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Senigallia sede del Convegno Missionario Regionale

4' di lettura
1974
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Da un lato la parata militare, dall’altra un convegno per lanciare proposte di missione e pace. Senigallia sede nello stesso giorno di due modi differenti di concepire il nostro comportamento verso i popoli del Mondo.

di Giulia Torbidoni
Giulia@viveresenigallia.it
Sembra uno strano scherzo della vita. Sembra quasi che domani Senigallia vivrà una doppia identità. Uno sdoppiamento ideologico. Da un lato si avrà la parata militare, a mio parere molto formale e poco propositiva, che evidenzierà l’orgoglio di divisa e rivendicherà la correttezza e la “bontà” delle proprie armi; dall’altro il Convegno Missionario della nostra Regione.
Data e luogo del Convegno sono stati scelti a Settembre quando il C.M.R. (Commissione Missionaria Regionale), formato dai rappresentanti di ciascuna diocesi delle Marche, (per la Diocesi di Senigallia abbiamo Don Carlo Paolucci parroco di Brugnetto), ha affidato alla nostra comunità diocesana il compito di preparare l’annuale appuntamento regionale.
Il titolo della giornata sarà “Parrocchia a Porte Aperte. Missionarietà a misura di Mondo” in preparazione al Convegno Nazionale che si terrà a fine Settembre a Pescara dal titolo “Comunione e Corresponsabilità per la missione”. Dunque la missione come principio da far crescere e da proteggere. La missione come mezzo di aiuto e contatto con persone bisognose distanti, indifese ed inevitabilmente diverse, per cultura, da noi. La missione anche come mezzo per una globalizzazione della solidarietà, del rispetto e dei Diritti Umani.
Due saranno i relatori della mattina: Don Vincenzo Solazzi vice direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo della Diocesi di Fano, quindi responsabile di tutto quell’apparato di formazione dei Missionari, anche laici, che poi andranno, per determinati periodi di tempo, nelle zone, assai numerose, in cui si opera; e Don Marco Presciutti, anch’egli della Diocesi di Fano e Missionario in Brasile. Entrambi tratteranno il tema “Missione”, ma analizzandone da vicino due fondamentali aspetti: innanzitutto, come noi possiamo portare solidarietà e aiuto ai popoli emarginati ed esclusi dal benessere, trattando perciò anche il tema della formazione dei missionari; poi, cosa queste stesse popolazioni possono darci e come possono arricchirci. Non si vuole dunque vedere la missione nel Mondo come un processo unilaterale, bensì come uno scambio di cultura, di rapporti, in nome di una conoscenza profonda e ricca di rispetto che possa portare ad una amalgamazione dei popoli, pur mantenendo le differenze peculiari di ciascuno. Non si può negare il fatto che grazie alla conoscenza del diverso, alla sua accettazione e al dialogo con esso, si elimina una grande scintilla delle guerre: la paura dell’altro.
La mattina si chiuderà con gruppi di lavoro e il pomeriggio sarà segnato da due momenti basilari della giornata: la Tavola Rotonda in cui i missionari, sacerdoti e laici, tratteranno le loro esperienze di missione nel Mondo e poi la Celebrazione Eucaristica conclusiva della giornata che, animata dal GIM (Giovani Impegno Missionario) di Pesaro, si svolgerà prendendo alcuni aspetti di una S. Messa congolese. I due momenti sono molto importanti. Mentre la Tavola Rotonda, infatti, dimostrerà come tutti siamo chiamati ad intervenire di fronte ai drammi del Mondo, ne saranno un esempio una famiglia rimasta nove anni in Africa, ed ora rientrata, e un’altra che sta per partire, la Messa affronterà con i simboli il tema dell’unione e il problema della schiavitù dei più piccoli, purtroppo presente in tutti in continenti. Così si libererà un aquilone, simbolo della liberazione dei bambini occidentali dalla televisione e dai video-giochi, si tirerà un pallone in aria per ricordare i bambini asiatici sfruttati dalle multinazionali che non possono giocare, fino poi ad arrivare al gesto conclusivo che vedrà l’intreccio di cinque gomitoli diversi di lana. Simbolo dei cinque continenti.
Un appuntamento fondamentale, soprattutto perché, in un momento storico come il nostro in cui si costruiscono muri e si affrontano le problematiche globali con le armi e la violenza, dire che si vogliono tenere “Porte Aperte” risulta essere un segno di umiltà, speranza e intelligenza.

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 17 aprile 2004 - 1974 letture