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A S. Michele al Fiume il sindaco fa tagliare tre maestosi cedri

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
A San Michele al Fiume (Mondavio) sono stati abbattuti tre Cedri dell'Atlante, possenti alberi sempreverdi originari del Nord Africa, piantati all'interno della recinzione della scuola elementare nell'immediato dopo-guerra.

dall'Associazione Lupus in Fabula Onlus


Uno di loro è stata abbattuto martedì e già il paese e la cittadinanza, oltre alla natura, hanno perso qualcosa.
Una situazione simile non è nuova in questi mesi: è successo anche a Saltara che il comune ha voluto "ripulire" un viale alberato.
Non sono altro che gli effetti della nuova legge forestale che iniziano a farsi sentire; in questo modo tutte le perplessità sollevate dalle associazioni ambientaliste diventano dei tristi presagi.
A nulla sono serviti gli appelli all'ottimismo dei tecnici regionali, e anche il Corpo Forestale si è evidentemente sbagliato ritenendo che non sarebbero cambiate le abitudini.
E invece sono cambiate in peggio; il settore del verde urbano è stato spogliato di vincoli e per chi se ne occupa all'interno delle amministrazioni comunali purtroppo ora c'è carta bianca.
Gli alberi "fastidiosi", gli alberi "poco estetici", gli alberi che "potrebbero danneggiare un marciapiede o un muretto": la deregulation della nuova legge forestale ha armato i tecnici interventisti di motoseghe, ma queste persone si rendono conto di quello che fanno?
Sanno valutare attentamente decisioni di questo tipo?
Hanno una visione d'insieme e sufficienti competenze per decretare l'abbattimento di un albero che in un dato contesto è possibile paragonare ad un monumento?
Conviene farsi certe domande, perchè se ne vanno pezzi di storia, come a San Michele al Fiume, ma anche importanti siti naturalistici, perchè esotico o autoctono che sia, un albero quando raggiunge grandi dimensioni ha comunque un ruolo spesso fondamentale per gli animali, senza dimenticare l'assorbimento di anidride carbonica, l'emissione di ossogeno, l'ombreggiatura.
E' superficiale e poco civile abbattere piante di 50 anni, alte fino a 25 metri, in un luogo simbolo come la scuola del paese; piante che quindi gran parte dei cittadini hanno visto crescere, giorno per giorno.
A maggior ragione se dietro ci sono solamente discutibilissimi motivi estetici; sarebbe neglio tener presente che si tratta di un bene pubblico.
Gli alberi non sono oggetti, sono vivi e rappresentano un patrimonio di tutti; maggioranze e minoranze.
Riguardo alla legge regionale, se non si porranno rimedi nella stesura del Regolamento attuativo le Marche andranno incontro ad un futuro di ulteriore abbassamento della qualità del verde, sia esso urbano che extraurbano, nel segno di una sciagurata tradizione che ci mette agli ultimi posti in Italia e in Europa.

   

EV




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 25 giugno 2005 - 2656 letture

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