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Referendum, occasione concreta di democrazia

4' di lettura
2018
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Tra pochi giorni saremo chiamati ad esprimere la nostra volontà sui quattro quesiti referendari che hanno ad oggetto l’embrione. Il dibattito è aperto e infuocato, nel paese come sulle pagine di questo giornale. Le coalizioni sono trasversali, eterogenee e in alcuni casi ancora da precisare, ma pochi parlano dello mezzo con cui la questione ci viene proposta.

di Matteo Mariani
matteo@vsmail.it

La particolare delicatezza della materia, a cui si aggiungono il tecnicismo scientifico di alcuni quesiti e l’inevitabile coinvolgimento della sensibilità morale di ognuno, mi spinge a sorvolare sui contenuti. Altri lo stanno già facendo con passione e argomenti più che validi. Parliamo del Referendum, uno strumento sottovalutato, abusato e spesso annichilito.
“La sovranità appartiene al popolo”, afferma il primo articolo della Costituzione, eppure così non sembra. La Grande Macchina Burocratica, che regna nel nostro paese ormai da tempi piuttosto remoti, ha eroso senza mezzi termini la suddetta regola, denominata principio di sovranità popolare, svuotandola nella pratica di ogni sostanza.

La storia d’Italia a riguardo è chiara.
Lo strumento referendario fa paura ai governanti.
C’è chi tenta di utilizzarlo, c’è chi tenta di mortificarne il significato. Chi propone il referendum è il “paladino” del momento e dell’occasione.
È il paladino della democrazia e della partecipazione popolare, è colui che inneggia ai più antichi diritti comuni e al profondo interesse della classe politica alla compartecipazione nell’amministrazione dello Stato.

A parte rarissime eccezioni, tutto questo, anziché essere figlio dello spirito liberale, è dovuto ad un fallimento parlamentare. Chi governa, invece, trema.
Lo fa perché ha il timore dell’intervento popolare.
E quando capita che sia proposto un quesito trasversale agli schieramenti, come nel caso specifico o in quelli più famosi della legge sul divorzio, sull’aborto o sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, tremano tutti.
Non si sa cosa possa venirne fuori.
L’interesse principale, in sostanza, è comune a tutte le file politiche. Bisogna mantenere salda l’indiscutibile partitocrazia italiana.

Ed è in questo momento che sorge la legione degli astensionisti.
Che cosa suggerisce la schiera di lobby, confessioni religiose e partiti occasionalmente contraria alle argomentazioni referendarie? Non andate alle urne. Non fa niente, non serve, non conta. Con la speranza che almeno la metà degli italiani raccolga l’invito.
Tradotto, è come dire: non vi immischiate, non fate danni, invalidiamo tutto ed è come se non fosse mai successo niente. Eppure si fatica a cogliere simili esortazioni in prossimità di eventi elettorali, quando parte il valzer delle spartizioni e ognuno è pronto a declamare il grande-valore-del-diritto-di-voto.
Ma c’è di peggio.
A tutto questo ci siamo abituati. Non pensiamo più che in fondo, forse, potremmo incidere e decidere anche in materia nazionale, come già facciamo per gli enti locali, dove è più facile prendere atto dei cambiamenti, dell’impegno e del valore degli amministratori.
Purtroppo, anche in questo caso, due più due fa quattro, e il referendum, regolarmente piazzato nell’ultimo weekend concesso dalla legge, in piena stagione balneare, si trasforma in una fastidiosa seccatura.

Si capisca, nessuno vuole mettere in discussione il diritto di astensione. Ci mancherebbe altro. Ma come si valuta l’esito finale di un referendum che, a seguito di tali inviti alla spiaggia, non ha raggiunto il quorum?
Da un punto di vista politico, come si distinguono le astensioni volute, quelle espressione di una precisa scelta, da quelle causate dai 35° all’ombra e dalle esortazioni degli astensionisti-bagnini? Non si può, e allora ripartono le valutazioni di comodo.
Un’idea sarebbe l’abolizione del quorum. Ad oggi, con l’allargamento del diritto di voto agli italiani all’estero (i milioni di argentini, brasiliani, canadesi… con doppio passaporto) la percentuale reale è ormai intorno al 53-54% della popolazione effettivamente residente. La proposta è già stata portata più volte, ma difficilmente i partiti concederanno una simile chance. Sarebbe troppo pericoloso.
Nel frattempo ecco un invito, valido per il prossimo 12 Giugno come per ogni altra occasione: andate sempre a votare per i referendum, qualunque sia la materia, indipendentemente dalle opinioni dei vari schieramenti.
È la più grande (e forse l’unica) opportunità di democrazia concreta che abbiamo a disposizione.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 maggio 2005 - 2018 letture