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Prostituzione forzata: un problema che cambia

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
I dati sulla prostituzione a Senigallia sono allarmanti: più di 40 ragazze sono costrette a prostituisi ogni notte sulle nostre strade. Si è riunita per affrontare l'argomento la IV commissione consigliare convocata dal presidente Gennaro Campanile e con la presenza della dottoressa Pina Massi, assessore ai servizi alla persona, e di Riccardo Borini, presidente dell'associazione Freewomen che dal '95 combatte la prostituzione forzata.


Ogni sera sulla Statale Adriatica, dal Ciarnin a Marzocca, e al Cesano, dal centro commerciale verso la Bruciata, decine di ragazze sono costrette a prostituirsi.
A Marzocca le ragazze provengono per lo più dall'Ucraina e dalla Romania. A Cesano le ragazze sono africane, in particolare nigeriane.
Ogni ragazza riceve almeno 10 clienti a sera, per un compenso di 10-15 euro. Le ragazze sulle nostre strade sono, ogni sera, almeno 40. E' facile calcolare che quotidianamente oltre 400 uomini cercano sesso a pagamento. A questi vanno aggiunti i clienti delle prostitute degli appartamenti, dei locali e dei centri massaggi. Un espressione di disagio che andrebbe analizzata inipendentemente dal problema della schiavitù di queste ragazze, spesso giovanissime. La IV commissione consigliare del comune di Senigallia ha affrontato l'argomento alla presenza dell'assessore per i servizi alla persona, la dottoressa Massi e del Presidente di Freewoman, Riccardo Borini, invitati dal presidente Gennaro Campanile.
La lotta alla prostituzione forzata nel nostro territorio è organizzata e ben articolata. Forte è la collaborazione tra le varie forze del'ordine, tra queste e i servizi sociali, le unità di strada e le istituzioni. Gli operatori e i dipendenti di Freewomen avvicinano le ragazze sulle strade come normali clienti, danno loro un volantino e hanno tempo di scambiare poche parole prima che arrivino dei clienti a far fretta. E' un primo contatto, al quale ne seguiranno altri. Le ragazze ormai conoscono i volontari e sanno che possono rivolgersi a loro per necessita apparentemente banali, come una visita ginecologica o dentistica. E' in questa seconda fase che l'operatore può affrontare discorsi più complessi e alle ragazze che lo vogliono viene offerta la possibilità di sfuggire ai propri sfruttatori. Free Woman offre loro la possibilità di un rimpatrio assistito o di un inserimento nella realtà lavorativa italiana. Per sfuggire alla malavita che le ha portate in Italia vengono portate in una nuova città, dove vivono per sei mesi in una casa d'accoglienza, grazie ad imprese convenzionate imparano a lavorare e dopo altri sei mesi di semiautonomia diventano indipendenti. Free Woman continuerà comunque a seguirle per ogni evenienza.
Questo purtroppo avviene sono con una piccola parte delle ragazze. Dall'introduzione della Bossi-Fini sulle nostre strade le ragazze sono calate a favore di quelle costrette a prostituirsi negli appartamenti dove è molto più difficle contattarle. Mentre le ragazze rimaste sulle strade si avvicendano con una frequenza sempre maggiore ed è più difficile istaurare con loro un rapporto di fiducia.
Free Woman è finanziata dallo Stato, dalla Regione e dai comuni più coinvolti dal fenomeno, come Ancona, Falconara, Camerano, Montemarciano e Senigallia. Il Comune di Senigallia ha destinato al progetto anche tutti i soldi delle multe fatti ai cienti delle ragazze.
di Michele Pinto





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 27 ottobre 2003 - 3017 letture

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