
Giorgio Cutini a Fermo, Palazzo dei Priori fino al 30 luglio.
Le riflessioni di presentazione sul percorso estetico di Giorgio Cutini, vanno in parallelo con alcune considerazioni e contributo di idee, sul percorso della nostra cultura fotografica.
La ricerca artistica del secolo appena trascorso ha fornito incredibili
pretesti e proposte; dall’eidetico all’esistenziale, dall’oggetto
al comportamento, dalla materia al segno per non parlare dei
mutamenti artistici indotti da tecnologie fluide, alleate dell’umano,
plasmabili con il pensiero, alla base, oggi, di una nuova ed
incessante trasformazione dell’indagine artistica coinvolta, suo
malgrado, nei caratteri e negli aspetti morfologici della nuova
civilizzazione.
In questo incerto passaggio epocale, oggi caratterizzato da
un’interazione continua di mutevoli significati che tramano le
immagini precarie della nostra esistenza, la fotografia ha una sua
parte di “rabbia” . Le forme neo-espressive di questa società
sono legate all’immagine, supportata da tecnologie veloci che
determinano nuovi modi di fare che hanno inciso sui nostri processi
di apprendimento. Le proposte, le formulazioni ed il contributo di
idee non possono prescindere quindi da un concetto dinamico di
cultura, traducibile nell’immaginare rapporti di conoscenza che
offrono nuove opportunità di rendere distinguibili, con senso e
compiutezza, il reale e l’immaginario.
L’immagine è diventata sempre più un pattern dominante , essenziale nella
ricerca contemporanea. L’immagine, con la sua possibilità infinita
di riprodursi e con la portata globale della sua diffusione, spesso
ci impone atteggiamenti, reazioni a volte fino a condizionarci
l’esistenza. La fotografia con le sue opportunità può
rappresentare una scelta aperta nel campo teoricamente infinito del
fotografabile, nell’ambito del quale ognuno ritaglia un’area
delimitata per la propria pratica, una sorta di promozione ontologica
che permette di cogliere sia i valori espressi singolarmente, sia,
con maggiore ampiezza di significati, le trame dei rapporti tra i
differenti atteggiamenti culturali nell’uso della pratica.
Giorgio
Cutini si
pone
al centro della ricerca visiva contemporanea; nelle sue immagini il
dominio della forma, riconducibile ad una percettibilità ritmica e
ondulatoria, è alla base della sua programmazione che per quanto
interminabile e' in questo caso ancor più definita dall'eccitazione
nervosa, dall'entusiasmo improvviso che diviene provocazione visiva
quindi canto, luogo dell'intensità e di meraviglia.
Ogni fotografia opera un trasferimento del reale in uno spazio ideale le
cui coordinate sono legate ad un'interpretazione soggettiva del tempo
e alla funzione di coscienza, determinate dalla capacità di tradurre
in un progetto di immagini, nella coerenza del linguaggio, le proprie
motivazioni, fuori dalla provocazione del reale come se fossimo in
presenza di “immagini
dall’interno”.
Il concetto di evocazione-segno diviene sempre più -centro- del
linguaggio della fotografia.
Lo
sguardo vaga in queste superfici significanti che portano alla luce
le relazioni tra gli elementi dell'immagine ed i loro significati
complessi, delle motivazioni intrinseche dell'Autore, del
suo vedere, sentire e mostrare.
La fotografia è quindi adeguata ad esprimere la visione, le lotte e i
sogni in quella società in cui di continuo sorge e si genera; è una
continua espressione narrante, plasmata nel plasmarsi stesso
dell’uomo delle sue idee, della sua visione. E’ essa stessa ,
forma ed immagine che diviene. E nel caso di Cutini, il filo
conduttore della ricerca rientra spesso nell’esplorazione
dell’inconscio, restituendoci immagini che rappresentano il mondo
al di sopra del reale, utilizzando per contro, un mezzo che per
paradosso, è incorruttibilmente fedele al reale.
La fotografia è nel suo caso, un“mezzo compatibile” per l’accesso
all’esplorazione di un apparato di segni interiori, che tramano con
il visibile, l’ermeneutica dei sentimenti e delle emozioni.
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