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A proposito di quad

5' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Non vorrei entrare nel merito delle buone intenzioni e della convinzione “ecologista” dei frequentatori del Fiume Cesano che utilizzano quelle strane moto, a quattro ruote, denominate quad. Non vorrei entrarci in quanto, come si dice, di buone intenzioni sono piene le fosse.

di Prof. Mauro Furlani
Coordinatore per la Federazione Pro Natura Marche


Oggi nessuno afferma pubblicamente di essere contro la natura e di volere distruggere gli ambienti naturali.
Tutti desidererebbero una bella casa circondata di verde, trascorrere le vacanze in un mare dalle acque cristalline, non avere discariche nel proprio comune e così via, anzi per fare ciò, ad alcuni, forse più di altri travolti da un fervente amore per gli ambienti naturali incontaminati, viene in mente di costruire una bella villa su una falesia, oppure, un bel villaggio turistico su un tratto di duna.
Il tutto per amore della natura.
Oppure, come si può negare ai tanti amanti dello sci alpino di avere piste innevate, prescindendo dalle condizioni meteorologiche, non distanti da casa, così da appagare il proprio desiderio di natura e aria pulita?
Il ripristino della pista sul M. Catria è un esempio emblematico.
Che poi per realizzare ciò servano ingenti quantità di energia da trasportare con tralicci che devasteranno una faggeta, nuove strade in quota, acqua preziosa con cui innevare le piste e mostruosi complessi residenziali, questi sono dettagli trascurabili.

Gli esempi sono tanti a partire dalle nostre autorità istituzionali più alte: una bella villa circondata da un parco sulla Costa Smeralda può essere quanto di più rilassante per passare un periodo di vacanze dopo tanto lavoro, salvo poi i condoni edilizi, salvo la rimozione di molti presidenti dei parchi nazionali sostituiti con dubbie figure, salvo il loro strangolamento finanziario, salvo le orribili devastazioni ambientali causate dalla linea ad alta velocità ferroviaria, salvo la devastazione che produrrà la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, salvo...

Quindi non è un generico e personalistico amore per la natura l’oggetto su cui disquisire.
Le Associazioni Venatorie, ad esempio, da sempre dicono di essere le più intransigenti nella difesa della natura, al punto che una di loro ha sentito la necessità di far fiorire dal suo interno una associazione ambientalista, che però nessuno mai ha trovato al proprio fianco per grandi o piccole battaglie.
Ciò su cui si può discutere, sono gli approcci individuali e collettivi agli ambienti naturali, i danni che certi comportamenti possono procurare ad essi e, soprattutto, se taluni comportamenti sono rispettosi delle leggi vigenti.

Partiamo dal primo punto. Quando si ritiene che una costruzione, una scultura, un qualsiasi manufatto non sia in sintonia con l’ambiente circostante? Quando si percepisce immediatamente, al primo colpo d’occhio, che tra questo oggetto e l’ambiente circostante non c’è dialogo, ciascuna delle due cose è chiaramente in contrasto con l’altra.
Per rimanere nello specifico, tutti, anche senza cognizioni profonde di storia dell’arte, hanno percepito l’incongruenza del travertino con cui è stata lastricata la Piazza del Duca.

Ne è sufficiente a redimere il contrasto con l’ambiente il valore sociale di un’opera: che sia una scultura di un grande artista, una scuola, un ospedale o altro. Se sono in contrasto e senza dialogo, le due cose collidono a prescindere dal valore artistico o sociale dell’oggetto.
Qualcuno potrebbe dire che dieci quad che vanno lungo il Fiume Cesano, o su altri fiumi, causano pochi danni all’ambiente fluviale.
In parte forse è giusto, anche se bisognerebbe chiederlo, senza autoassoluzioni preventive, alle decine di garzette che in questo periodo si stanno alimentando per mettere su grasso prima di affrontare la migrazione autunnale, alle gallinelle d’acqua i cui adulti stanno ancora insegnando ai pulcini come alimentarsi e come sfuggire ai pericoli, agli aironi cenerini, alle anatre che stanno cominciando ad arrivare, o alle rane e rospi che non capiscono bene dove si trovano se su un fiume o su una strada.
Bisognerebbe, forse, chiedere un parere di congruenza naturale, anche a quei visitatori del fiume i quali vorrebbero fare una passeggiata senza respirare gas di scarico ed essere disturbati dal rumore di un motorino nel luogo dove meno si aspetterebbero di trovarlo, venendo espropriati, in un solo istante, del fascino di essere in un ambiente naturale.
Non può essere assolutorio neppure il recupero e lo smaltimento di qualche materiale che il fiume trasporta a valle e poi deposita sul suo alveo.

Il secondo punto, ed è quello su cui meno si può discutere, è relativo al rispetto o meno di una legge Regionale tuttora vigente: la Legge n° 52 del 1974. Vale la pena ricordare che all’Art. 5, tale legge recita: “Nei prati, nei pascoli, nelle aree boschive e in genere negli ambienti naturali di proprietà pubblica, uso pubblico o aperti al pubblico, è consentita la circolazione di autoveicoli, motoveicoli e altri mezzi meccanici per esigenze produttive o di pubblica utilità”.
La legge, così come formulata, è chiarissima:, la circolazione con mezzi motorizzati lungo il Cesano, lungo altre aste fluviali o nei prati di montagna, al di là delle buone intenzioni, è vietata. Ma a questo punto, mi viene da chiedere a coloro che hanno responsabilità politica e amministrativa: perché tenersi questa legge che nessuno ormai fa rispettare?

Chi frequenta le nostre montagne non può fare a meno di vedere automobili, moto da cross e presto forse anche quad, che tranquillamente e impunemente passano sui prati di altura tracciando, giorno dopo giorno, nuove strade e innescando pericolosi processi erosivi. Mi chiedo quindi, con non poco dispiacere, a causa del grande segno di civiltà che sottintendeva a questa legge, perché almeno non si ha il coraggio di abrogarla, sancendo così, senza ipocrisie, un ritorno indietro dal punto di vista ambientale di trent’anni?






Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 agosto 2004 - 2032 letture

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