psicologia: Una vita gratificante?

Senigallia 30/11/-0001 -
Lo spazio dedicato alle vostre domande allo psicologo.

Il Sig. Mario mi chiede se educare un figlio alle responsabilità, al sapersi comportare tra la gente è sufficiente per indirizzarlo verso una vita gratificante."

a cura del Dott. Pinto Francesco
339.3244297
dr.pinto@libero.it


È opinione ampiamente diffusa che l'individuo sìa una macchina funzionante secondo determinati requisiti fisiologici. Ci sono fame e sete, la necessità di dormire. La sessualità, e via dicendo: bisogni fisiologici e biologici che richiedono di essere soddisfatti; e, se questo non dovesse succedere, l'individuo diviene, nel linguaggio psicoanalitico un nevrotico oppure, nel caso della fame, muore. Se invece queste esigenze sono soddisfatte, almeno in apparenza va tutto meglio.. ma non tutto è risolto!
Può infatti darsi che tutti i bisogni fisiologici e biologici dell'individuo siano soddisfatti ma, nonostante questo egli non sia soddisfatto, e non viva in pace con se stesso ma si sente "malato interiormente".
È il classico caso della persona che si sente rivolgere da amici, famigliari o conoscenti la classica frase del tipo "Non hai niente di cui lamentarti perché hai tutto, non ti manca niente!"
Lo psicologo tedesco Karl Buhier ha coniato un termine illuminante: Funktionsfreude cioè "gioia della funzione", per dire che l'attività può produrre una gioia che consiste nel fatto che l'uomo gode del proprio funzionamento, e non già perché ha bisogno di questo o quella cosa, ma l'espressione delle proprie facoltà di per sé è fonte di gioia.
Queste riflessioni hanno delle implicazione anche in campo educativo, la geniale e famosa educatrice a livello internazionale, nostra vicina di casa, nacque infatti a Chiaravalle (an), si era resa conto che ricorrendo all'antico principio della ricompensa e della punizione si potevano ammaestrare bambini ma non però educarli. L'essere umano impara con molta più facilità quando l'attività comporta in sé e per sé una soddisfazione. Quando il fare si mescola alla scoperta creando "l'emozione di conoscere".
L'uomo è se stesso soltanto quando si esprime, quando da voce alle proprie forze interiori e, se questo non accade, se semplicemente "ha" e usa anziché "essere", l'uomo si annìchilisce, decade, si riduce a cosa, e la sua esistenza gli appare priva di senso divenendo sofferenza.




Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 marzo 2004 - 2140 letture

In questo articolo si parla di

Leggi gli altri articoli della rubrica psicologia





logoEV
logoEV