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Chi ha vinto, chi ha perso

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Chi sono veramente i vincitori e i vinti? La nostra democrazia a che punto è?

di Giulia Torbidoni
giulia@viveresenigallia.it
Probabilmente bisognerebbe interpellare Noam Chomsky o altri grandi intellettuali del pianeta per sapere quanto il valore della Democrazia sia rispettato dal nostro popolo e dalle nostre istituzioni; noi possiamo però, senza scomodare l’Olimpo delle menti e dei pensatori, prendere atto di quanto è successo il 12 e il 13 giugno e cercare di ammettere di non sapere chi ha vinto realmente.
Ha perso il fronte del “Si”. Hanno perso quelle strane persone che avevano proposto l’analisi e la riflessione sulla P.M.A., tutta quella pericolosa schiera di uomini e donne che hanno cercato di proteggere il corpo della donna, la ricerca scientifica, la libertà di scelta, la laicità dello stato.
Chi ha vinto? Ha vinto il fronte del “Non prendo parte” e dunque non ha vinto nessuno.
Tutti quelli che fossero stati contrari al referendum e che avessero voluto lasciare la legge 40 intatta avrebbero potuto prendere parte e votare No, dimostrando un interesse a quanto avviene in questo paese e una professione di libero pensiero.
Davanti a questo tipo di comportamento non possiamo nasconderci l’evidente ripudio di quanto è Politica e Democrazia, nel senso più puro ed originale che i due termini hanno da più di duemila anni a questa parte; valori per cui qualcuno è morto, si è sacrificato, ha lottato.
Politica in quanto prendere parte alla vita della “polis”, della città; Democrazia in quanto potere di decisione lasciato al popolo proprio perché le persone prendono parte e conoscono la situazione sociale, culturale, economica e politica del luogo in cui vivono.
Politica e Democrazia, valori strettamente legati al senso del Vivere.
La storia ci nutre di letterati, filosofi, scienziati che hanno legato le loro attività a riflessioni e finalità pratiche; pensiamo alle analisi politiche di Dante o Machiavelli, al principio di relativismo introdotto dai grandi filosofi tedeschi ottocenteschi, alle teorie politiche generate ai tempi della rivoluzione industriale, alle scoperte scientifiche e nel campo della medicina.
Tutto questo per dire l’uomo non ha mai smesso di guardarsi attorno per cercare di capire e per trovare delle risposte a quanto lo circonda. Proprio in questo guardarsi attorno l’uomo ha partorito una propria posizione di fronte alle questioni, ha operato delle scelte, ha creato il proprio senso critico. E senza tutto questo noi non potremmo dire, oggi, di essere i figli e i diretti discendenti della Rivoluzione Francese, della Resistenza Anti-Fascista e del ’68.
Il boicottaggio del referendum al quale abbiamo assistito non è sicuramente degno di merito, ha soltanto portato le persone a non assumere una posizione, a lavarsi le mani, a non intervenire in una discussione che, in fondo, interessa solo una parte della popolazione italiana, quella colpita da determinate malattie, quella che da oggi dovrà mettere da parte i soldi per andare all’estero e quella che, non potendolo fare, subirà l’imposizione dettata dall’astensionismo. E se questa chiusura alle problematiche altrui è cristiana, allora, almeno io, cercherò di rileggere seriamente il Vangelo.
Dovremmo pretendere di capire come mai uomini delle istituzioni, che siedono assai comodamente su determinate poltrone perché qualcuno li ha votati, abbiano boicottato lo strumento primo della democrazia e quello che ha permesso loro un lauto stipendio, perché la Chiesa è scesa in campo e senza che qualcuno le facesse rispettare i tempi legali per la campagna elettorale visto che ancora sono appesi nelle parrocchie i cartelloni di propaganda all’astensionismo.
Dovremmo chiederci quanto la gente abbia capito veramente di cosa si trattassero la legge 40 e il referendum proposto, dovremmo cercare di indagare sul perché i problemi di una minoranza di persone non sono più condivisi dalla società. Quando ci fu il referendum sull’aborto molte donne sapevano che mai avrebbero abortito, ma votarono per la libertà di scelta e perché tutte le donne assassinate nella storia da aborti clandestini e pericolosi non fossero dimenticate.
Il 12 e 13 giugno qualcuno ha deciso chi verrà e chi non verrà al mondo, giudicando a priori chi può e chi non può essere genitore, qualcuno ha decretato che una porta della medicina non deve essere aperta. Strano che la stessa convinzione assoluta ed estrema non la si abbia nella lotta all’enorme burocrazia delle pratiche di adozione, nei confronti dei conflitti o della povertà nel mondo o di tutto quello che i nostri usi e consumi provocano. Ma forse chi non ha problemi di questo tipo impiega anche ben poco tempo a cercare di capirli e ad avere un’opinione.
De Andrè ha scritto “…il dolore degli altri è dolore a metà…”, se così è, dobbiamo allora isolarci ancora di più se possibile e vivere il nostro tempo scollegati dagli altri, con buona pace dei valori e di chi ha lottato per ottenerli.


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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 15 giugno 2005 - 2170 letture