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Alla fine seminare non è stato inutile

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Alla fine seminare non è stato inutile. Lo dimostra il fatto che oggi, finalmente, a Senigallia si è riusciti nell'impresa di costruire un fronte plurale e articolato di vera opposizione al sistema di potere che da decenni tiene in scacco questa città.

da Riccardo Paradisi
Giornalista dell'Indipendente

Cinque anni fa il patto per Senigallia aveva aperto la strada a questa cultura del riformismo e dell'intervento civile, chiedendo un confronto alla luce del sole con tutti i soggetti e le associazioni cittadine, interessate a un contratto politico sul futuro di Senigallia.
Il dialogo fiorì anche con quella sinistra critica e democratica rappresentata in città da Luciano Chiappa, che aveva pagato sulla sua pelle "la colpa" di avere cercato, dall'interno della sinistra di potere, di immaginare una gestione del governo della città diversa da quella che l'apparato esercitava e ha continuato a esercitare in questi ultimi anni.

Per motivi che oggi non è il caso di ripercorrere, quel progetto si arrestò a una fase embrionale. Ma costituì evidentemente un precedente: perché si cementarono rapporti, si affinarono le idee, ci si fece le ossa, si ebbe l'opportunità di ricavare lezioni dai propri errori. Oggi quel progetto riprende a camminare con le gambe di una coalizione che riesce a unire la lista civica Uniti per Senigallia che candida a sindaco Vincenzo Savini, maggioritari settori del centrodestra e la sinistra critica e riformista di Luciano Chiappa.
Un fatto enormemente positivo che va salutato come una primavera liberale per Senigallia. Certo, c'è chi ha legittimamente creduto, all'interno dell'opposizione, di scegliere altre strade: Alleanza nazionale ha preferito correre da sola, candidando un uomo di sicuro valore e prestigio come Lucio Massacesi, a cui cinque anni fa, quando Massacesi era candidato del Patto per Senigallia, preferì però Fabrizio Marcantoni.

È comunque la dimostrazione che la formula vincente e credibile è quella di valorizzare uomini e espressioni della società civile capaci di lavorare costruttivamente con quei partiti che hanno compreso come la selezione delle nuove classi dirigenti non possa più avvenire all'interno della screditata burocrazia dei partiti.
Il nervosismo della sinistra e del sindaco Luana Angeloni, si spiega col fatto che in questi ultimi anni si è assistito a Senigallia alla crescita di una nuova presenza politica, prodotto della presa di coscienza di ampi settori della società civile della necessità di una rivoluzione liberale in questa città. Che patisce la stretta di un governo mediocre incapace di pensare una politica diversa da quella del controllo sulla società civile.
Un metodo che fino ad oggi ha garantito alla partitocrazia locale una rendita politica sufficiente al mantenimento del potere (e la cooptazione di Verdi e Rifondazione) ma che è destinata a esaurirsi. Perché basterebbe dare un occhiata alla depressione economica della città, ai dati sulla disoccupazione intellettuale e giovanile, all'assenza di una solida realtà di piccole e medie aziende nella zona per capire che la possibilità redistributiva del regime è in via di esaurimento.

Con la conseguenza che sempre maggiori fasce cittadine vengono socialmente ed economicamente marginalizzate.
Del resto il sindaco Luana Angeloni e la sua coalizione ormai a pezzi dovrebbero sospettare che qualcosa davvero non funziona se sono ben tre i candidati di opposizione pronti a darle battaglia.
Non senza ragionevoli possibilità stavolta di farle togliere il disturbo.



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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 01 aprile 2005 - 1702 letture