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La Regione vuol riconvertire l'area Api

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La Regione affida lo studio sulla riconversione dell’area api di Falconara Marittima al gruppo di esperti.

dalla Regione Marche
www.regione.marche.it

Gli esperti inizieranno a studiare scenari alternativi per la riconversione dell’area api di Falconara Marittima. Su proposta dell’assessore all’Ambiente, Marco Amagliani, la Giunta regionale ha conferito l’incarico al gruppo di esperti composto da: Vinicio Bottacchiari (già direttore GEPI), Patrizio Bianchi (magnifico rettore dell’Università di Ferrara), Walter Canapini (presidente Macroscopio s.p.a.), Giovanni Marsili (primo ricercatore all’Istituto superiore di sanità), Sergio Morichi (Ernst & Young), Stefano Pareglio (Università cattolica), Fabio Polonara (Università Politecnica delle Marche), Edo Ronchi (ex ministro dell’Ambiente), Giovanni Silvestrini (direttore scientifico Kyoto Club), Tiziano Treu (ex ministro del Lavoro).
Entro il 30 marzo 2005, il gruppo dovrà predisporre uno “Schema di sviluppo strategico alternativo dell’area api”. Una prima stesura andrà presentata entro la fine di gennaio 2005. La Regione Marche finanzia lo studio con 238 mila euro, i due terzi dei quali saranno successivamente rimborsati dalla Provincia di Ancona e dal Comune di Falconara. Enti che lo scorso 21 settembre hanno siglato un accordo con la Regione per verificare la compatibilità dell’impianto api con il territorio circostante e le scelte urbanistiche locali, prevedendo un possibile sviluppo alternativo agli attuali assetti economici e industriali.
Coerentemente con la risoluzione del Consiglio regionale del 15 settembre 2004 – sottolinea l’assessore Amagliani – e con l’intesa firmata con la Provincia di Ancona e il Comune di Falconara, la Regione vuole mantenere gli impegni assunti e collaborare per individuare un piano industriale strategico alternativo che dovrà salvaguardare i livelli occupazionali, la sicurezza dei lavoratori, il diritto alla salute della popolazione. Avviamo, quindi, concretamente un percorso condiviso con gli enti locali coinvolti, per dotare le istituzioni di un proprio schema di sviluppo strategico alternativo agli attuali assetti, valorizzando quel ruolo di programmazione che compete agli amministratori pubblici”. (r.p.)

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 dicembre 2004 - 1408 letture