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libri & cultura: Il banchiere anarchico

5' di lettura
11987
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“Il banchiere anarchico” di Fernando Pessoa, della Passigli Editori, offre numerosi spunti di riflessione.

del Custode del Goolestan
Quello più interessante è certamente relativo al rapporto che abbiamo con le ideologie e con i ragionamenti preconfezionati dei quali ci serviamo spesso.
Certo ognuno di noi è convinto di ragionare con la propria testa e certamente questo in parte è vero. Abbiamo tutti un cervello che vive di razionalità e di oggettività.
Ma siccome siamo esseri che vivono anche e soprattutto di emozioni, è naturale che ci capiti di innamorarci… Anche delle idee.
Quando un’idea, una certa visione della realtà ci piace la sposiamo e quella diventa la nostra mappa di interpretazione della realtà. Nei millenni ce ne sono state tante di cosmogonie, di ideologie, di religioni e di filosofie costruite da uomini intelligenti e abili, entusiasmati da una visione. Poi i loro discepoli e seguaci hanno arricchito e ampliato tali visioni e folle immense vi ci sono identificate.
Pensiamo al cristianesimo ed alle altre religioni monoteistiche, alla visione del mondo di Atene e a quella di Sparta, alle filosofie orientali, al comunismo, al nazionalsocialismo… Tutte visioni che in un modo o nell’altro hanno trovato una loro realizzazione.
Nulla di male nell’innamorarsi di un ideale, di una fede o di un’ideologia: spesso vi si trova addirittura uno scopo per la propria vita. Solo occorre stare attenti ad una questione non secondaria.
Anche le visioni che sono partite nella maniera più pura ed innocente, hanno finito, una volta condivise dalle masse, per creare un qualche tipo di apparato, di clero, di capi partito.
Tutta gente che trova il modo di vivere, e a volte di arricchire, grazie al successo di questa o quella visione.
Pensate alla confusione di identificazione che si fa spesso fra l’idea e chi ce la propone e vi renderete conto di come le idee e le fedi danno da vivere ad una moltitudine incredibile di persone! Infine va considerato che gli “innamorati delle idee” sono facilmente manipolabili o almeno controllabili.

Leggere “Il banchiere anarchico” può certamente aiutare chi lo desidera almeno a … dubitare!
Seguendo gli arditi ragionamenti del banchiere si può cercare di identificarsi con lui, o con il suo interlocutore.
In ogni caso è una lettura veloce e piacevole: un libricino delizioso. Inoltre si tratta di un libro che getta una luce nuova, almeno per me che di Pessoa ho letto parecchio, su questo meraviglioso autore.
Lo consideravo già geniale, profondo, raffinato, ma solo grazie a questo libro credo di aver capito, grazie all’ampia introduzione “Un creatore di anarchie” curata da Ugo Serani, la finalità che portò Pessoa a vivere e a scrivere in un certo modo. Sono stato anche molto contento di leggere un libro del mio autore portoghese preferito non tradotto e curato dal solito Tabucchi, che filtra tutto, secondo me, attraverso la lente “polarizzata” dell’ideologia, dove tutto è bianco o nero.
Serani accompagna il lettore alla scoperta di un periodo culturalmente eroico, vissuto con entusiasmo da alcuni intellettuali nei primi due decenni del 1900.
Ci parla della rivista Orpheu e di Purtugal futurista, dell’eroica trasvolata dell’Atlantico fino al Brasile di Gago Coutinho e di Sacadura Cabral, dell’impatto dei movimenti operai e della rivoluzione bolscevica sulla realtà culturale e politica dell’Europa occidentale.
“Il banchiere anarchico” risultò essere alla sua pubblicazione, nel 1922, un caposaldo e una specie di manifesto politico del gruppo che curava la rivista “Contemporanea”, dove il racconto fu appunto pubblicato. E’ impressionante vedere la lungimiranza con la quale Pessoa prevede il fallimento delle grandi ideologie e delle rivoluzioni e con quanta lucidità riesce ad argomentare e difendere le sue originali posizioni.
Il racconto si sviluppa tutto fra due uomini, il banchiere ed un interlocutore che fa da “spalla”, alla fine di un pranzo in un ristorante, fra riflessive “tirate” di sigaro.
Lo stile è quello inconfondibile di Pessoa, ma le argomentazioni sorprendono e, soprattutto, stupisce quanto sia ancora attuale il contenuto di questo libro che rimane totalmente “contemporaneo”, come la rivista dove fu pubblicato.
Ne trascrivo un pezzetto: Fece una breve pausa. D’improvviso rise forte. “Lei – dissi – è veramente anarchico. In ogni caso fa venir da ridere, anche dopo averla ascoltata, paragonare quello che è lei con ciò che sono gli anarchici da queste parti….”.
“Amico mio, già gliel’ho detto, gliel’ho già provato e adesso glielo ripeto…. La differenza è solo questa: loro sono anarchici solo in teoria, io lo sono in teoria ed in pratica; loro sono anarchici mistici ed io scientifico; loro sono anarchici che si sottomettono, io sono un anarchico che combatte e libera…. In una parola: loro sono pseudo-anarchici e io sono anarchico”.
Ecco, spero di avervi fatto intravedere lo stile del nostro, come lo definisce lo stesso Pessoa, “banchiere, accaparratore e ragguardevole monopolista”.

Spero che questa piccola rosa, un bocciolo del mio goolestan vi abbia coinvolto. Alla prossima settimana.



Titolo
Autore
Prezzo
Dati
Anno
Editore
Collana
Il banchiere anarchico
Pessoa Fernando
EURO 7,50
89 p., brossura (cur. Serani U.)
2001
Passigli
Le occasioni
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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 13 giugno 2005 - 11987 letture