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la storia ritrovata: L'aviatrice più famosa del mondo

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I giudizi sulla figura di Hanna Reitsch non sono unanimi e oggi è assai difficile dire che tipo di donna fosse. La sua fedele e convinta appartenenza al regime nazista non depone a favore del suo percorso di vita, ma fu senz'altro, per l'epoca in cui visse, una donna dai tratti unici.

di Paolo Battisti
E come tale ella si pone senza dubbio in primissimo piano, sia per l’eccezionalità delle imprese compiute, sia per il coraggio che rasentava la temerarietà e sia per lo straordinario spirito di iniziativa.
Hanna non partecipava alla vita mondana, né si curava degli intrallazzi intessuti nei corridoi di Palazzo. Era iscritta al partito nazista e disciplinatamente aderiva con entusiasmo ad ogni sua iniziativa. Era, insomma, un soldato, un capitano della Luftwaffe (l'aviazione tedesca) e certamente uno dei militari migliori. Nutriva nei confronti dell’aviazione un sentimento quasi mistico di adorazione.

Hanna era nata nel 1913 a Hirschberg, in Slesia, da un oculista e da una poetessa; presto, abbandonati gli studi di medicina, si dedicò completamente al volo.

Fu, tra il 1935 e il 1945 la più famosa aviatrice del mondo; nel 1937 fu nominata capitano della Luftwaffe (prima donna nella storia tedesca, con l'incarico di collaudatrice presso la fabbrica di aerei Focke Wulf). Da allora, un primato dietro l’altro; prima donna a pilotare il prototipo di un elicottero, prima donna a portare nei cieli un Jet, il Messerschmitt 160, prima donna a condurre in picchiata gli Stukas per verificarne la resistenza delle ali. Fu anche la prima donna a volare, con incredibile coraggio, a cavalcioni di una V1 (una bomba dal potenziale devastante, che avrebbe dovuto contribuire in maniera determinante a far vincere la guerra ai tedeschi), dopo che questa aveva registrato numerosi fallimenti, per scoprirne i difetti e cercare di renderne stabile il volo.
Giunse perfino a proporre la costituzione di un corpo di Kamikaze tedeschi.

Ma l’impresa per la quale acquistò fama imperitura è quella di aver accompagnato il generale Ritter Von Greim a Berlino, pochi giorni prima della capitolazione tedesca. Il generale era stato convocato da Hitler nel bunker della Cancelleria per ricevere la nomina di feldmaresciallo e di comandante in capo dell’arma aerea al posto di Goering, che aveva tradito.

La notte del 25 aprile 1945 (quando in Italia si cominciava a festeggiare la liberazione) i due decollarono per Rechlin, da dove avrebbero tentato di raggiungere Berlino. Hanna era quasi certamente innamorata del generale (non si sa se ricambiata) e volle seguirlo ad ogni costo; lui accettò. L’aereo, un Focke Wulf 190 ai cui comandi si trovava un sergente che pochi giorni prima aveva condotto a Berlino il ministro Speer, riuscì a raggiungere l’aeroporto di Gatow alla periferia della capitale. Ora si trattava di raggiungere la Charlottenburgstrasse, nel centro della città, con un aereo “Cicogna”, lo stesso modello che aveva liberato Mussolini dal Gran Sasso.

Hanna, che non avrebbe lasciato Von Greim per nulla al mondo, si accovacciò dietro di lui e il piccolo aereo riuscì a prendere quota. I cannoni russi, appostati ai margini della città, li presero subito di mira e il generale, che pure era un ottimo pilota, senza la Reitsch probabilmente sarebbe morto. Infatti una granata della contraerea colpì la parte inferiore dell’aereo e ferì in modo serio un piede dell’alto ufficiale. L’aereo cominciò a precipitare e Hanna, con straordinario sangue freddo, riuscì, da dietro, a prendere i comandi, rimise la “Cicogna” in linea di volo e atterrò sull’asse est-ovest che taglia in due Berlino, proprio nel punto prestabilito. Il tutto sotto il fuoco di sbarramento sovietico. Trascinò poi fuori dall’abitacolo il generale svenuto e si fece condurre, da un autocarro militare di passaggio, alla Cancelleria.
I due si fermarono per qualche giorno nel posto che era diventato l’ultimo rifugio del dittatore, assistendo impotenti alla lenta agonia dello stesso. Di quei giorni Hanna ci ha lasciato un dettagliato resoconto.



Al terzo giorno di permanenza Hitler ordinò a Von Greim di uscire da Berlino assediata per organizzare un attacco aereo contro i russi assedianti, nel tentativo di liberare la città dal cerchio di acciaio che la cingeva. Greim e la Reitsch protestarono con tutte le forze dicendo che il tentativo non avrebbe mai potuto avere successo. Hitler fu irremovibile.

Mentre il generale si preparava alla partenza Hanna andò da sola dal dittatore e singhiozzando gli disse: “Mein Fuhrer, perché non ci permettete di rimanere?”. Egli le lanciò solo un breve sguardo e le rispose: “Dio vi protegga”.

Alla fine della guerra Hanna fu rinchiusa dagli americani per 15 mesi in un campo di concentramento. Liberata si trasferì in India e poi in Africa, dove aprì varie scuole di addestramento. Non si sposò mai ne ebbe durature relazioni sentimentali; l'amore di tutta la sua vita rimase Ritter Von Greim, che si era suicidato col veleno il 26 maggio 45.
La Reitsch partecipò, nel 1978, all’età di 65 anni, alla sua ultima competizione aerea e la vinse. A settembre dell'anno seguente morì a Salisburgo.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 18 giugno 2005 - 9147 letture