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La Storia che non va dimenticata.

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
A Senigallia una mostra itinerante per l’Italia che riporta alla memoria un triste e doloroso capitolo della Storia: il destino crudele di 13 milioni di persone che, durante il secondo conflitto mondiale, in Germania e nei territori occupati vennero costrette al lavoro nelle più inumane condizioni.

di Lucia Ciriachi
lucia@viveresenigallia.it


Nell’epoca del regime nazional socialista in Germania e nei territori occupati più di 13 milioni di persone provenienti da tutta Europa vennero impiegate e costrette al lavoro nelle più inumane condizioni. Siamo nel pieno della seconda guerra mondiale e, ridotti in una delle più dure e crudeli schiavitù che la storia abbia conosciuto, donne uomini e bambini, operai specializzati dell’Europa Occidentale e internati militari dei territori occupati vengono impiegati nell’industria bellica, nel settore minerario e nell’agricoltura. Tra questi più di 500.000 italiani che l’8 settembre 1943 decidono di deporre le armi scegliendo la pace.
La storia dolorosa delle lavoratrici e dei lavoratori coatti stranieri dopo la guerra finisce nell’oblio e solo il dibattito sul risarcimento per i coartati dal regime nazional socialista avviato nel 1999 fa riprendere un in esame questa realtà dimenticata. Come giunse in Germania questa forza lavoro straniera? Quali erano le condizioni di vita? Cosa successe dopo la Liberazione? A queste domande cerca di rispondere una mostra organizzata dal Centro Studi Storici di Hagen che, inaugurata ad Hagen nel settembre 2002, dopo aver girato per altre 9 città tedesche, viaggia ora per l’Italia ed è approdata a Senigallia il 24 aprile dove resterà aperta ai visitatori fino all’8 maggio presso la Biblioteca Comunale Antonelliana.
1939 – 1945: Schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia”, questo il titolo della mostra, frutto di un accurato progetto volto a mantenere la memoria e a riportare in superficie storia, avvenimenti e persone il cui destino, dopo la guerra, fu presto dimenticato. Tutto questo attraverso immagini, documentazione e testimonianze. La mostra si rivolge in particolar modo ai giovani perché non vada dispersa la memoria di quel periodo storico, un triste e doloroso capitolo del ‘900, e per non dimenticare tutti coloro che soffrirono e morirono per un futuro più libero e democratico.

   

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 aprile 2004 - 1966 letture

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