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Costituzione: prima riflettere, poi votare

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Il convegno promosso dal Circolo d'Iniziativa Culturale tenutosi venerdì presso il Circolo ACLI, risulta quanto mai attuale, vista la recente approvazione in Senato del testo della legge di riforma costituzionale.

di Fabrizio Chiappetti
direttore@viveresenigallia.it

I pericoli paventati per la tenuta complessiva di quello che è il Patto che ci tiene insieme da oltre 50 anni, sono tutt'altro che infondati. E non si tratta di una questione di semplice e consueta partigianeria politica; la Costituzione è la base del nostro essere cittadini liberi, in un Paese sovrano, soggetti unicamente alle leggi e alle Istituzioni che concorriamo a formare in modo democratico.

Quanto basta insomma per sostenere che un elemento così importante della vita civile non possa essere riformato a colpi di maggioranza.
Soprattutto, non può accadere che una maggioranza politica voglia a tutti i costi riformare la Costituzione senza accettare di spiegare, una buona volta e senza reticenze e pasticci, qual è il principio di queste tanto strombazzate riforme.
Bisogna chiarire sia il principio regolatore, sia la prospettiva che un tale cambiamento giuridico dovrebbe inaugurare. Ciò è importante più di qualsiasi maggioranza parlamentare, di destra o di sinistra.
Non si può cambiare la Costituzione senza prima spiegare chiaramente al popolo italiano i motivi, le finalità e, non ultimo, i costi delle riforme che andranno davvero ad incidere sulla vita dell'intera comunità nazionale più di quanto possa fare una legge. E l'occasione offerta dal convegno è preziosa proprio per l'approfondimento del tema costituzionale.

In un momento simile tutti abbiamo prima il diritto (e il dovere) di capire, di porre domande, di ragionare insieme. Poi si vota, non prima.
Invertire ragionamento e decisione significa rischiare di votare da ignoranti, per poi continuare a lamentarsi per un tempo indefinito.



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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 21 marzo 2005 - 2649 letture