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I verdi ed il caso Sacelit

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Ancora una volta l’assessore Ceresoni è sceso a Canossa.
Un comportamento incredibile per chi dei Verdi ha un qualche ricordo alla loro origine, al loro passato, quando a Senigallia erano addirittura “opposizione di sinistra”.

da Annamaria Bernardini

Ora non solo votano disciplinati e compatti per l’approvazione del Piano d’Area della SACELIT, ma si prodigano in giustificazioni e scuse.
Queste non sono state richieste ancora dai cittadini, poiché non ci sembra di aver letto sulla stampa voci di dissenso.
Quindi se non si vuole ipotizzare un servilismo della peggior maniera c’è da pensare che qualche residuo stalinista, attribuibile alla grande regia dell’Angeloni, li abbia, come accadeva un tempo per i dissidenti d’oltre cortina, portati a sottoscrivere di loro pugno l’atto di obbedienza al sovrano. In quel caso lo facevano per aver salva la vita, Ceresoni e soci oggi per aver salva la poltrona.
Nessuno ha fatto notare che a questa poltrona ci tengono tanto. Così tanto da non aver avuto il coraggio, loro i Verdi che nella passata tornata avevano candidato Ceresoni a Sindaco, che stavolta non hanno chiesto di esprimere un loro candidato. Nemmeno un nome pronunciato sotto voce, nemmeno un timido accenno.
Soltanto servile obbedienza accettando a scatola chiusa la temibile Luana che un tempo era loro contrapposta, ma che ora trova il consenso entusiastico almeno della combriccola dirigenziale.
In primis il miracolato Marco Lion, deputato, passato a miglior vita (e stipendio sicuro) in quel di Roma. Poi perché no anche di Luciano Montesi che nella sua doppia veste comunale e provinciale dichiara per salvare capra e cavoli che “i verdi avrebbero privilegiato una cubatura minore, ma dati costi elevati occorre assicurare entrate dalla vendita di appartamenti”.
Per non ritornare infine su una nostra recente segnalazione quella legata al fatto che il regista incaricato dal comune, l’anello di congiunzione tra l’amministrazione e l’architetto Bohigas è quel Danilo Guerri di Falconara, ai tempi di Mariani assessore all’Urbanistica, che era tanto perverso e incapace da essersi assicurato, proprio da parte di Ceresoni, una bella candidatura al Premio Attila.
Tutto dimenticato e cancellato in un colpo. Poveri senigalliesi dalla memoria corta.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 gennaio 2005 - 1521 letture