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il resto del carlino: La spiaggia rischia di perdere bagnini. Tanti chiuderanno

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Dopo la protesta a Roma dei bagnini Senigalliesi il Carlino ha intervistato Enzo Monachesi, presidente degli operatori balneari sullo scottante tema dell'aumento del 300% dei canoni demaniali.
A rischio non ci sono solo gli stabilimenti balneari. L'aumento del 300% dei canoni demaniali previsto dalla Finanziaria farà sentire le conseguenze ad una fascia ben più ampia di operatori turistici, per i quali si prefigura un futuro che dire incerto è poco. Le associazioni iniziano a tastare il polso dei loro iscritti ed a raccogliere malumori.
«Gli stabilimenti balneari sono un centinaio» sostiene il presidente dell'associazione bagnini Assib-Cna Enzo Monachesi.
«Ma l'aumento di oltre il 300% dei canoni demaniali riguarderà tantissime altre imprese lungo la costa o sul lungomare. Ad occhio e croce tra bar, esercizi pubblici, negozi ed altre attività commerciali, la tegola dei canoni cadrà sulla testa di oltre 300 operatori dal Cesano a Marzocca e sulle loro famiglia».
Chi si sta muovendo per fronteggiare la situazione?
«La situazione che si prospetta è terrificante. Se anche alla Camera la finanziaria dovesse passare con il decreto contenente gli aumenti, gli effetti sarebbero devastanti. In tutto questo ci rammarica il silenzio dell'amministrazione comunale».
Che centra il Comune?
«Sarebbe auspicabile che sindaco ed assessori facessero sentire la loro voce a sostegno di questa importante battaglia che gli operatori turistici stanno combattendo. Qui in ballo non c'è soltanto il futuro di bagnini o esercenti. Il problema non riguarda poche persone».
«Ad essere messo in serio pericolo è uno dei settori trainanti dell'economia cittadina. Senigallia rischia di rimanere fuori dal mercato, vanificando gli impegni sul fronte della promozione».
Insomma vi sentite abbandonati e dimenticati?
«Fino a questo momento non abbiamo sentito alcuna dichiarazione in merito. Tra l'altro stiamo attendendo ancora di essere convocati dal Comune per stilare un bilancio di fine stagione. Sarebbe importante in questo momento per la categoria sapere di poter contare su un'azione dell'amministrazione comunale nei confronti del Governo contro questi aumenti».
Quali conseguenze prevedete?
«Per la maggior parte dei casi potrebbe profilarsi anche la chiusura. Di certo a caduta per recuperare le maggiori spese saremo costretti ad aumentare i prezzi in maniera consistente. Senza contare che il provvedimento avrà ripercussione anche nei confronti dell'occuapazione. I primi ad essere tagliati saranno i dipendenti stagionali. Più difficile saranno i contraccolpi per le concessioni balneari più piccole, quelle per intenderci con una sessantina di ombrelloni. Ed anche se i titolari le vendessero perché non più remunerative, con costi di gestione così elevati le spiagge non sarebbero appetibili. Ma anche per gli stabilimenti più grandi il futuro non è certo roseo. Chi se la sentirebbe più di effettuare investimenti sapendo di finire fuori mercato?».
L’alternativa?
«Prevedere canoni a seconda delle varie località. La prospettiva se non si ricorre a canoni stabiliti per fasce diverse è di avere in futuro poche concessioni per clienti d'elite. E questo non mi sembra certo il caso di Senigallia dove il turismo è familiare. Non dimentichiamoci che i canoni sono stati già aggiornati negli anni passati agli indici Istat. Oltretutto ci troviamo a dover sborsare fior di quattrini per l'affitto di tratti di arenile sui quali insistono attrezzature di nostra proprietà, con tutti i rischi a nostro carico, atti vandalici compresi».
di Sandro Galli

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Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 04 novembre 2003 - 1703 letture