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giulia torbidoni: I matti dei villaggi

2' di lettura Senigallia 30/11/-0001 - Chi sono i matti che vanno a spasso con comportamenti eccentrici per le vie delle nostre città? E se fossero tutti dei geni incompresi?

Li vediamo gironzolare per le nostre piazze, parlare ininterrottamente con i propri compagni immaginari di viaggio come fanno i bambini, ci guardano sorridendo come se ci volessero irridere. I matti li chiamano. E noi siamo matti per loro? Come ci vedono nei nostri panni intrisi di frenesia lavorativa e autoritaria disciplina? Loro intanto si spogliano e si tuffano nelle fontane cittadine, a che altro potrebbero servire?, sporchi si vestono con poco, non serve molto in fondo per vivere, i tetti sono occasionali, perché ogni giorno si è diversi e si deve stare dove ci si possa sentire bene al momento e poi non riescono proprio ad entrare nel nostro mondo. Vivono la propria follia in un mondo privato in cui raramente si può entrare, eppure loro involontariamente fanno parte del nostro quotidiano. Ci ritroviamo a pensare a loro, a scrutarli a studiarli in un certo qual senso. Pensiamo a Paolo Turchi che è da tutti più conosciuto come “Pantera” forse per quella sua inconfondibile camminata, o al celebre “pinguino”… Ogni paese ha sempre avuto un suo matto. Corinaldo è, per esempio, il paese dei matti, e qui c’è un fondamento reale, perché nel Medio Evo qui venivano trasferiti dai papi i matti di Roma. Dunque un intero paese di folli, e come sarà stato? Forse leggi al contrario e canoni morali sovvertiti, forse una specie di paese fiabesco o forse un luogo nero in cui nascondere le persone su cui madre natura ha lavorato poco. E si, perché se i matti ci hanno sempre fatto sorridere per le loro azioni così folli, la buona e sana società non sempre si è comportata docilmente o tollerantemente. Non dimentichiamoci dei severi ricoveri in cui si curavano le persone con le scariche di elettricità. Fortunatamente però le cose stanno cambiando e sono cambiate: anche persone svantaggiate riescono ad inserirsi nella società lavorativa o trovano al loro fianco associazioni, strutture e aiuto non tanto per entrare nel nostro mondo quanto piuttosto per vivere bene il loro. E poi sono spesso le idee folli a salvare l’umanità, pensiamo al matto del villaggio del film “Train de vie” che riesce a far scappare dall’assalto nazista il suo intero paese proprio tramite una sua genialata. Chissà che in fondo non siano tutti delle menti geniali che hanno trovato l’elisir del buon vivere? Proprio il nostro Pantera è un campione di scacchi!!
di Giulia Torbidoni





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 22 ottobre 2003 - 2540 letture

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