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Un'estate per conoscere i bambini del Saharawi

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Alcuni bambini saharawi provenienti dai campi profughi dell'estremo sud-ovest algerino, sono ospiti della Caritas di Senigallia.
Il popolo del Saharawi sta vivendo un periodo difficile, l'autodeterminazione del proprio stato è impedita dall'occupazione degli stati confinanti e da interessi economici che costringono questo popolo alla fame in luoghi inospitali.

di Silvia Piermattei
silvia@viveresenigallia.it


Per alcuni giorni i bambini del Saharawi sono riusciti a sfuggire alle temperature proibitive dei luoghi dove si è stabilita la tendopoli, in Italia possono andare al mare, conoscere una realtà diversa, fare amicizia con i loro coetanei italiani, giocare a calcio, avere controlli sanitari importanti alla loro età.

I bambini hanno quasi tutti 8-9 anni e sono veramente molto educati!
Sono arrivati il 9 luglio in Italia e da allora hanno soggiornato ad Ascoli Piceno, Corinaldo e Senigallia.
Il Centro di Accoglienza della Caritas è stato messo a disposizione di questa iniziativa grazie anche ai finanziamenti del Comune di Senigallia.
I bambini sono seguiti dal maestro Cidi e da dei volontari della Caritas.
In questi giorni hanno visitato diversi paesi limitrofi, sono andati al mare ed hanno incontrato bambini della loro età, sfidandoli in entusiasmanti partite di calcio.
Gli educatori si sono affezionati moltissimo a questi bambini.
Il loro ritorno a casa è previsto per la fine del mese di agosto.

Marisa Rodano, Segretaria Generale dell'ANSPS (Associazione Nazionale di Solidarietà per il Popolo Sawari), ha parlato di questo progetto di accoglienza come un piccolo passo per l'occidente: "sicuramente potremmo fare molto di più! Si tratta prima di tutti di un atto politico, accogliere questi bambini è anche un modo per far conoscere le cause di una guerra dimenticata. Il popolo Saharawi non ha mai reagito alle ingiustizie con il terrorismo e per questa ragione è completamente dimenticato dagli organi di informazione.
Il Sahawari era una ex colonia spagnola che confinava con il Marocco, l'Algeria e la Mauritania, dopo la prima guerra mondiale iniziò il processo di decolonizzazione e di autodeterminazione per il Nord Africa, ma il Sahawari fu un'eccezione fino al 1975, data in cui la Spagna abbandonò il territorio, ma allo stesso tempo permise al Marocco e alla Mauritania di invadere questa terra.
Il territorio è sede di importanti giacimenti minerari, fra cui i fosfati, gli interessi economici per la contesa di questa terra sono evidenti.
Le Nazioni Unite si sono interessate al caso del Sahawari, la situazione si sarebbe dovuta risolvere con un Referendoom con una duplice scelta, l'indipendenza o l'integrazione.
Il Marocco si è opposto a questa soluzione ed ora la situazione del popolo Sahawari si divide in due possibilità: - vivere nel territorio d'origine occupato dal Marocco subendo ogni tipo di sopruso e repressione; - vivere in un campo profughi situato in un altopiano desertico al confine con l'Algeria. Le Tendopoli hanno tutte il mome della città di provenienza, una propria amministrazione e elezioni libere, ma le condizioni di vita sono impossibili.
La popolazione non ha la possibilità di sopravvivere se non grazie agli aiuti internazionali
".

Ottenere il rispetto del diritto internazionale e del principio di autodeterminazione per questo territorio è una grande sfida; ospitare questi bambini è un'occasione per far conoscere questa realtà al mondo senza dover ricorrere a metodi estremi.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 26 agosto 2004 - 2545 letture

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