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Il seme dell'odio

4' di lettura
2025
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Una di queste sere, nel mentre di un forzato zapping radiofonico, mi è capitato di ascoltare su una radio locale senigalliese un pregiato momento di alta propaganda filo-progressista.

di Hugues de Payns
www.sprintonline.com

Il mieloso intervistatore, nei pochi minuti in cui è durato lo strazio, non ha fatto altro che porgere domande precotte ed accuratamente selezionate al sindaco uscente senigalliese, consentendo alla belloccia di auto-celebrarsi ed incensare il folle operato della sua coalizione.
Il preoccupante attacco ai media operato dalle forze della sinistra marchigiana e nazionale, ha in sé aspetti ambigui e preoccupanti e sta assumendo in quest’ultimo periodo antecedente alle elezioni, proporzioni inquietanti: okkupazione dei muri delle nostre città con manifesti stile “piazza rossa”, okkupazione degli spazi radiofonici nelle radio locali e non, okkupazione di consistenti spazi nella cronaca dei quotidiani locali e regionali.
Che dire poi delle sempre più frequenti e sconfortanti “okkupazioni” subite passivamente dalle (complici) amministrazioni comunali per opera dei soliti “disobbedienti”.
I cari ragazzi usufruiscono spesso a costo zero di locali pubblici per fare i propri comodi, allestendo squallidi e puzzolenti bivacchi, in cui si coltiva il germe del becero estremismo di sinistra, tanto di moda tra i giovani.
Questi ultimi poi – se appartenenti a qualche ramo della quercia – possono osare e sperperare il denaro dei contribuenti, per gli altri invece – malgrado promotori di ben’altre iniziative – rimangono briciole e calunnie.
Dietro il comportamento di questi giovani, si nasconde di solito l’occulta regia politica della sinistra estrema che – a corto di argomenti politici con cui dibattere e controbattere il centro-destra – preferisce appropriarsi come nel disgraziato ’68 della piazza e dei movimenti più violenti – e Senigallia non è immune a questo fenomeno!
Allora la sinistra non rinnegò le brigate rosse (sono compagni che sbagliano…), così come oggi i nostri impavidi amministratori si guardano bene dall’ostacolare l’attività sovversiva di questi movimenti, consentendo invece loro nella maggioranza dei casi, di crescere e proliferare.
Inutile poi rimarcare le posizioni che il centro-sinistra – a volte con il dissenso proprio dei centristi – prende nei confronti della sinistra antagonista e del terrorismo in genere: sono volutamente confusi-ambigui-garantisti-populisti e aggressivi, proprio contro chi – per una questione o per un’altra – non accetta le loro vergognose titubanze e tolleranze che questi signori adottano nei confronti dei confusi compagni.
Tale aggressività, parte integrante del patrimonio genetico del comunismo, sfocia poi in odio, in prossimità delle competizioni politiche.
In molti comuni della provincia di Ancona – tanto per fare esempi – non si è riusciti ancora a sanare le fratture conseguenti alle ultime comunali.
L'odio che i seguaci di Marx hanno seminato durante la campagna elettorale, non si è ancora del tutto dissolto, merito di chi – dimenticando i legami affettivi, considera al contrario i propri avversari politici pericolosi ostacoli alla causa marxista – similarmente a ciò che accadde in Russia durante la rivoluzione, dove gli antagonisti vennero catalogati quali “nemici del popolo”.
Ma l’odio per gli avversari oltrepassa la sottile linea tra pubblico e privato. La cronaca è piena di esempi di parzialità contro imprenditori non schierati e di favoritismi a favore invece di simpatizzanti.
L’atavica avversione dei comunisti nei confronti dell’imprenditoria, del business e del mondo del lavoro, è una delle tante ambigue facce della sinistra moderna.
Tale disgusto – e questo è il caso del nostro Presidente del Consiglio – si trasforma in odio a prescindere, quando un personaggio liberale – un imprenditore – si interessa di politica. L’odio contro la parte politica avversa è particolarmente vivo nel mondo del lavoro.
Le fabbriche pullulano oggi di attivisti e pseudo-politici che utilizzano il proprio (retribuito) tempo per propagandare, il disfattismo e “l’assenteismo”. Non è una sorpresa sapere che durante il governo Berlusconi c’è stato il record assoluto di ore di sciopero. Pensate che il calo massiccio di ore lavorate non abbia affatto influito sul P.I.L.?
La nostra provincia versa in condizioni disastrose, nonostante il dato del nostro Prodotto Interno Lordo sia secondo solamente a quello di alcune province del nord.
La possibilità che il nostro comune, la nostra provincia e la nostra regione, vengano governate nei prossimi anni da questi incapaci è reale.
Per ricucire gli strappi sociali creati negli ultimi dieci anni dal giacobinismo, ci vorrà tanta buona volontà e molto coraggio.
Per cominciare sarebbe auspicabile che il centro-destra sospendesse le faide interne e pensasse ad un antidoto per combattere il virus dilagante del garantismo, del buonismo e della demagogia spiccia di cui la sinistra è portabandiera.
Poi basterebbe affrontare questi ridicoli personaggi su problematiche a loro distanti tipo il lavoro o il terrorismo per vederli scomparire velocemente come neve sole…
“Provare per credere!”



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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 04 marzo 2005 - 2025 letture