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vj: Piano di Rete: il Sindaco illustra le fasi del progetto alla Sinistra Giovanile

3' di lettura Senigallia 30/11/-0001 -
Il sindaco Fabiano Belcecchi si è incontrato venerdì scorso con la segreteria della Sinistra Giovanile di Jesi per affrontare insieme la questione delle nuove antenne della telefonia mobile, argomento sul quale i ragazzi dei Ds avevano richiesto un approfondimento.

dal Comune di Jesi
www.comune.jesi.an.it


Il Sindaco ha ribadito ancora una volta il lungo lavoro svolto dal Comune: blocco di tutti gli insediamenti a partire dal gennaio 2003, rifiuto totale di assecondare le richieste dei colossi delle telecomunicazioni che avevano manifestato l'esigenza di installare ben 21 nuovi impianti in tutta la città, avvio di un immediato confronto "a bocce ferme" (e cioè senza alcuna autorizzazione preventiva) per ridurre non di alcuni siti, neanche della metà, ma di almeno tre quarti le richieste presentate.

Una scelta non facile, perché il Comune di Jesi, al pari tutti i Comuni italiani, si trova costretto a fare i conti con una legge nazionale che dà assoluta priorità alle antenne, limitando in maniera pressoché totale il potere degli enti locali. Per far questo ha chiesto aiuto ai due massimi organismi di tutela della salute pubblica marchigiana: l'Azienda sanitaria regionale, attraverso la struttura territoriale di Jesi, e l'Arpam, l'Agenzia regionale per l'ambiente. Si è così sviluppata una lunga e faticosa trattativa che ha portato a ridimensionare drasticamente le richieste delle grandi aziende telefoniche: non 21 siti, ma solo 6; utilizzo delle migliori tecnologie per limitare le onde elettromagnetiche (come in via Giani dove si è ottenuti una riduzione del numero di antenne e della relativa potenza); controlli preventivi e successivi alle installazioni; impegno a modificare gli impianti qualora fossero disponibili ulteriori strumenti che ne riducono la potenza.

Il tutto è stato illustrato in assemblee pubbliche, incontri, sedi istituzionali preposte. Azienda sanitaria, Arpam, esperti in materia e docenti universitari hanno più volte sottolineato come il percorso di Jesi sia stato assolutamente straordinario, da prendere come modello per la partecipazione sviluppata, la capacità di confronto con i gestori della telefonia mobile, i risultati ottenuti. Di fronte a dubbi legislativi si sono acquisiti anche i pareri di tutti tecnici regionali preposti per arrivare ad individuare siti che, rispondendo alle esigenza della telefonia (la copertura di rete, che resta come dispone la legge un interesse nazionale privilegiato ed irrinunciabile), potessero offrire le massime garanzie. In questo percorso ha partecipato, a più riprese il Comitato nato contro l'installazione dell'impianto in zona Tabano, che ha avuto modo di illustrare ai tecnici le proprie ragioni, ma non ha mai accettato le tesi di tutti i soggetti coinvolti.

L'Amministrazione comunale è pienamente consapevole di aver effettuato un percorso lineare, chiaro e trasparente, nell'assoluto rispetto delle regole e soprattutto della tutela della salute pubblica e dei cittadini. Dietro la scelta del Comitato, di vago sapore politico, c'è un percorso estremamente pericoloso che avrebbe potuto prefigurare, esso sì, il proliferare di "antenna selvaggia", come dimostrato dai fatti: non appena uno dei colossi delle telecomunicazioni ha subodorato il rischio di non arrivare ad un accordo con il Comune, ha approfittato delle garanzie fornite dalla legge ed ha preso immediatamente accordo con sei privati per installare la propria antenne a due passi dai siti individuati dal Comune.





Questo è un articolo pubblicato il 30-11--0001 alle 00:00 sul giornale del 01 ottobre 2003 - 992 letture

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