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dot Fano: ritrovata la 17enne pakistana rapita, arrestati i genitori

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Almas Mahmood sta bene, è stata ritrovata nel pesarese. Il padre, Akatar Mahmood 40 anni, la voleva sposa ad un suo connazionale.

La 17enne rapita lunedì dal padre con la collaborazione della madre fuori dal centro di accoglienza di Fano, dove risiedeva proprio dopo alcuni gravi episodi di violenza famigliare, è stata ritrovata nelle prime ora di martedì mattina nel pesarese.


L'auto con la quale era stata portata via contro la sua volontà si è diretta, subito dopo il sequestro verso Roma dove la famiglia ha trascorso la notte. MArtedì mattina l'auto ha fatto ritorno in regione con l'intento di raggiungere Bologna. I carabinieri di Pesaro hanno fermato l'auto, una Daewoo, con a bordo oltre ai due genitori e Almas anche un fratello più grande e una sorella più piccola, in autostrada tra Fano e Marotta.


In manette sono finiti entrambi i genitori residenti a Senigallia. Il padre, Akatar Mahmood, 40 anni, è accusato di sequestro di persona. Per la madre di Almas, 37 anni, l'accusa è di concorso nel sequestro, vicenda per la quale è indagato anche il fratello sedicenne della giovane. La ragazza voleva vivere all'occidentale e per questo sarebbe stato messo a punto il sequestro, facendo salire a forza la giovane su un'auto.

da Giulia Mancinelli e Elena Serrano

redazione@viveremarche.it

di Renato_Pizzi del 19/01/2010 ore 09:48:43
Sono contento per la ragazza. Ho notato che tra i cittadini immigrati di altre religioni, sono di solito le donne a pagare il prezzo più alto alla libertà di scelta. Questo va a loro onore. Senza generalizzare o banalizzare una quetione molto articolata, sarebbe opportuno che certi pasdaran del multiculturalismo si interrogassero sul significato di decenni di lotte per l'emancipazione e la parità tra i sessi in occidente. Paradossalmente, anche la scelta di comparire nuda su un cartellone pubblicitario è un segno della libertà femminile (oltre che dell'infantilismo di noi maschi, ma meglio guardoni che bigotti). Se crediamo nelle nostre conquiste sociali, dobbiamo pretendere che i diritti di tutti siano rispettati e tutelati. Il relativismo culturale è piuttosto debolezza culturale.
di Giuseppe_Landi del 19/01/2010 ore 11:09:19
Altro esempio di come alcune culture, siano ancora lontane dalle nostre... da noi si "combinavano" matrimoni, piu' di 100 anni fa... In alcuni casi alle donne straniere e' perfino vietato di imparare la nostra lingua...
di lucas del 19/01/2010 ore 11:18:35
Secondo me sarebbe opportuno togliere la foto della ragazza o quanto meno modificarla. D'accordo che é un rilevante fatto di cronaca, ma la ragazza é minorenne, vive purtroppo una situazione di disagio familiare ed ha bisogno di meno pubblicità possibile (ed un pizzico di tranquillità...).
di piccola del 19/01/2010 ore 12:59:48
sono contenta e sollevata,sono mamma anch'io e non capisco come si può far così male alla propria figlia!povera stellina quanto avrà sofferto!le auguro una vita piena di felicità.
di Guattolo del 19/01/2010 ore 13:13:07
io invece non sono d'accordo, questa ragazza ha rischiato grosso e rendere pubblica la sua immagine nella comunità locale serve a proteggerla, dato che in Italia la donna ha superato la sottomissione all'uomo del mondo premoderno, cosa che nei paesi islamici ancora non è

e sarebbe ora che le Istituzioni locali, provassero ad organizzare corsi x immigrati, per quanto a partecipazione volontaria immagino, su cosa vuol dire vivere in un paese moderno e che finchè stanno qua devono aderire ai diritti individuali ed a rispettare i vari poteri locali costituiti (forse farebbe bene anche a noi ripassare..)
di Gabriel del 19/01/2010 ore 14:45:11
Penso che rendere consapevoli gli immigrati dei diritti che in Italia spettano a tutte le persone, sia più che giusto.
Sicuramente non è semplice combattere fenomeni di sottomissione che, come in questo caso (fortunatamente finito bene), dominano la mente di certe persone.
L'integrazione è una priorità ma deve partire da una condizione essenziale ed irrinunciabile: il rispetto della libertà della persona e dei suoi diritti fondamentali; non c'è religione nè cultura che tenga di fronte a questi valori, base minima del vivere civile.
Piaccia o non piaccia a certe culture, chi decide di vivere in Italia deve sapere che i propri figli, maschi o femmine non importa, NON POSSONO subire alcune forma di limitazione della libertà.
Partiamo da questo punto imprescindibile e poi vediamo cosa ci differenzia e cosa ci unisce.
Tanti auguri alla ragazza per una vita libera e felice.
di Anonimo del 19/01/2010 ore 20:44:42
Commento Sconsigliato Leggilo comunque»
di Luigi Mazzotti del 19/01/2010 ore 13:04:03
Concordo pienamente con il commento di Renato, soprattutto quando dice che il relativismo culturale diventa, alla fine, debolezza culturale.
di Thomas Olivieri del 19/01/2010 ore 16:09:00
Mi fa davvero strano leggere commenti ancora improntati su un razzismo che è figlio di una ignoranza abissale, dalla quale sembra non ci si vuole affrancare mai.

Gli immigrati di prima generazione sono inevitabilmente ancorati alle tradizioni storico-culturali-religiose dei loro paesi d'origine.
Sarebbe assurdo pensare il contrario.
Il fatto accaduto a Fano che è la riedizione di altri successi un pò in tutta italia è proprio lo scontro tra genitori immigrati di 1a generazione e figli ( di seconda generazione), che essendo nati in Italia hanno adottato più o meno integralmente le abitudini del paese d'adozione.

Lo stesso è accaduto ai nostri avi in America e in tutti i paesi dove siamo emigrati. Se chiedete ad un Italo-americano di quarta o quinta generazione se si sente più americano o italiano, vi risponderà senza ombra di dubbio: americano.

Tutto il resto è speculazione in buona fede ma solo speculazione.
di nuovo barbaro del 19/01/2010 ore 23:20:31
Commento Sconsigliato Leggilo comunque»
di Renato_Pizzi del 20/01/2010 ore 16:21:06

Commento modificato il 20-01-2010 16:35:09

Sono d'accordo in linea di principio, però questo non significa che anche l'immigrato di prima generazione, alla frontiera non debba lasciar giù tutte le sue eventuali abitudini che collidano con la nostra Legge (Legge, non usanze, per quelle ognuno si tiene le sue). Altrimenti, per assurdo, se domani immigrasse in Italia un cittadino proveniente da una tribù antropofaga, dovremmo tollerare che avesse, come diceva Hannibal Lecter, un amico a colazione.
Direi di no, dunque da qui la mia opinione avversa al relativismo culturale. Poi mi creda Guattolo, con tutti i doverosi distinguo, un' "etica" comune il nostro Paese/borgo selvaggio ce l'ha, forte o debole che sia, ma ce l'ha.
di Guattolo del 19/01/2010 ore 22:16:01

Commento modificato il 20-01-2010 09:18:29

@ sig. L. Mazzotti: adesso non ci venite a dire che esista il mono-culturale, in realtà non esiste manco nel natio borgo selvaggio leopardiano
di TheSwingNurse del 20/01/2010 ore 13:49:21
Sono felice per la positiva soluzione del caso, ma concordo sul fatto che forse era meglio oscurare il volto della ragazza per tutti i motivi già indicati: minorenne; con situazione familiare disastrosa; ecc ecc. Comunque gli è andata molto bene, se si pensa quello che è successo già ad altre sue simili...sia all'estero che quì in Italia: sgozzate ed uccise dagli stessi genitori o pestate a sangue o mutilate ai genitali...poi continuiamo a parlare di tolleranza ed integrazione, togliamo i crocefissi dai locali pubblici...và si detto che molti per fortuna stanno integrandosi ed anche velocemente, certo sentire un extra-comunitario parlare in dialetto fà un pò strano...ma io continuerei a tenere alta la guardia sia per i diritti dei più deboli ed in questo caso purtroppo le donne...ma anche dei nostri diritti sociali, conquistati con anni ed anni di lotte.
Tolleranza si, ma moderata.
Loro devono adeguarsi a noi e non viceversa.
Auguri alla ragazza per una vita felice in Italia, anche se immagino solo parzialmente il suo dolore, nel sapere di essere "libera" ma avendo i suoi genitori in carcere.
Chi può gli stia vicino.