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Cave: risorse che non devono danneggiare l'ambiente

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Regolamentare l'attività estrattiva nel rispetto dell'ambiente. È quanto si prefigge il nuovo Piano della Provincia di Ancona recentemente adottato, all'unanimità, dal Consiglio.
Si tratta di un programma che guarda all'economia del territorio, pianificando le attività di cava per i prossimi dieci anni.

dalla Provincia di Ancona
www.provincia.ancona.it
Tra i punti fondamentali, l’identificazione dei bacini estrattivi in relazione alla tipologia della risorsa, l’elencazione delle norme per l’approvazione dei progetti e l’assegnazione dei quantitativi estraibili per ciascun tipo di materiale, il censimento delle cave e, infine, le linee guida per la ricomposizione ed il recupero ambientale. Il Piano, elaborato in conformità agli indirizzi del Piano Regionale e al Ptc, il piano territoriale di coordinamento provinciale, intende ridurre al minimo gli impatti negativi dell’estrazione di materiale da cava, come ha spiegato l’Assessore all’Urbanistica e Ambiente della Provincia di Ancona, Patrizia Casagrande: “In quest’ottica, abbiamo pensato a un strumento programmatorio che consenta il reperimento dell’intero fabbisogno consentito dal Piano Regionale all’interno del territorio provinciale, incentivando la riqualificazione di cave in attività e dimesse. Fondamentale il recupero finale delle aree”. Strategico, inoltre, il bacino della Gola della Rossa, dove all’interno dell’omonimo Parco sarà possibile la prosecuzione delle attività esistenti solo in sotterraneo e con tecnologia all’avanguardia. Il quantitativo massimo estraibile sarà di circa 1.200.000 metri cubi l’anno. Il piano prevede anche l’utilizzo di materiali provenienti da demolizioni o da altre fonti secondarie, così da ridurre la richiesta di materie prime non rinnovabili.
Attenzione all’aspetto socioeconomico ma anche a quello delle dinamiche ambientali, è quanto sottolineato dal Presidente della Provincia di Ancona, Enzo Giancarli: “È indispensabile dare una prospettiva futura alle attività attualmente esistenti ed ai lavoratori del settore, senza perdere di vista la necessità di proteggere alcune aree particolarmente rilevanti come la sorgente di Gorgovivo”. Le attività di estrazione saranno, infatti, escluse nelle aree in prossimità della sorgente. L'estrazione di maiolica e scaglia rossa sarà possibile solo nel fabrianese e nella zona di Arcevia. Due i nuovi bacini individuati: Monte Rotondo (Sassoferrato) e Monte Sant’Angelo (Arcevia), che si aggiungono alle cave già attive di Castelletta e Monte delle Cone. Gli approvvigionamenti di ghiaia saranno assicurati dai bacini fluviali del Cesano, Misa, Musone, Esino e Sinclinorio. Un piano condiviso, frutto di un progetto costruito con i comuni interessati, le associazioni di categoria, sindacali, ambientaliste, fino ai singoli cittadini, come ha tenuto a ricordare l’Assessore Casagrande: ”Nel nostro territorio abbiamo dei sistemi sicuri di controllo su come viene fatta l’attività estrattiva. Il problema delle risorse delle cave investe tutto il territorio e non può essere affrontato in un’otica localistica. Il Ppae non è uno strumento rigido ma flessibile e soggetto a revisione quando necessario”.
Il Piano Provinciale delle Attività Estrattive, comunque, non è ancora definitivo. Lo diverrà non appena recepite le osservazioni di cittadini e operatori, dopodiché sarà possibile presentare i progetti per attività di cava, corredati dalle indicazioni per il recupero del sito.
Le osservazioni:
Entro il 5 novembre 2004 chiunque potrà presentare osservazioni al Piano, inviandole mediante lettera raccomandata, o consegnandole personalmente, all'indirizzo: Provincia di Ancona, area difesa del suolo, via Menicucci n.1, 60100 Ancona.
È, inoltre, possibile prendere visione del PPAE presso il Comune di residenza e presso la Provincia di Ancona, area difesa del suolo. Una copia del Piano è stata inviata anche alle principali copisterie per eventuali riproduzioni fotostatiche. Il PPAE è consultabile anche nelle pagine Web della Provincia all'indirizzo: www.provincia.ancona.it.

Gattuccio di Genga (An). Cava attiva, in calcare stratificalo tipo maiolica.
Gattuccio di Genga (An). Cava attiva, in calcare stratificalo tipo “maiolica”.

Fabriano (An). Cava dismessa, non recuperata, in calcare stratificato tipo “scaglia rossa”.
Fabriano (An). Cava dismessa, non recuperata, in calcare stratificato tipo “scaglia rossa”.

Monteroberto (An). Cava dismessa di ghiaia, non recuperata.
Monteroberto (An). Cava dismessa di ghiaia, non recuperata.

Monteroberto (An). Cava dismessa di ghiaia, non recuperata.
Un momento della conferenza stampa di presentazione del Piano. Da sinistra: Paolo Sandroni, Responsabile area difesa del suolo, l’Assessore Patrizia Casagrande, il Presidente Enzo Giancarli e Roberto Renzi, Dirigente settore assetto del territorio e difesa del suolo.

Il Programma:
1.ha validità decennale. E’ uno strumento flessibile che è possibile revisionare ogni qualvolta se ne ravvisi la necessità.
2.identifica i bacini estrattivi in relazione alla tipologia della risorsa, sia per i cosiddetti materiali di difficile reperibilità sia per le rimanenti tipologie di materiale:
Materiali di non difficile reperibilità
Ghiaie:
Bacino Estrattivo Cesano;
Bacino Estrattivo Nevola-Misa;
Bacino Estrattivo Esino;
Bacino Estrattivo Musone
Bacino Estrattivo Sinclinorio Nord;
Bacino Estrattivo Sinclinorio Sud;
Argille, aggregati argilloso-sabbiosi e sabbie:
I bacini estrattivi coincidono con gli ATO B1, B2, B3 e C del PTC
Materiali di difficile reperibilità
Calcare Massiccio con carbonato di calcio superiore al 98%:
Bacino Estrattivo Gola della Rossa nel quale è possibile unicamente la prosecuzione in sotterraneo delle attività esistenti e le sistemazioni esterne indispensabili al trasferimento delle attività in sotterraneo.
Maiolica:
Bacino estrattivo di Monte Rotondo;
Bacino estrattivo di M.S.Angelo;
Bacino estrattivo di Castelletta.
Scaglia Rossa:
Bacino estrattivo di Monte Rotondo;
Bacino estrattivo di M.S. Angelo;
Bacino estrattivo Monte delle Cone.
Solo all’interno di tali bacini i Comuni possono autorizzare i progetti di coltivazione, preferendo la possibilità di continuazione delle cave in atto o la riattivazione delle cave dismesse censite dal PPAE in cui il livello di rinaturalizzazione anche spontaneo fosse da considerarsi insufficiente.
3.detta le norme per l’approvazione dei progetti e l'assegnazione dei quantitativi estraibili per ciascuna tipologia di materiale.
4.effettua il censimento delle cave dismesse suddividendole tra quelle in cui il livello di rinaturalizzazione è da considerarsi ottimale o sufficiente e quelle con un livello di rinaturalizzazione insufficiente e che conseguentemente necessitano di interventi di recupero. Per tali cave i recuperi rivestono carattere di interesse pubblico;
5.stabilisce norme e linee guida per la ricomposizione ed il recupero ambientale.

Gli Obiettivi:
Rendere compatibile l’estrazione di materiali di cava, risorsa non rinnovabile, con le qualità dell'ambiente naturale ed antropico, riducendo al minimo gli impatti negativi;
In quest'ottica, reperire l'intero fabbisogno consentito dal PRAE all’interno del territorio della Provincia al fine di diminuire le lunghezze dei trasporti e non esportare ad altri territori, magari meno tutelati da norme efficaci, i problemi ambientali derivanti dall'attività estrattiva;
Favorire ed incrementare il sistema di riutilizzo degli inerti derivanti dal recupero delle macerie edili o da altre fonti secondarie al fine di ridurre la richiesta di materie prime non rinnovabili;
Localizzare i poli estrattivi in ambiti territoriali condivisi dalle comunità locali. Il materiale di cava infatti è una risorsa non uniformemente ripartita sui territori dei Comuni della Provincia essendo i giacimenti concentrati in alcune aree piuttosto che in altre, tuttavia l'utilizzo di tali materiali è indispensabile in molte attività umane e riveste indubbi aspetti di pubblica utilità che coinvolgono l'intera comunità Provinciale. E' quindi fondamentale inquadrare il problema alla scala dell'intero territorio Provinciale rinunciando per quanto possibile ad una visione localistica. E' ovvio però che non ci possa essere attività estrattiva senza il consenso delle comunità locali;
Favorire la localizzazione degli impianti di lavorazione all’interno o in prossimità dei poli estrattivi;
Adottare nella coltivazione e nel recupero finale delle aree di cava, tecnologie d’avanguardia e metodi innovativi di coltivazione, come ad esempio la coltivazione in sotterraneo, al fine di limitare al minimo gli sprechi e ridurre gli impatti negativi sulle risorse paesistiche ed ambientali;
Favorire ed incentivare l’uso appropriato del materiale estratto in riferimento alle sue caratteristiche qualitative;
Favorire ed incentivare la riqualificazione dei siti di cava in attività;
Favorire ed incentivare il recupero delle cave dismesse in stato di degrado.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 24 settembre 2004 - 8469 letture