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Europa speranza di un futuro migliore

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Perchè per molti giovani provenienti dal Marocco l’Europa rappresenta l’unica speranza di un futuro migliore? Manyani Abdellah

da Manyani Abdellah
Ogni qualvolta mi allontano da Senigallia ne sento la mancanza, sentimento questo provato sinora solo per la mia città natale Ben Hmed.
Provare nostalgia per la propria città è nella natura delle cose ma provarlo per una città nella quale mi trovo ad interpretare il difficile ruolo di “extracomunitario in via d’integrazione” non è così pacifico ed è materia questa da delegare agli etnopsicologi.
Io molto più prosaicamente, prendendo spunto anche da taluni dei commenti non proprio benevoli che miei interventi precedenti hanno suscitato, vorrei parlare di alcuni motivi, spesso sottaciuti, per cui molta gente del terzo mondo lascia la propria casa per emigrare verso i paesi europei: come succede a molti marocchini.
Convinto che il dialogo sia il modo migliore per cercare di superare tutte le incomprensioni, soprattutto quando di mezzo c’è la convivenza.
Il Marocco ha conosciuto l’indipendenza solo il 18/11/1956.
Dopo, il paese è passato, di fatto, nelle mani di una ristretta élite di autoctoni ex fiancheggiatore dei francesi.
Questi spinti più da istinti predatori che da sentimenti patriottici hanno soffocato sul nascere, in maniera brutale e violenta, aiutati da un regime poliziesco istituito ad hoc, qualsiasi rivendicazione di democratizzazione, continuando a disporre delle ricchezze pubbliche come cosa propria.
Emblematica di questo stato di sopraffazione è stata l’uccisione di Mehdi Ben Barca avvenuta il 29 ottobre 1956 in Francia.
Solo alla luce di tutto ciò si può capire l’attuale situazione del Marocco dove povertà, analfabetismo, corruzione e truffe elettorali sono all’ordine del giorno.
Per queste ragioni l’Europa diventa, per molti giovani, l’unica speranza di un futuro migliore.
Molti arrivano a pagare fino a 9000 € per espatriare: soldi che vanno a gonfiare le tasche di gente senza scrupoli specialista nel traffico di immigrati.
Fra gli strumenti che questa malavita organizzata ha a disposizione non esistono solo i cosiddetti “barconi della morte” ma anche contratti di lavoro fasulli, matrimoni in bianco e documenti falsi.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 11 giugno 2005 - 1583 letture