x

SEI IN > VIVERE SENIGALLIA >

Una campagna elettorale fatta sulla nostra pelle

3' di lettura
1484
EV

"La democrazia in guerra vince sulle dittature e in pace non dà libertà".
(M. Ilardi, Nei territori del consumo totale)

dal C.S.A. Mezza Canaja

Roma, Lecce, Bologna, Trento, Torino, Viterbo, Rimini, Reggio Emilia, Reggio Calabria, Cagliari, Taranto e Senigallia.
Denunce, perquisizioni, libertà vigilata e arresti, in poco più di un mese.
Questi non sono che gli ultimi atti repressivi che dopo il G8 di Genova hanno prodotto 15.000 indagati e 8.000 procedimenti penali in tutta Italia.
Ci accusano persino di eversione (e non di sovversione, negando così la politicità delle nostre azioni per schiacciarle nella delinquenza comune), riesumando anche i reati associativi tanto da trasformare un’occupazione o la masterizzazione di un cd in atti eversivi verso l’ordine democratico.

Questa non è repressione. Questa è guerra!
Alla guerra ci dichiariamo formalmente in resistenza.
Solo in un paese in guerra, quale siamo, vi è un utilizzo così violento del codice penale e degli apparati polizieschi in genere.
Ripristino della tortura, CPT, annullamento del diritto d’asilo, non sono che altri esempi di come si stia organizzando il fronte interno della guerra.
L’altra faccia del conflitto irakeno ed afgano; la costruzione del nemico interno individuato in chi dissente all’ordine mondiale.

Individuato in chi come a Rimini ha impedito che l’aeroporto cittadino si trasformasse in uno scalo per i marines in viaggio per l’Iraq (tra i denunciati anche quattro attivisti del Mezza Canaja di Senigallia).
In chi come a Bologna ha rivendicato il libero accesso alla cultura, fotocopiando libri o in chi come a Roma ha occupato case sfitte per dare dignità a chi non l’ha.
In chi come a Lecce o a Torino ha appoggiato le lotte dei migranti e sabotato dei lager come i CPT.
Ma è anche l’inizio di una campagna elettorale di guerra.
Una campagna elettorale fondata sulla tolleranza zero, sulla continua richiesta di ordine e sicurezza.
Una campagna elettorale organizzata sulla paranoia securitaria che mira a produrre paura, sventolando lo spauracchio del violento o del terrorista di turno.
Una campagna elettorale che ha come scopo la criminalizzazione delle lotte sociali e che vede il conflitto come un mero problema di ordine pubblico e non politico.
Una campagna elettorale fatta sulla nostra pelle:
La destra ha bisogno di aumentare la tensione sociale in modo da porsi agli occhi degli elettori come il partito dell’ordine. La paura vota destra.
Il centrosinistra è impegnato in una lotta interna per assicurarsi la devozione di tutti i partiti al culto della legalità; scordandosi che legge non sempre vuol dire giustizia, anzi quasi mai!
Scordandosi che giustizia è la possibilità per tutti di avere un tetto sotto cui dormire e la possibilità di accedere al sapere; mentre la legge sgombera e privatizza, mettendo le persone a dormire sotto i ponti e i libri a prezzi sempre più proibitivi, garantendo la ricchezza di pochi con la miseria di molti.

Le pratiche dei movimenti, da sempre, alludono ad un'altra legalità e per questo non possono che essere illegali.
Pratiche che propongono soluzioni a problemi reali, pratiche che evidenziano le contraddizioni di questo sistema, pratiche mosse dai bisogni e dai desideri e che per questo pongono problemi sociali e politici, che non potranno mai essere risolte con un uso militare del diritto.

Vitto libero! Liberi tutti!
Siamo clandestini, illegali, sovversivi. Siamo quelli della porta accanto!


www.glomeda.org

ARGOMENTI


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 maggio 2005 - 1484 letture