contatore accessi

x

SEI IN > VIVERE SENIGALLIA >

Le sirene ammagliatrici dell'occidente

2' di lettura
2479
EV

Le vie del Signore, si sà, sono infinite, e prima o poi tocca percorrerne alcune delle più tortuose.
A me è toccata in sorte (anche) quella dell'emigrazione; strada questa che oltre ad essere tortuosa è anche molto frequentata: un grande via vai, gente che va e gente che viene e c'è anche chi ci "rimane".

da Malih Mohamed
Le sirene ammagliatrici dell'occidente attraggono col loro canto sublime non più un viaggiatore solitario quale poteva essere un ulisse qualsiasi, ma folle bibliche di disereditati che ammassati su barconi sgangherati, arrivano sino alle soglie del paradiso, per poi essere abbondanti dai loro scaltri traghettatori che, come ogni virgilio (di dantesca memoria) che si rispetti, non appena i fari delle motovedette guardiacostiere diventano troppo abbaglianti, lasciano i disgraziati di turno (non riesco a non pensare a Sindibad), in balia dei flutti, notoriamente accoglienti del Mare Nostrum.
Accoglienza che potrà essere testimoniata solo dai più fortunati.
Sarà compito poi dei mezzi d'informazione aggiornarci sul numero dei morti e dei dispersi.
Addetti alle News si accaniranno, parimenti su cadaveri, sopravissuti e dispersi per farci sapere "la dinamica degli eventi".
Più incravattati ma non meno voraci, opinionsti da Talk Show e analisti da "seconda serata" sviscereranno la questione e ci spiegheranno chè in realtà queste sono sì tragedie ma statisticamente non sono rilevanti e che vanno ad iscriversi nel quadro più generale di un più ampio discorso a sua volta a più largo respiro.
Se avessimo ancora dei dubbi: insigni luminari , appositamente selezionati per il piccolo schermo, si esibiranno, per noi, in mirabili evoluzioni di Antropologia, Geopolitica e Socio-economia che pur non convincendoci ci spiegheranno tutto o che comunque , almeno per un pò, c'avranno auitato a non pensare.
Così mille e una storia, vengono banalizzate: i protagonisti calpestati nella loro dignità.
Così piccole e grandi tragedie vanno ad intonsire le pagine di cronaca già satolle dei quotidiani e ad infittire il bla-bla di ciarlieri salotti televisivi.
Cosicchè racconti menzogneri e mercenari non danno ragione a storie che senz'altro meritano più attenzione e più degni cantastorie.
Ma, forse , noi ignari: scaglie di dolore, brandelli di verità, echi di gesta eroici, traccie di sbarchi ed approdi sfuggono, tuttavia, al marasma livellante dei consueti canali d'informazione per depositarsi, nel tempo, nell' immaginario collettivo.
Ed è da questo tesoro che attingerà, nel tempo, quel capolavoro che sulla scia della Divina Commedia, delle Metamorfosi di Apuleio, dell'Odissea, delle Mille e una Notte, un giorno vedrà la luce, quale sublime metafora del viaggio che l'uomo da sempre intraprende verso l'altro e l'altrove.
E duro ammetterlo ma: "gli dei tessono sventure per gli uomini affinchè le generazioni future abbiano qualcosa da cantare".
Si salvi chi può.

ARGOMENTI


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 14 giugno 2005 - 2479 letture