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voce misena: Quattro senigalliesi in missione in Argentina.

4' di lettura Senigallia 30/11/-0001 - Continuano le testimonanianze in occasione del mese dedicato alla missione ad gentes. Eugenio, Francesco, Lorenzo e don Luciano hanno trascorso venti giorni, lo scorso agosto, nella missione in cui lavora P. Marcello Birarelli, francescano di Ostra, nel nord dell'Argentina. Ecco il loro 'diario di viaggio'.

Monte Quemado 38 ore di viaggio, questa è la distanza che ci separa da padre Marcello Birarelli. Questa la durata del viaggio che un sacerdote della nostra diocesi Don Luciano Guerri e i tre ragazzi dell'Esperienza di Servizio Volontario Eugenio, Francesco e Lorenzo hanno percorso per andare a far visita a Padre Marcello. Lui è lì, nel Nord dell'Argentina, da ventotto anni. Era andato per sostituire un suo confratello per alcuni mesi, poi i casi della vita e la missione a cui il Signore l'ha chiamato l'hanno trattenuto in quel luogo per così tanto tempo.
Monte Quemado è una cittadina di 12.000 abitanti e vi sono due parrocchie, a padre Marcello sono affidate circa 8.000 anime. La parrocchia è organizzata su sei cappelle di quartiere presso le quali si celebra una messa a settimana e dove il gruppo di catechisti del quartiere, che anima la vita della comunità, organizza le attività di catechesi.
I catechisti sono le braccia, il corpo della parrocchia; composto da adulti e giovani, si occupano dell'evangelizzazione di base e dell'educazione religiosa. Nel corso della nostra visita ci sono stati due momenti di particolare intensità, vissuti dalla comunità di Monte Quemado, che ci hanno fatto gustare l'intensità e la grazia che lo Spirito Santo riversa su queste persone. Il primo momento: la festa della Vergine del Calvario il 14 e 15 agosto, un momento di devozione popolare che mobilità ogni anno migliaia di pellegrini provenienti da tutta la regione e da alcuni villaggi delle regioni vicine. Tutta la comunità partecipa alla realizzazione di questo momento, i giovani che fanno il cordone alla processione, e che rifocillano i pellegrini, gli adulti e gli anziani che preparano i luoghi per accogliere i commercianti (per la fiera che si svolge contestualmente).
Il secondo momento: la celebrazione dei sacramenti del battesimo e dell'eucaristia presso le piccole comunità che vivono nel mezzo della selva. Dato lo stato disastroso delle comunicazioni queste comunità ricevono la visita del loro parroco soltanto due o tre volte l'anno. In occasione di queste visite si celebrano i battesimi, l'eucaristia e, se vi sono, eventuali matrimoni. I ragazzi del gruppo missionario precedono di un giorno la visita del parroco organizzando degli incontri di catechesi per preparare i destinatari dei sacramenti e le loro famiglie.
Alcune parole vanno spese per introdurre l'ambiente economico, sociale e politico di questa area dell'Argentina.
All'opposto dell'Italia o dell'Europa in Argentina i "terroni" si trovano a Nord, nel senso che le province del nord sono quelle più povere ed economicamente meno forti. La gente di Monte Quemado è prevalentemente meticcia, si riconoscono in molti volti l'origine indio degli antenati.
L'economia, per quella che esiste, è in mano ad un piccolo gruppo di famiglie di origine Libanese - una scoperta che sto facendo in questi giorni è che i libanesi sono i ricchi dei poveri, li trovi ovunque e ovunque si trovano a capo di attività imprenditoriali. Sono i possessori del bosco con proprietà che si estendono per migliaia di ettari, sono i proprietari delle falegnamerie dove il legname viene lavorato, con tecnologie che fanno affidamento sulla sola forza fisica, infine sono i proprietari dei supermercati presso cui i loro dipendenti si riforniscono.
A chiudere il cerchio: il malgoverno, il 14 settembre si sarebbero svolte le elezioni per la carica di intendente di Monte Quemado (l'equivalente del nostro sindaco), a contendersi la poltrona due giustizialisti. Abbiamo assaggiato cosa sono le elezioni in questo paese, che tra l'altro passa da un'elezione all'altra con pochissime pause (un po' come avviene in Italia), entrambi i candidati si affannano a comprare voti, e il mercato è tutt'altro che tenuto nascosto, anzi in vero dovremmo parlare di "supermercato". Il cortile delle abitazioni dei due candidati erano affollati come il parcheggio di un nostro supermercato, famiglie in attesa di scambiare la promessa di voto per del cibo, la promessa di un lavoro o di altro.
Francesco Bucci





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 28 ottobre 2003 - 1696 letture

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