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la storia ritrovata: Victor Lustig, il genio della truffa

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Di storie di truffatori sono piene le cronache, ma c’è qualcuno di loro che, per la sua fantasia e per il suo fascino, meriterebbe un posto non tra gli imbroglioni, ma tra gli artisti.

di Paolo Battisti
Victor Lustig nacque in Boemia, regione dell’allora esistente Cecoslovacchia, nel 1890, da una buona famiglia, e fin dall’adolescenza si dimostrò molto brillante negli studi. I suoi genitori avrebbero voluto che intraprendesse la carriere diplomatica, per la quale possedeva i giusti requisiti, ma dopo i primi esami sostenuti all’Università di Praga scoprì che era molto più divertente guadagnarsi da vivere giocando a poker.
Non sempre, però, al tavolo da gioco le cose vanno bene e il giovane Lustig un bel giorno si ritrovò senza un soldo e con un buon numero di creditori alle calcagna; creditori malavitosi, che provvedevano subito a eliminare chi non si dimostrava puntuale nei pagamenti.
L’unica via d’uscita era la fuga, e Lustig fece, come sempre, le cose in grande; si imbarcò su una nave da crociera, e le grandi navi divennero, da quel giorno, il suo mondo, frequentato da ricchi da ripulire ai tavoli da gioco e da benestanti signore pronte a dimostrare in modo tangibile la loro riconoscenza ad un affascinante giovanotto. La pacchia finì quando scoppiò la guerra e i sottomarini tedeschi cominciarono ad affondare i bastimenti.
Il prudente Lustig decise di fermarsi negli Stati Uniti dove, mentre la borsa saliva alle stelle, le buone occasioni non mancavano.
Il primo colpo messo a segno fu il classico “scartiloffio”; entrò in una banca del Missouri, e, presentatosi come nobile asburgico rovinato dalla guerra, chiese un prestito, offrendo come garanzia una busta contenente buoni del tesoro (naturalmente fasulli). Quando ottenne i diecimila dollari che aveva richiesto se ne andò ringraziando; ai funzionari della banca bastarono pochi minuti per rendersi conto che la busta lasciata in garanzia conteneva soltanto ritagli di giornali. La banca decise di non sporgere denuncia per evitare lo scandalo.



Trasferitosi in Canada, Lustig si mise d’accordo con un borsaiolo, convincendolo a rubare il portafoglio al presidente di una banca. Fu lui stesso, dopo aver inseguito il ladro (d’accordo con lui, naturalmente), a restituire il maltolto al banchiere. Questi gli offrì una ricompensa in danaro, ma Lustig non accettò; quello che gli importava era conquistare la fiducia del banchiere. I due incominciarono a frequentarsi, e Lustig rivelò al suo ricco amico che, grazie ad un cugino che lavorava in una stazione telegrafica, poteva conoscere con un certo anticipo il nome del cavallo che avrebbe vinto qualunque corsa. Il trucco funzionò e il banchiere vinse qualche piccola somma, uscita direttamente dalle tasche di Lustig.
Finalmente arrivò il giorno del colpo grosso, una puntata di decine di migliaia di dollari. Il banchiere, ingolosito, diede i soldi a Lustig, che svanì nel nulla (il trucco di Lustig ispirerà, molti anni dopo, gli autori del film capolavoro “La stangata”, interpretato da Paul Newmann e Robert Redford). Naturalmente nemmeno il banchiere presentò denuncia. Farlo avrebbe significato ammettere palesemente il tentativo di truffa ai danni del bookmaker.
Victor Lustig riuscì a truffare persino Al Capone. Si fece dare dal boss della mala 50mila dollari, garantendogli una consistente partita di alcolici. Depositò quei soldi in una banca di New York, ottenendo un sostanzioso finanziamento. Dopo qualche settimana prelevò tutto il contante, restituì i soldi ad Al Capone (meglio non scherzare con certi tipi) e tornò in Europa.
Si trasferì a Parigi, dove vendette, con regolare asta, la Torre Eiffel a un trafficante di rottami di ferro (in quel periodo circolavano voci su uno smantellamento del monumento). Il trafficante non lo denunciò, forse perché si vergognava di essere stato tanto ingenuo, e Lustig rifece il colpo con un altro “rottamaio”. Il quale, questa volta, lo denunciò, costringendolo a darsi, ancora una volta, alla latitanza.
L’ultimo colpo di Lustig fu quello della “scatoletta magica”; una normale scatola di legno capace, secondo Lustig, di duplicare le banconote.
Bastava metterne una nella scatola e, dopo qualche ora, ne usciva un’altra perfettamente identica. Naturalmente la seconda banconota era già nella scatoletta, ma molti ci cascarono. Persino uno sceriffo dell’Oklaoma, che sborsò una bella sommetta per entrare in possesso del miracolo marchingegno. Fu proprio quello sceriffo, accortosi di essere stato imbrogliato, ad arrestare Lustig.
Il quale evase, ma venne ripreso dopo poche settimane e rinchiuso in un carcere di massima sicurezza.
Condannato a vent’anni, Lustig morì nella prigione di Alcatraz nel 1947.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 11 giugno 2005 - 9293 letture