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Cerchi un principe? Aiuta un rospo!

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"Clandestino o senigalliese a tutti gli effetti?
Per il momento abbiamo... uno "smeraldino" in città!

da David Fiacchini
dr.fiacchini@libero.it

Dovete sapere che fino ad una cinquantina di anni fa il fosso di Sant’Angelo e l’area agricola delle Saline ne ospitavano numerose popolazioni che potevano tranquillamente spostarsi da un sito all’altro senza grosse difficoltà, svolgendo in modo esemplare i diversi “compiti ecologici” loro assegnati (ad esempio: predazione su zanzare). Oggi, però, sono ridotti a pochi individui sopravvissuti a stento alla cementificazione, all’urbanizzazione continua delle aree agricole periferiche, alla moltiplicazione delle strade ed alla scomparsa dei piccoli e preziosi punti d’acqua minori, come stagni, pozze e fossati.
Arrivati fino al 2004, i pochi superstiti potrebbero addirittura essere scambiati per clandestini, ma in realtà sono dei senigalliesi “doc” a tutti gli effetti: di chi stiamo parlando? Di uno dei più importanti e preziosi alleati dell’uomo nella lotta ai cosiddetti insetti “nocivi” (come zanzare & co.), del più grande “sterminatore” di lombrichi, lumache, grillotalpa e scarafaggi che incontra nottetempo nelle passeggiate quotidiane in orti, giardini e fossi: si tratta del timido “Bufo viridis”, meglio conosciuto con il nome volgare di Rospo smeraldino o Rospo verde.
Questo strettissimo parente del più frequente (ed altrettanto importante e prezioso) Rospo comune, dal quale si differenzia sia per le dimensioni più ridotte che per la colorazione di fondo biancastra con macchie verdi brillanti orlate di nero, dalle nostre parti non gode di ottima salute e nell’intera provincia di Ancona si contano solamente tre o quattro siti ancora abitati da questo piccolo anfibio.
Le modificazioni dell’ambiente naturale, la semplificazione delle campagne e l’espansione delle zone urbane stanno pericolosamente riducendo l’areale distributivo del Rospo smeraldino, tanto che alcuni biologi e naturalisti volontari, impegnati in alcune ricerche faunistiche, si sono messi sulle tracce dell’anfibio verificando la presenza a Senigallia di un residuo nucleo in un habitat tutt’altro che ottimale… Si tratta del fosso di S. Angelo, nel punto compreso tra il viale dei Pini ed il ponte della ferrovia. Lo smeraldino trascorre le ore più calde dove la vegetazione ripariale offre ancora un minimo di rifugio ed un po’ di umidità, coabitando anche ad altri piccoli animali insettivori (come il Riccio e le Crocidure); poi, nottetempo, esce dai rifugi e si tuffa nelle non proprio limpide acque del fosso, emettendo il suo classico ed inconfondibile trillo (assomiglia al verso dei nostri grillotalpa) … cercando con grande difficoltà di riprodursi tra un rifiuto e uno scarico di fogna …
Superato lo stupore iniziale, il piccolo gruppo di volontari è passato dalle parole ai fatti, indicando agli Enti competenti (Provincia e Comune) una serie di proposte operative per cercare di salvare il nostro “smeraldino”. Fortunatamente si è potuto contare subito sulla sensibilità e sulla preziosa collaborazione dell’Amministrazione comunale, nella persona dell’Assessore all’Ambiente, Simone Ceresoni, e sulla professionalità e disponibilità dell’impagabile servizio “Verde Ambiente”: grazie al Comune, dunque, proprio in questi giorni si è intervenuti sul campo mettendo in atto la prima fase di un progetto di monitoraggio e tutela di questa ultima piccola popolazione di Rospo smeraldino che, a livello nazionale ed europeo, è rigorosamente protetto dalla Direttiva “Habitat”.
Il progetto, ribattezzato “I Guardiani dello Smeraldino”, prevede in primis un intervento di conservazione proprio lungo il fosso di S. Angelo: verso i primi di maggio sono state collocate nella fascia demaniale del fossato tre piccole vasche che fungono da piccoli “stagni artificiali”, habitat maggiormente preferito da questo e da altri anfibi. Nel giro di pochi giorni due dei tre punti riproduttivi sono stati colonizzati dai primi esemplari di Rospo smeraldino, ed ora si attende con ansia la “buona novella”: i primi girini, che testimonierebbero il pieno successo di questa fase iniziale del progetto.
Un quarto “stagno”, infine, è stato collocato nell’area ribattezzata “bosco mio” (zona saline), dove nelle intenzioni del gruppo di volontari “salvarospi” si vorrebbe ricreare un nucleo stabile di questo anfibio che fino a qualche decina di anni fa vi dimorava tranquillamente.
Ovviamente è necessario un costante e continuo monitoraggio della situazione, provvedendo al rabbocco dell’acqua negli stagni, eliminando eventuali rifiuti o larve di insetti molesti ivi presenti, controllando che il ciclo biologico dello smeraldino si svolga senza problemi. Tutto questo almeno per i primi anni, portando a buon fine l’idea progettuale iniziale; per queste ed altre attività, ovviamente, occorrono tanti volontari…
Quindi, ringraziando l’editore che ci ospita con questo spazio, lanciamo un appello: chiunque volesse aderire al progetto “I Guardiani dello Smeraldino”, entrando nel gruppo dei “salvarospi”, può contattare direttamente i referenti dell’iniziativa (David Fiacchini, 071.965365, e-mail: dr.fiacchini@libero.it o Mauro Furlani, 071.7929528, e-mail: mauro.furlani@libero.it).
In futuro, anche in collaborazione con le Scuole cittadine, i piccoli stagni artificiali potrebbero diventare una sorta di laboratorio di ecologia all’aperto, dove fare piccole osservazioni faunistiche imparando il prezioso ruolo ecologico svolto in natura dagli anfibi ed in particolare anche dal “nostro” Rospo smeraldino. L’auspicio è che queste iniziative di volontariato, che di per se possono apparire banali ed ininfluenti, possano essere sempre più diffuse e divulgate a livello locale, così da conoscerne più da vicino finalità e obiettivi per arrivare ad un più ampio “riequilibrio” ecologico dei nostri ambienti antropizzati.

Due rospi smeraldini che si accoppiano Un girino
Un rospo un rospo
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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 25 maggio 2004 - 3311 letture