Processo alla Fallaci

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Vilipendio alla religione islamica”: è l’accusa che il noto Adel Smith rivolge alla grande scrittrice Oriana Fallaci, e che il gip di Bergamo, Armando Grasso, respingendo la richiesta di archiviazione del pm, ha accolto, chiedendo l’apertura del processo.

dal prof. GianFederico Tinti
Responsabile Dipartimento cultura regionale e
Coordinamento comunale di Forza Italia


E’ da sottolineare che è in corso la causa civile della Fallaci contro Smith, per gli insulti e le minacce fisiche, contenuti nel suo libello "L’Islam castiga Oriana fallaci, lettera a una vecchia mai cresciuta", ma il procedimento è stato rinviato alle “calende greche”.
S’impongono alcune considerazioni in merito, a prescindere dalle continue provocazioni pubbliche - e ormai legali - dello Smith contro la nostra religione - da lui definita “un’associazione a delinquere”- e i suoi simboli, come il crocefisso.
Chi ha letto i testi della Fallaci, soprattutto “La forza della ragione”, coglie subito il senso del suo discorso: l’Islam sta invadendo l’Europa mediante una politica d’immigrazione, organizzata su vasta scala, accompagnata volutamente da una pressione demografica apparentemente inarrestabile; tutto questo si verifica mediante accordi con leaders europei, avvenuti durante la crisi petrolifera, in cambio del rifornimento del greggio.
Questa tesi – la si può condividere o meno – insieme alla più ferma condanna del terrorismo di matrice islamica, viene argomentata con dati storici, analisi sociologiche e politiche.
Lo stile graffiante, le staffilate che Oriana elargisce brutalmente alle forze politiche che da decenni stanno consentendo questo “cupio dissolvi” dell’Occidente cristiano di fronte all’ascesa della marea islamica, rientrano nel genere letterario del pamphlet.
Possono essere rivolte critiche fondate alla scrittrice, come la mancanza di prospettiva di uno sbocco positivo, la sottovalutazione della presenza di un islam moderato, la critica alla speranza stessa di un futuro da costruire insieme nel quadro del dettato costituzionale - necessità più volte sottolineata dal Presidente Ciampi.
Ma prospettare un pericolo reale per la nostra identità occidentale, evidenziare il rischio che il terrorismo islamico inneschi veramente un drammatico scontro di civiltà, segnalare le incongruenze, con le nostre leggi, di alcune concezioni islamiche – quelle sulla donna, sulla poligamia, sulla libertà civile ecc…-, credo rientri nel diritto- dovere di chi scrive avendo a cuore le sorti della nostra civiltà.
Mettere Oriana alla sbarra, dopo che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo, significa tre cose: attentare alla libertà d’espressione degli scrittori con una forte pressione giudiziaria; incrementare le pretese arroganti dell’islam illiberale, ben diffuso anche nella nostra nazione; e, infine, accreditare una nuova, capovolta concezione della democrazia, quella che attribuisce alle minoranze non solo una doverosa tutela, ma diritti più certi delle maggioranze!
Ovviamente non mi associo a quanti cercano di tagliare le radici cristiane della nostra cultura, di mistificare e sottovalutare il problema posto da una cultura che non ha avuto l’evoluzione liberal-democratica, e, infine, di mortificare le nostre libertà, subendo passivamente attacchi e aggressioni di ogni genere.
Esponenti della CdL e di altre forze politiche sono passati al contrattacco per abolire il reato d’opinione, o, quantomeno, circoscriverlo a casi limitati e chiari. La legge verrà presentata e discussa, entro giugno, alla Commissione giustizia, e già si organizzano in tutta Italia iniziative di solidarietà con la scrittrice.
Che sia una buona occasione per dimostrare che la tutela della libertà d’opinione accomuna quanti hanno a cuore le sorti della nostra civiltà, indipendentemente dalle rispettive opinioni politiche? Un po’ di dignità e coraggio, signori intellettuali!





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 31 maggio 2005 - 2042 letture

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