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Salviamo il Politeama

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Alcuni mesi fa, dopo anni di degrado e d'abbandono e dopo un intervento parziale di restauro, è stato comprato, ad un'asta pubblica, l'edificio del Politeama Rossini.

di Alessandro Cicconi Massi e Alberto Severini
Gruppo di Forza Italia in Consiglio comunale


Si tratta di un edificio ormai storico per la città di Senigallia, in primo luogo per ciò che ha rappresentato per decenni, cioè dai primi anni trenta del secolo appena trascorso, cioè il luogo più importante della cultura e dello spettacolo della città, di fronte alla sciagurata storia del teatro La Fenice.
Cinema, teatro, luogo dove la città si è più volte incontrata.
In secondo luogo tal edificio è importante per l’aspetto architettonico che rappresenta: tipico edificio anni '30, tipicamente in stile fascista, che connota una porzione rilevante del centro storico, costituita dal palazzo dell’ex Gil, oggi sottoposto ad un intervento di restauro e dalla scuola Pascoli anch'essa risalente a quell'epoca.
Strutture architettoniche sicuramente oggi considerate di pregio, che devono poter mantenere quelle tipiche connotazioni originali, e dovrebbero, nei limiti del possibile recuperare appieno le destinazioni d'uso per cui erano state pensate.
Tra queste dunque anche il Politeama Rossini, il quale oggi, dopo molto tempo ha una proprietà certa, anche se immerso in una dimensione dell’offerta culturale e soprattutto cinematografica profondamente cambiata rispetto a quella d'alcuni anni fa.
Una multisala con sei schermi cinematografici, un mega cinema-teatro, alcuni cinema e teatri della comunità, costituiscono un panorama dell’offerta molto diverso ed ampio, in cui si dubita possa trovare spazio un'altra sala, oltretutto capiente come quella del Politeama. D’altro canto la stessa proprietà, stando a quello che è apparso sulla stampa, non ha espresso intendimenti sulla volontà di utilizzazione dell’immobile e dell’area circostante. Oltretutto stando alla previsione di P.R.G. ci risulta che qualsiasi intervento che modificasse la destinazione d’uso della stessa debba essere affidato ad un intervento di pianificazione ad iniziativa pubblica, fermo restando che sempre sulla base di nostre risultanze, questo edificio non sarebbe sottoposto ad alcun vincolo conservativo, disposto dalla Soprintendenza.
Crediamo che sia un dovere tutelare la memoria, oltre che il pregio dell’architettura, nonché la destinazione per finalità pubbliche della struttura.
Premesso tutto ciò, gli interroganti chiedono di sapere se l’amministrazione comunale ha affrontato preliminarmente il problema della sistemazione e della definizione dell’assetto e della destinazione d'uso dell'area.
Inoltre, chiedono di sapere se sia intendimento dell'amministrazione definire provvedimenti volti ad assicurare la tutela dell'attuale assetto architettonico e funzionale dell’edificio, oltre al fatto se sia a conoscenza di eventuali progetti della proprietà per l’utilizzazione dell'area.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 07 ottobre 2004 - 2018 letture

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