contatore accessi

x

SEI IN > VIVERE SENIGALLIA >

Ancora referendum...

16' di lettura
3024
EV

Gli articoli riguardanti il referendum sull'abrogazione della Legge 40 che regola la procreazione assistita occupano troppo spazio, questo è il parere dei lettori di Vivere Senigallia emerso dall'ultimo sondaggio.
Pertanto questi articoli verrano raccolti, di volta in volta, all'interno di un unico spazio.

Gli articoli di oggi:

Per il SI
Il 12 e 13 giugno si vota per la speranza, per la vita, per una buona legge sulla fecondazione assistita
dai DS, federazione di Ancona

Ma perché la Chiesa ce l’ha tanto con i referendum sulla fecondazione assistita?
da Mariangela Paradisi

Diritto di astensione o coda di paglia?
da Andrea Scaloni


Per l'ASTENSIONE

Anche gli embrioni fanno ooohhhh!
da Roberto Paradisi


Il 12 e 13 giugno si vota per la speranza, per la vita, per una buona legge sulla fecondazione assistita

Domenica 12 e lunedì 13 giugno saremo tutti chiamati ad esprimerci su alcuni punti, i più controversi e inaccettabili delle Legge 40 sulla PMA.
Si vota per la speranza, per la vita, per una buona legge sulla fecondazione assistita.
Questo è il senso della campagna referendaria in cui i Democratici di Sinistra e la Sinistra giovanile della Federazione di Ancona sono impegnati per conquistare l'attenzione dei cittadini, informarli, motivare una necessaria partecipazione al voto, e per costruire assieme la vittoria del SI.
Sono SI per guarire, nascere, scegliere.
Sono SI perché nascano più bambini e nascano meglio.
Sono SI per i valori laici e liberali dello Stato, base di ogni dialogo, convivenza, ricerca di un bene comune.
Sono SI perchè la ricerca possa avanzare e trovare la cura a malattie oggi incurabili.
Sono SI per la sicurezza della salute delle donne.
Sono SI per non mettere a rischio la 194.
Sono SI per la vita.
E’ un trucco furbesco quello di ripararsi sotto l’ombrello dell’astensionismo. Su una materia come questa dovrebbe essere interesse di tutti una larga partecipazione al voto.
Anche perché chi ha dubbi e non vuole pronunciarsi può farlo votando scheda bianca.

DS Federazione Ancona


Ma perché la Chiesa ce l’ha tanto con i referendum sulla fecondazione assistita?

Un atto d’amore verso la vita che si vuole far passare per un atto di morte.
L’accanimento con cui la chiesa cattolica cerca di boicottare i referendum del 12 e 13 giugno assomiglia a quello che caratterizzò la sua posizione verso i referendum sul divorzio e sull’aborto terapeutico.
Divorzio e aborto terapeutico - ma anche contraccezione - non sono nella dottrina cristiana. Il matrimonio è indissolubile.
L’aborto non è permesso, anche quando necessario per salvaguardare la vita della madre.
Neanche la contraccezione è permessa, anche quando è indispensabile per prevenire malattie mortali (ad esempio, l’AIDS che sta decimando la popolazione africana).
La Chiesa, dunque, non fa che riproporre le sue – legittime - tesi dottrinali.

Ma i politici, che da un lato hanno varato la legge 40 consentendo la fecondazione assistita e, dall’altro, hanno introdotto ipocriti “paletti”, sono duri e puri come la Chiesa, oppure stanno solo giocando un’altra battaglia politica, indecente perché passa, di nuovo, sulla pelle delle donne (e dei malati)?
Nei lontani casi dei referendum sul divorzio e sull’interruzione terapeutica di gravidanza, vinse lo spirito laico di una nazione profondamente cattolica. E non successe nulla di “tragico”: nel 1984, su 1000 donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni, 16 erano ricorse all’interruzione spontanea di gravidanza; nel 2002 la quota era scesa a 9 donne. Nel 2000, i divorzi hanno riguardato 2,6 coppie ogni 1000 coniugate (Fonte Istat, 2005).
Nel 2002, sono morti 279.500 uomini e 281.189 donne.
I tumori sono stati la causa di morte del 34 per cento degli uomini deceduti e del 25 per cento delle donne; le malattie del sistema cardiocircolatorio, del 38 per cento degli uomini e del 47 per cento delle donne (Fonte Istat, 2005).
Le malattie di cui sopra, potrebbero essere - in futuro - curabili con gli esiti della ricerca sulle cellule staminali.
Nel 2002, in Italia ci sono stati 2 morti di AIDS ogni milione di abitanti maschi, e 1 morte ogni milione di abitanti femmine (Fonte Istat, 2005).
I malati, dunque, sono tanti.
A questi malati la fecondazione assistita potrebbe assicurare di avere figli sani.
Ma non vi possono accedere perché - benché malati - sono persone fertili, e la legge 40 non consente ai “fertili” di accedere alla fecondazione assistita. E poi non è consentita la diagnosi pre-impianto.
Però il feto fino a cinque mesi (cinque) può essere abortito se affetto da patologie mortali!!! Ma siamo un branco di ipocriti, o pare a me?.
Lo stesso vale per i portatori sani di talassemia o di fibrosi cistica.
Non solo, mentre l’AIDS non è curabile con le staminali, talassemia e fibrosi cistica lo potranno essere, così come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson (tutti abbiamo visto i devastanti effetti del Parkinson sul papa).

Ma cosa in cosa consistono queste malattie?

La Fibrosi Cistica o Mucoviscidosi (FC):
http://www.cf-campania.com/fibrosi_cistica.htm

La thalassemia:
http://www.futurosenzathalassemia.it/#THA

La malattia di Alzheimer:
http://www.alzheimer-aima.it/alzheimer.html

Il morbo di Parkinson:
http://www.albanesi.it/Salute/parkinson.htm

Impressionante, vero?

E se queste malattie si possono curare, abrogando i quattro articoli della legge 40 si fa o no una battaglia per la vita? Perché la Chiesa ce l’ha tanto con questa pratica, cui ricorrono coppie che certamente devono essere molto unite e innamorate per avere il coraggio di sottoporsi a tanto stress?
Non è questa decisione un frutto dell’amore cristiano e del crescete e moltiplicatevi di cristiano insegnamento?

E ora veniamo all’ovulo fecondato, che – come ho già avuto modo di dire su queste pagine (20 maggio) - non è la stessa cosa dell’embrione!

La legge 40 introduce la “soggettività giuridica” dell’embrione (anche se – ripeto – sono gli ovuli fecondati che sono trasferiti nell’utero materno, non gli embrioni, che sono il risultato dell’attecchimento nella parete uterina dell’ovulo fecondato…).
Dunque, la legge 194 sull’interruzione terapeutica della gravidanza dovrà essere abrogata!!! (Come alcuni ministri di AN hanno già anticipato…)
Infine, prima di decidere assieme a me se ci troviamo di fronte o meno solo ad un’indecente strumentalizzazione politica di principi etici (che nessuno mette in discussione), riflettete sul caso di una giovane donna (disperata) cui sono stati impiantati ‹‹per legge›› tre ovuli fecondati contemporaneamente, anziché uno al mese (se il precedente non avesse “attecchito”, diventando embrione). Questa madre ha “prodotto” in questo modo due gemelli partoriti prematuramente (è il rischio delle gravidanze plurigemellari) e morti – prima l’uno, poi l’altra - durante le due settimane successive (vedi la testimonianza su “la Repubblica” della settimana scorsa), e leggete la lettera sotto riportata (“la Repubblica” di giovedì 2 giugno) che, a mio avviso, mette tragicamente in luce le ipocrisie.

‹‹Caro Augias, ho abortito spontaneamente a circa quattro mesi di gestazione. Per quanto ne so, il feto è stato distrutto come residuo organico del mio intervento chirurgico. Ho chiesto al parroco perché non era previsto il battesimo in casi simili e non ho avuto risposta. Questa risposta la chiedo adesso a chi è in grado di darmela, soprattutto alla Chiesa e a coloro che in nome dei diritti dell’embrione predicano l’astensionismo o il “no” al referendum per la procreazione assistita›› (lettera firmata).
Anche a me piacerebbe avere la risposta. A voi, no?
P.S. Ho fatto avere questa lettera al mio parroco: speriamo che mi risponda…

Mariangela Paradisi


Diritto di astensione o coda di paglia?

“Sulla vita non si vota” sostengono i comitati per l’astensione ai prossimi referendum, tra cui “Scienza e Vita”.
Ma la regola – pare di capire – vale da poco tempo e soprattutto ad intermittenza: ai tempi del referendum sull’aborto (promosso da loro), sulla vita si poté votare eccome!
Evidentemente, all’epoca non esistevano i gravi pericoli di oggi:
– la materia è difficile (chi decide il livello di difficoltà di un quesito dello Stato italiano? Loro? Il cardinale Ruini?);
– la gente non capisce (spesso si vuole che la gente non capisca);
– il tema coinvolge una ristretta minoranza (è poi così vero?);
– su certe questioni non si può decidere con un sì e con un no (e perché no?);
– i referendum sono troppi, in Italia si abusa dell’istituto referendario (in Svizzera e negli Stati Uniti si votano decine di referendum ogni anno, apparentemente senza rischi per la democrazia);
– si spacca il Paese (dove sta scritto che il Paese non possa discutere e magari dividersi su temi importanti?).
Il pericolo, per loro, è un altro. La campagna astensionista si basa su un solo pilastro: la consapevolezza che i SI sono largamente maggioritari nel Paese.
L’unico modo per non toccare la legge, dunque, è impedire la conta dei voti. Il resto sono bizantinismi ed esercizi da azzeccagarbugli.
Come ha detto il costituzionalista cattolico Stefano Ceccanti, «chi ha approvato la legge sia in Parlamento che fuori, dovrebbe difenderla votando NO: se è stato fatto un buon lavoro, il consenso sociale è assicurato. Se si astiene, significa che sa di essere in minoranza. È un’ammissione di colpa».
Non so se si tratti di colpa, ma di sicuro è in mala fede chi cerca di ammantare la scelta astensionista di nobili significati, giustificazioni filosofiche e teologiche. Personalità di spicco, da Pera e Casini per finire a Rutelli, hanno dichiarato che non andranno a votare e difeso la scelta dell’astensione definendola “legittima”.
E chi ha mai sostenuto il contrario? Anche se nessuno nega la legittimità dell’astensione, vale la pena fare alcune osservazioni sulla credibilità di chi la predica.

1. Astensione ad intermittenza. Come mai non ci sono appelli per l’astensione alle elezioni politiche? Perché, quando si tratta di poltrone e rimborsi elettorali, bisogna fare una scelta di campo e andare compatti alle urne? E si sarebbe ugualmente caldeggiata l’astensione se i referendum si fossero tenuti insieme alle elezioni regionali?

2. Tutti abili e arruolati. Qual è la quota di astensione “fisiologica” in Italia negli ultimi anni? Una stima può venire dai referendum dell’11 giugno 1995 (privatizzazione della RAI, trattenute sindacali, pubblicità televisiva, ecc.): quella infatti fu l’ultima volta che non scattò il meccanismo del non-voto = voto, i NO alle modifiche delle leggi si esplicitarono nelle urne e non finirono mascherati dietro le astensioni.
Ebbene, gli astenuti furono circa il 43%, poco meno della metà degli elettori.
C’è da aspettarsi anche ora una percentuale di votanti attorno al 50%, per cui chi invita a disertare le urne parte con un vantaggio “involontario” di almeno 2/5 degli elettori. Visto che la legge prevede il quorum, il vantaggio è sacrosanto, ma possiamo ritenerlo rappresentativo dell’opinione pubblica?
Con che diritto si arruola tra i sostenitori della legge quel 40% di indifferenti, a qualunque titolo disinteressati ai quesiti? Se il quorum dovesse saltare, credo che sarebbe indecente e furbesco appropriarsi della “vittoria” a nome della “maggioranza” degli italiani.

3. Qual è il quorum? Secondo il ministro dell’Interno Pisanu gli elettori italiani residenti all’estero sono circa 3 milioni e 800 mila (iscritti all’A.I.R.E.) ma le anagrafi consolari ne contano un 40% in meno. C’è quindi più di un milione di elettori morti o dispersi che saranno conteggiati nel quorum. Nei giorni scorsi s’è venuto anche a sapere che i militari italiani in missione all’estero non potranno votare per presunti motivi logistici.
Non risulta che il ministro Tremaglia, che a suo tempo si commosse quando fu approvata la legge per il voto agli italiani all’estero, abbia le lacrime agli occhi per ciò che sta succedendo oggi.

4. Astensione in nomine patris. Plateale, di stampo quasi militare, è lo schieramento delle gerarchie ecclesiastiche. Lungi da me negare ai vescovi la libera manifestazione del pensiero, o la facoltà di svolgere la missione pastorale, educativa e di evangelizzazione: sarebbe da pazzi solo pensare cose del genere.
Dico solo che non spetta alla Chiesa né alla CEI entrare nei meccanismi politici e legislativi dello Stato italiano, e mettere il naso nei dettagli tecnici del voto referendario, prescrivendo agli elettori il comportamento da tenere: se votare, come votare, o se andare al mare.
Illuminanti le parole di Guido Ceronetti su “La Stampa” del 29 maggio: «Predicare l’astensione […] tende a modificare subdolamente il gene della democrazia, alla quale se togli il voto e la libertà di andare al seggio hai tolto quasi tutto, ne hai rinnegato l’essenza. […] Ci avviciniamo alla repubblica islamica iraniana: il potere civile stabilisce una regola, però se l’ayatollah vuole contrastarla la regola va in fumo.»
Non bastava il sacrosanto diritto: sono arrivati a teorizzare il dovere all’astensione per evitare la barbarie, servendosi di un illuminante paragone con il nazismo (http://www.totustuus.it/modules.php?name=AvantGo&file=print&sid=1043). Su radio Maria c’è chi suggerisce ai fedeli, nel giorno del referendum, di recarsi «in chiese e santuari a pregare perché la Madonna interceda presso suo Figlio affinché il referendum fallisca» (http://profezie3m.altervista.org/ptm_frames.htm).
Il 31 maggio monsignor Giuseppe Betori, segretario generale della CEI, ha avvertito che «i credenti che si recheranno a votare il 12 e 13 giugno disattendono le parole del Papa». Come ha fatto però notare su “Il Riformista” del 1 giugno Oscar Giannino (uno non sospettabile di sparare “cretinerie radicaleggianti”), mons. Betori ha dovuto riconoscere che nei confronti dei “disobbedienti” non verrà adottata alcuna sanzione canonica.
E ci mancherebbe altro, visto che «l’immedesimazione tra embrione e persona che la CEI difende nella legge 40 non è materia di fede codificata da encicliche o dalla dottrina della Chiesa. Risale solo ad un “principio di precauzione”, per via del quale la Chiesa italiana identifica la nozione di persona in base a criteri fondati proprio su quel biologismo sino a ieri respinto come relativista in materia morale».
Monsignor Betori ha dovuto poi toccare un altro nervo scoperto: la linea astensionista non è mai stata sottoposta ad un libero dibattito nell’assemblea generale dei vescovi italiani. È stata teorizzata dal presidente Ruini nel Consiglio Episcopale del 17 gennaio scorso e poi suggellata da un semplice applauso l’altro giorno a Bari, alla presenza del Papa.
Resta da capire se, pur in assenza di sanzioni canoniche, i cattolici saranno davvero liberi di votare. Ad esempio, quale sarà la segretezza del voto di quegli ecclesiastici che vorranno recarsi alle urne, magari per votare no? E che libertà avranno gli insegnanti di religione e i cappellani militari (tutti revocabili dalla CEI, proprio per ragioni etiche), che potrebbero pagare la loro “disobbedienza” col posto di lavoro?

5. Indurre all’astensione è reato? Come mai nessun “dottore della legge” parla dell’esistenza di un paio di leggi che regolamentano l’esercizio dei diritti politici del cittadino?
Art. 98 del Testo Unico delle leggi elettorali, Titolo VII: «Il pubblico ufficiale, l’incaricato di un pubblico servizio, l’esercente di un servizio di pubblica necessità, il ministro di qualsiasi culto, chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare, abusando delle proprie attribuzioni e nell’esercizio di esse, si adopera
– a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione di candidati o
– a vincolare i suffragi degli elettori a favore od in pregiudizio di determinate liste o di determinati candidati o
– ad indurli all’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da lire 600.000 a lire 4.000.000».
Art. 51 della legge 352/1970 (norme sui referendum): «Le disposizioni penali, contenute nel titolo VII del testo unico delle leggi per la elezione della Camera dei Deputati, si applicano anche con riferimento alle disposizioni della presente legge.
Le sanzioni previste dagli articoli 96, 97 e 98 del suddetto testo unico si applicano anche quando i fatti negli articoli stessi contemplati riguardino le firme per richiesta di referendum o per proposte di leggi, o voti o astensioni di voto relativamente ai referendum disciplinati nei titoli I, II e III della presente legge.»

Non è che se ne parla poco perché, all’italica maniera, con gli avversari le leggi si applicano e con gli amici si interpretano?
Forse aveva ragione Flaiano. L’Italia è la patria del diritto. E del rovescio.
Il 12 e 13 giugno abbiamo un’ottima occasione per smentirlo.

Andrea Scaloni
http://www.scaloni.it/popinga


Anche gli embrioni fanno ooohhhh!

Curiosi questi sostenitori dei referendum.
Di se stessi dicono che sono libertari e che combattono per la libertà della scienza contro “l’oscurantismo” della Chiesa. Poi chiedono la reclusione per il cardinale Ruini “colpevole” di indicare al popolo cristiano la scelta del non voto. Dicono che sono per la cultura della vita.
Poi, pur riconoscendo che l’embrione è vita, lo vogliono trasformare in un qualsiasi topo da laboratorio. Dicono che sono per la ricerca scientifica per curare alcuni tipi di malattie genetiche. Ma lottano per poter sopprimere liberamente quegli embrioni che nascono malati.
Parlano di “sacralità” del voto. Loro che combattono per la laicità totalitaria.
Contraddizioni, incoerenze. Quel che però più incuriosisce è che i referendari svicolano da ogni considerazione di tipo laico e liberale. Invece di citare a sproposito le parole di Cristo (figuriamoci se il Padreterno possa avere portavoce come Tombolini o Capezzone), i referendari dovrebbero cominciare a rispondere a domande fino ad ora inevase: in nome di quale pensiero liberale, i clericali dovrebbero tacere?
Per quale motivo dovrebbero poi tacere solo quelli che invitano all’astensione mentre quelli che si sono espressi per quattro sì sono invece additati come esempio di saggezza?
Per quale motivo si sta cercando di illudere la gente con la favola delle staminali embrionali che cureranno le malattie?
Secondo quale motivazione liberale la vita di un individuo indifeso (l’embrione) debba valere di meno della vita di un individuo adulto?
Domande alle quali lorsignori non rispondono.
Si rifugiano nella democrazia formale “sacralizzando” il feticcio dell’obbligo di voto come se fosse non una opportunità ma una mannaia pendente su ogni testa. Loro.
Che nel 1985 predicarono l’astensione al voto per il referendum sulla scala mobile. Di fronte alla violenta incoerenza e alla inesistente credibilità di questi vecchi embrioni radicaleggianti e progressisti, anche i giovani e più simpatici embrioni che vogliamo tutelare fanno oooohhhhh! Contro una guerra dichiarata nei confronti di individui indifesi, ogni strumento di reazione è legittimo.
Il 12 e 13 giugno, se i cattolici saranno al mare, i liberali saranno in montagna.
Schedateci pure. Orgogliosi di difendere lo stato liberale di diritto e onorati di difendere la vita.

Roberto Paradisi
(Comitato liberale per l’astensione)

ARGOMENTI


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 giugno 2005 - 3024 letture