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la storia ritrovata: Un'isola, un Arcivescovo, un Presidente della Repubblica

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Arcivescovo della chiesa greco-ortodossa cipriota, Makarios fu il primo presidente della Repubblica di Cipro.

di Paolo Battisti
Il suo nome è indissolubilmente legato alla lotta del piccolo stato mediterraneo per la sua indipendenza, ma la sua notorietà e il suo prestigio hanno avuto un rilievo di portata internazionale, grazie alla politica di neutralismo attivo e di non-allineamento da lui perseguita.

Mikhail Khristodoulou Mouskos (tale era il nome secolare di Makarios) nacque il 13 agosto del 1913 a Panaghia nel distretto di Pakos e fu avviato fin da giovane alla carriera ecclesiastica. Ordinato sacerdote nel 1938, divenne dieci anni dopo vescovo di Kition per assurgere poi alla carica di etnarca (arcivescovo) di Cipro nel 1950.



Fino a quel momento la sua figura era praticamente sconosciuta fuori dei confini di Cipro e della Grecia; ma è proprio alla metà degli anni ’50 che egli si impose all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale. Ai primi del 1956, dopo quasi un anno e mezzo di sanguinosa guerriglia contro la presenza coloniale e militare britannica, Londra cercò di promuovere una soluzione negoziata del conflitto; l’interlocutore del governatore inglese, Sir John Harding era appunto l’arcivescovo Makarios, che assunse così il ruolo di massimo esponente politico della lotta indipendentista, mentre il generale Grivas ne era il capo militare.

I negoziati però fallirono, perché Londra non voleva fare concessioni reali; Makarios denunciò pubblicamente l’atteggiamento inglese e venne deportato, nel marzo 1956, alle isole Seychelles. Diventò così il simbolo dell’indipendenza di Cipro: la popolazione, alla notizia del suo arresto, reagì con uno sciopero generale, e Atene portò la questione di Cipro all’Onu.



Gli inglesi furono quindi costretti a rilasciare Makarios, impedendogli però di rimettere piede nell’isola. Nel 1959, finalmente, Cipro riuscì ad ottenere l’indipendenza: Makarios tornò a Nicosia in trionfo e il 13 dicembre venne eletto plebiscitariamente Presidente della Repubblica.

Ma i suoi problemi, lungi dall’essere finiti, erano appena cominciati. Il suo governo si trovò infatti stretto fra il conflitto tra le due comunità greco-cipriota e turco-cipriota presenti e radicate nell’isola (che cinque anni dopo degenerò in guerra civile), la spinta di Atene verso l’enosis (cioè l’annessione di Cipro, della quale si fa strumento, ricorrendo anche all’arma del terrorismo, il suo ex compagno di lotta Grivas), i piani di spartizione dell’isola e gli intrighi di Washington, che guardava alla posizione strategica di Cipro, considerata vitale per la NATO.



La sua fedeltà all’indipendenza dell’isola e alla politica di neutralità pose Makarios di fronte a mille difficoltà. Rieletto con un plebiscito il 25 febbraio del 1968 (in pieno clima di guerra civile), riuscì a malapena a sfuggire a quattro attentati, ma non deflesse mai dalla linea politica scelta.

Il 15 luglio 1974 la situazione precipitò: i colonnelli di Atene fomentarono un golpe (di matrice fascista) a Cipro, Makarios fuggì scampando nuovamente per un pelo alla morte e riparando all’estero, mentre le truppe turche invadevano l’isola. Caduto dopo sole 48 ore il regime golpista, Makarios ritornò a Nicosia il 7 dicembre 1974 ancora una volta da trionfatore.

Egli trovò la sua isola più divisa che mai, occupata dal 40% dalle truppe turche, ma dedicò da subito tutte le sue forze al tentativo di riannodare il dialogo con l’altra comunità, per riportare a Cipro la pace. Morì improvvisamente il 3 agosto 1977 lasciando la sua missione incompiuta.


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 04 giugno 2005 - 7386 letture