x

SEI IN > VIVERE SENIGALLIA >

voce misena: In memoria di un costruttore

4' di lettura
1940
EV

Commosso, ma obiettivo e lucido, ricordo di Don Pietro Sallei.

Mercoledì 3 dicembre è morto Don Pietro Sallei da cinquanta anni parroco di Montignano. Sabato 6 dicembre ai funerali era presente tutto il paese di Montignano, la chiesa gremita come non mai a testimoniare l'affetto e la commozione di una comunità in lutto. Il mio vuole essere un ricordo senza retorica, colmo di gratitudine per quello che ha fatto don Pietro per Montignano ma soprattutto gratitudine per quello che debbo io (ma penso intere generazioni di montignanesi) a lui per la mia crescita personale e spirituale.
Noi uomini siamo strani, perché a Montignano da quando sono nato ho sentito parole discordi nei suoi confronti. Era un uomo senza mezze misure: molto amato ma anche molto odiato.
All'indomani della sua morte si sentono solo parole ed elogi a volte un po' contorti e di difficile comprensione. Vorrei almeno io cercare di non cadere nell'ipocrisia e senza aver paura dell' unpolitically correct voglio ricordare don Pietro così com'era con le sue fisse, i suoi difetti e anche un carattere non proprio raccomandabile.
La vita di Don Pietro è stata un impegno continuo, teso alla costruzione di un mondo migliore.
No, a lui non piaceva urlare e lamentarsi delle ingiustizie, a lui piaceva lavorare e costruire, in silenzio, denigrato da molti: "quando portavo la carriola la gente che passava mi faceva il verso del somaro!", raccontava.
Aveva scelto di dedicare la vita al servizio di Cristo aveva capito che ogni sacerdote è costruttore, costruttore del regno di Dio in terra.
Aveva però capito che per costruire occorreva educare. E il suo ministero pastorale è stato un continuo impegno di educazione. Teneva particolarmente al catechismo ai bambini e dei ragazzi. Aveva capito che la sfida contro la dimenticanza e il nichilismo moderno si vinceva con l'arma dell'educazione.
Ma la sua non era trasmissione di saperi, don Pietro era contrario a un nozionismo o alla cultura dei cosiddetti intellettuali. Nella sua semplicità aveva capito che educare significava trasmettere una capacità di entrare nella realtà. L'educazione per don Pietro mirava alla persona, seppur con metodi un po' anacronistici e non sempre ortodossi. Per don Pietro occorreva innanzitutto conoscere e esaltare l'essenza costitutiva dell'uomo, i suoi bisogni e le sue domande. Ha sempre insegnato infatti l'umiltà, sottolineando l'importanza della preghiera soprattutto a Maria. I suoi valori, che venivano dalla tradizione contadina non erano mai astratti: il sudore, la fatica, la lealtà, l'onestà, l'umiltà. Mai astratti perché avevano come base Cristo, il Dio che si è fatto uomo e che ha sofferto come noi. Don Pietro era famoso per l'impegno, la grinta e la determinazione con cui affrontava la vita, l'impegno di chi sa che tutta la vita è un dono e va vissuta fino in fondo. Una passione per la vita che non l'ha abbandonato neanche ultimamente quando le precarie condizioni di salute gli avevano reso difficili i movimenti.
Ora non c'è più. Molti dicono che bisogna dimenticare e andare avanti. No questo non è umano!
Io non dimenticherò. Montignano se sarà veramente grata al suo parroco non dimenticherà.
Don Pietro non c'è più. Il Signore l'ha voluto a sé. Ma Lui è ancora vivo nelle opere che ha eretto durante la vita. Opere fisiche che hanno contributo al benessere di Montignano. Ma soprattutto continua a vivere nel cuore di chi - come me - grazie alla sua testimonianza e al suo costante sforzo educativo, sta diventando Uomo. Sì, Uomo con la "U" maiuscola, Uomo vero.
Grazie Don Pietro.
di Emanuele Panni

Dall'omelia del Vescovo
Don Pietro è stato soprattutto il pastore, il padre, il maestro, il servitore, il punto di riferimento per la fede di questa comunità affidata alle sue cure.
Ora si presenta davanti al Signore non semplicemente come uomo - originale, estroverso, entusiasta, costruttore, manovale, impegnato socialmente e con l'hobby della politica - ma fondamentalmente ed essenzialmente come sacerdote. Anzitutto e prima di tutto lui si è sempre sentito sacerdote: è stato per circa 50 anni pastore di questa comunità cristiana di Montignano, l'ha servita e amata sopra ogni cosa, certamente con il suo proprio stile, ma con cuore sincero e fedele.
Le sue più vere e profonde preoccupazioni erano quelle di carattere pastorale: soffriva per i posti vuoti che vedeva in Chiesa e soprattutto per la crisi religiosa di non pochi giovani a partire da dopo la Cresima. Ci teneva a fare egli stesso il catechismo, almeno in prossimità dei sacramenti. Aveva un amore profondo per la Chiesa e per il Papa.

ARGOMENTI


Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 18 dicembre 2003 - 1940 letture