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il resto del carlino: Barboni al freddo: nessuno li vede

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Da alcuni giorni un gruppo di extracomunitari si è accampato nell'atrio del palazzo del turismo. Un contrasto doloroso con il clima di feste del Natale, un contrasto che sembra lasciare tutti indifferenti.

La povertà e la sopravvivenza ai limiti della disperazione sono una triste realtà anche in città.
Fino a poco tempo fa scene simili eravamo abituati a vederle soltanto nelle metropoli, dove extracomunitari e barboni dormono in strada coperti solo di cartone o qualche straccio. Ed invece ecco la conferma che anche Senigallia purtroppo deve fare i conti con situazioni che sono un «pugno nello stomaco».
Soprattutto quando l'attenzione di questi giorni è tutta rivolta per la maggior parte alle vetrine illuminate, alle tavole imbandite, ai regali ed a momenti di serenità assieme a parenti ed amici o attorniati dal calore della famiglia.
Dalle luminarie ed il vociare festoso del centro alla desolazione invernale del palazzo del Turismo - a due passi dal mare - ci saranno un centinaio di metri.
Eppure ecco cosa succede quando arriva la sera. Le scalinate del palazzo del Turismo che ospita gli uffici dell'ex Azienda di promozione turistica, si trasformano in un dormitorio: un bivacco di fortuna per alcuni extracomunitari che dormono in sacchi a pelo e si riparano con coperte o teli.
Di giorno tutto viene riposto sotto le panchine: sacchetti di plastica ed altri oggetti testimoniano la loro presenza. Ormai per i dipendenti dell'ufficio è una realtà che sta diventando abituale: gli extracomunitari se ne vanno la mattina per far ritorno puntualmente alla sera.
L’illuminazione del palazzo forse li fa sentire sicuri, anche se rende più forte il contrasto tra queste scene di quotidiana disperazione ed il resto della città.
Sono cinque, a volte sei, i clochard che si sono divisi lo spazio dell'atrio: alcuni sul lato mare e altri invece raggruppati sul lato verso la stazione ferroviaria.
Con il freddo pungente di questi giorni e la temperatura glaciale, anche il bivacco sotto le scalinate dell'edificio costituisce un riparo.
Si tratta di persone che non sembrano dar fastidio a nessuno. E nessuno pare abbia chiesto di allontanarli ma neanche ha teso loro una mano.
Eppure è una realtà con la quale la città deve imparare a confrontarsi: gli arrivi di immigrati sono sempre più frequenti, così come sempre più grandi sono le difficoltà con le quale istituzioni e associazioni di volontariato si trovano a poter affrontare queste situazioni d'emergenza.
di Sandro Galli

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 09 dicembre 2003 - 2103 letture