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Perché Mezza Canaja?

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
La scelta di questo nome è una provocazione nei confronti di chi ci vede e chiama canaje, banditi, barbari.
È proprio per spiegare questa scelta che abbiamo sentito la necessità di scrivere queste righe, non per giustificarci, ma per fare capire.

dal KOA Mezza Canaja
mezzacanaja@yahoo.it


La scelta di questo nome è, in effetti, una provocazione; una provocazione nei confronti di chi, non sapendo, non capendo o non condividendo, ci vede e chiama canaje, banditi, barbari.
Queste immagini (offensive nella loro ottica) nascono da una lettura superficiale (diffusa in larga misura anche dai media tradizionali) sia del nostro operato, sia di una nostra scelta politica: la pratica dell’illegalità.
È proprio per spiegare questa scelta che abbiamo sentito la necessità di scrivere queste righe, non per giustificarci, ma per fare capire anche a chi ci osserva da un angolo diverso dal nostro.
Fare capire che la pratica dell'illegalità e del conflitto non è lo sfogo di rabbia dei "soliti teppisti", ma l'unico terreno di lotta che abbiamo (e quello che ci appartiene di più) per diffondere il nostro progetto e strappare le nostre conquiste.
Perché se, in macroscala, questo ha prodotto Melfi, Scanzano Ionico e gli scioperi degli autoferrotranvieri (tutte esperienze di democrazia diretta che hanno ottenuto pesanti risultati concreti dei quali fare tesoro), nella nostra microscala ha permesso la nascita del Kantiere Okkupato Autogestito Mezza Canaja: una nascita che non è stata calata dall'alto, ma, al contrario, costruita dal basso, che è solo la tappa di un percorso tutt'altro che concluso.
L'occupazione dell'ex-cantiere escavazione porti, messa in atto a partire dal 16-04-2004, è un atto estremo e radicale divenuto inevitabile convergenza di una serie di volontà condivise da una fetta consistente di società civile locale.
Una reazione all'impossibilità di manifestare con forza il proprio "No alla Guerra!" di fronte alla propaganda imperialista che veniva sbandierata in occasione del raduno dell'A.N.C. di quei giorni, un attacco per difendere dalla precarietà e dall'intermittenza la nostra progettualità politica, una soluzione alla mancanza cronica di spazi sociali in questa città.
Ed è stato un successo.
Ci ha permesso di dare vita ad una socialità alternativa slegata da logiche economiche (e un po' a farlo senza infrangere le leggi!): le nostre birre costano meno di quanto dovrebbero, la S.I.A.E. non arriva a stendere i suoi tentacoli sulla nostra musica, nessuno vi obbliga a pagare o a consumare se volete venire qui ad incontrarvi e/o a dialogare né, tanto meno, se volete appendere le vostre opere sui nostri muri o realizzarcele direttamente sopra.
Ci ha permesso di concretizzare una piccola (ma importante) parte di quello che avevamo in mente ma, soprattutto, di entrare realmente in contatto con Senigallia e di immaginarci (per ora soltanto questo) qualche risposta alle sue domande: una ciclofficina popolare per promuovere la bicicletta come mezzo di trasporto sostenibile; un corso gratuito d'italiano rivolto ai migranti per favorire l'integrazione culturale; una biblioteca pubblica per spargere una cultura diversa da quella ufficiale.
Il Mezza Canaja è, e continuerà ad essere, una ricchezza per i tanti che hanno avuto modo di interagirci (tra i quali speriamo ci siate o sarete anche voi) dunque, per confermarvi che auto-gestione, auto-organizzazione e auto-determinazione non si fermano, vi lasciamo con una sola, significativa parola: Continua...

   

EV




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 08 ottobre 2004 - 2575 letture

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