanti senigalliesi hanno portato a Nilde nella sala del Consiglio comunale voglia dire proprio questo: se la politica ha un senso, esso è dato dal farsi carico della fragilità umana.
E per farlo la politica deve prendere sul serio questa fragilità, questo bisogno di accoglienza e di tenerezza, invece di prendere sul serio solo se stessa.
Quante volte abbiamo letto sulle scatole di cartone accanto alla scritta “fragile” quella sigla in inglese, “handle with care”, e siamo stati attenti a non rompere quello che c’era dentro. Banali sciocchezze, in confronto alla preziosa fragilità della vita, che ha bisogno di essere maneggiata con infinita cura. Che ha bisogno di volti puliti, di sorrisi amichevoli, come quello di Nilde che ora purtroppo possiamo solo ricordare.

Manifesti mortuari
Un segno dell'affetto di Senigallia per Nilde: i muri della città sono stati coperti di manifesti che la ricodano.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 giugno 2005 - 3513 letture