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Senigallia, con Factory, su Sky: che delusione!

5' di lettura
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Caro Vivere Senigallia,
ti scrivo perché certe cose vanno fatte sapere. Va fatto sapere, ad esempio, come vengono spesi e dove vanno a finire alcuni soldi (quelli che non bastano mai) del Comune di Senigallia ed anche di benemerite associazioni pubblicamente finanziate come la Mediateca delle Marche.

da Melgaco
melgaco@libero.it

Facevo, ieri sera, quell'operazione nota come zapping. Smanettavo cioè col telecomando della televisione in una delle mie tante, tristi e solitarie serate. “Hai visto mai – mi dicevo – che m'imbatto in un bel film o in una trasmissione divertente”. Smanettavo annoiato quando ecco l’illuminazione improvvisa: canale 142 del decoder Sky. E’ il canale Cult. La barra indica che sta andando in onda una trasmissione intitolata Factory. Sta parola mi fa venire in mente qualcosa. “Ma sto Factory – comincio a chiedermi – non è quella specie di reality-show o roba simile girato a Senigallia?”.
La risposta arriva subito. Riconosco infatti nelle immagini il Foro Annonario.
h che bello – dico – vuoi vedere che la mia pallosa serata a questo punto ha una svolta improvvisa? Stai a vedere che adesso mi gusto un programma che mi fa scoprire qualche angolo nascosto di Senigallia o mi fa vedere da una prospettiva diversa qualche bellezza della città. E comunque – mi dicevo ancora - anche se così non fosse, magari è divertente guardarsi una fiction o un reality ambientato in luoghi dove passo tutti i giorni”. E così, curioso ed animato di buone intenzioni, affondo in poltrona ed inizio a guardare.

Prima scena: una ragazza va in pescheria al Foro Annonario. Vuole del pesce ma, dice, non deve cucinarlo. Le serve per farci qualcosa di artistico (?). Lo vuole già sviscerato (come se sui banchi delle pescherie si potesse trovare il pesce merdoso…).
La pescivendola, un po’piccata, le fa notare la cazzata che ha detto. La ragazza paga con una banconota da 20 euro e se ne va.
Seconda scena: due signori seduti in poltrona chiacchierano con la bella e brava Chiara Michelon, giornalista del Corriere Adriatico. Che la Michelon sia bella si vede anche in tv, ma che sia brava lo so io perché la conosco.
Lì in tv, infatti, le fanno fare la figura della valletta qualsiasi. Una di quelle che stanno nei programmi di Magalli, che non spiccicano una parola e se lo fanno sbagliano la consecutio temporum. La bella e brava (fidatevi) Chiara Michelon, invece di fare domande come una giornalista che si rispetti se ne sta lì ad ascoltare le elucubrazioni di questi due matti che tentano di spiegare che diavolo sia sto “progetto” chiamato “Factory”. A starli a sentire mi è venuto il mal di testa. Non si capiva una mazza.
Tentavano di spiegare, anzi direi di giustificare, il finanziamento di quel progetto (sta parola la ripetevano in continuazione) ma io che la lingua italiana la conosco e che una cultura media ce l’ho non ho capito una sega di quello che sti due stessero dicendo. Chiara sorrideva (secondo me dentro di sé sghignazzava o pensava “guarda che me tocca a fa'”) e questo mi bastava per avere un minimo di piacere nell'ascoltare l’incomprensibile logorrea di quei due pseudo-intelletuali.

Sullo sfondo campeggiava il logo della trasmissione: un vecchio capannone industriale con tanto di ciminiera. Stile Sacelit-Italcementi per intenderci. A forza di sentire quei due parlare di “progetto” mi veniva in mente, chissà perché, quello che era scritto in quell’interessantissimo libercolo che raccoglieva le cosiddette “leggi di Murphy”. “Il progetto – dice una delle leggi di Murphy – è il primo passo verso il fallimento”.

Terza scena: un travestito al molo. Un tizio che si fa chiamare Norma Jeane (come il nome vero di Marylin Monroe scritto però diversamente) con una parrucca bionda ed una voce effeminata parla davanti alla telecamera. L'ambientazione è quella del molo di levante. Il molo e l’imboccatura del porto-canale si vedono bene. Quella che non si vede è la faccia del travestito che è nascosta dalla nebbia, o meglio, da quell’effetto che si usa in tv e che serve per nascondere i lineamenti delle persone per non farle riconoscere. Anche il travestito parla in modo incomprensibile. Ha in mano un videofonino, spiega quello che ci vuole fare ma io, scusate l’ignoranza, non riesco a capirlo.

Quarta scena: una ragazza va al porto e chiacchiera con i pescatori e con la gente che passa. Tra questi riconosco il dottor Lucio Massacesi al quale la ragazza tenta di spiegare cosa sia il progetto “Factory”. Mi sa che anche Massacesi (che stupido non è) non ha capito una mazza. Ma tant’è…paga il Comune. La stessa ragazza entra poi nella sede del circolo “Amici del molo” e dà appuntamento a tutti i soci per il sabato successivo. Nessuno pare cagarsela. Poi partono delle immagini stile documentario. Si vede la darsena e l’ex Sep occupato dalle mezze canaglie. Insomma la parte più brutta della città. Un bello spot.

Quinta scena: parla un certo Jorge con la sua cadenza spagnola. Dice che gli piace la rotonda perché, cito letteralmente, “è piena di simmetrie asimmetriche, è uno spazio morto-vivo, un sistema all’interno del sistema” (adesso avete capito cosa intendevo quando dicevo che la trasmissione era incomprensibile).

A questo punto la trasmissione finisce. Nei titoli di coda, tra gli altri, si ringrazia il Comune di Senigallia.
Hanno detto che ci saranno altre nove puntate.
Mi sa che la sera ricomincio ad uscire.

Dall'archivio:

La presentazione di Factory

Il Backstage di Factory

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 giugno 2005 - 2997 letture