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dot Omicidio Lorenzetti: Renzo Mandolini condannato a 30 anni di carcere

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E' stato condanno con rito abbreviato a 30 anni di carcere Renzo Mandolini, il fisioterapista senigalliese di 55 anni, che il 17 luglio scorso uccise con due coltellate l'ex moglie Francesca Lorenzetti davanti all'ufficio postale di via delle Viole.

Il processo a carico dell'uxoricida, difeso dall'avvocato Marco Manfredi, si è tenuto ieri mattina davanti al Tribunale di Ancona. Dopo un'ora e trequarti di camera di consiglio è arrivata la sentenza. Il giudice Francesca Zagoreo ha condannato Mandolini a 30 anni di carcere di reclusione, con l'interdizione dai pubblici uffici e la sospensione dall'esercizio della patria potestà per tutta la durata della pena.


L'uomo, quella mattina era uscito di casa con un coltello da cucina in tasca, era accusato di omicidio premeditato, aggravato dall'aver agito contro il coniuge. Si era sempre difeso dicendo di aver solo voluto spaventare l'ex compagna (con la quale aveva fra l'altro un contenzioso legato alla divisione del patrimonio) e di aver agito come in preda ad un black out mentale. Il giudice ha condannato Mandolini anche al risarcimento del danno pari a 212 mila euro per ciascuno dei tre figli della coppia, Lucia, 28 anni, Serena, 22, e Lorenzo, 21, difesi dall'avvocato Marina Magistrelli e che si erano costituiti parte civile, e di 150 mila euro per il nuovo compagno della Lorenzetti, Lucio Mazzaferri, anche lui costituitosi parte civile.


“La condanna - ha commentato il legale di parte civile Marina Magistrelli - non allevierà il loro dolore, ma servirà a rendere la giustizia più giusta. Anche perchè la sentenza di primo grado è arrivata appena cinque mesi dopo il delitto”.

di Giulia Mancinelli
penelope@viveresenigallia.it
di Carlo Montanari del 30/12/2008 ore 07:55:44
La condanna è stata veloce ma non bastano 30 anni,che poi saranno ridotti in appello, come al solito in questi casi, per allievare la perdita di una persona innocente.Il condannato rimarrà libero di vivere, di mangiare di parlare, di ridere,di vedere la T.V.di leggere ed ammirare la luce del sole e respirare l'aria della natura.Ma secondo me la pena per certi tipi di colpe così eclatanti ci vorrebbe solo la pena di morte.Di tutto si parlerà meno che della vittima (tanto è morta)..................Con sincero affetto verso i famigliari che conosco caramente............in particolare ciao Serena e Lucio..................
di kit_carson del 30/12/2008 ore 12:51:30
Con tutto il rispetto e il profondo cordoglio per la famiglia, io la penso proprio diversamente...
La giustizia dovrebbe essere uguale per tutti. Un pluriomicida, mafioso, terrorista, etc., arriva di solito a prendere l'ergastolo, che più o meno equivale alla pena propinata a Mandolini.

A voi, sembra giusto? Chiaro, gli affetti sono affetti, ma la giustizia dovrebbe essere giusta...
Se fossero giusti 30 anni a Mandolini, quanti ne dovremmo dare agli altri farabutti? 130?
di MariangelaParadisi del 30/12/2008 ore 13:39:35
No. Non sono d'accordo con Carlo Montanari. E poi, una domanda: chi penserà alle due creature che Mandolini ha avuto dalla nuova compagna? Quando tutto l'odio che traspare in questa tragica vicenda si sarà stemperato, prevarrà l'umana solidarietà? Io lo spero.
di Daniele_Sole del 30/12/2008 ore 15:05:12
Certo, mi auguro che gli anni che si farà in galera gli faranno capire cosa ha fatto, anche perchè ancora un atto del genere non ha alcun senso (se mai avesse un qualunque senso).

Ma per favore risparmiatemi la sfuriata forcaiola, il solito discorso di "richiamarsi alla pena capitale": lo avevano capito nell'800 (e pure prima) che non ha senso da nessun punto di vista, legale, morale, etico, filosofico, religioso...

Diciamo le cose come stanno: la condanna capitale è solo uno sfogo, rapido e "pulito" per le coscenze dei parenti delle vittime, e si è visto che alla fine non serve assolutamente a nulla, come fu il proibizionismo in America negli anni '30.
L'uomo non è mai stato perfetto, la giustizia non sarà mai perfetta, la condanna a morte è sempre irrecuperabile.
di Anonimo del 30/12/2008 ore 15:01:29
è vero,...il gesto di Renzo si può definire gravissimo perchè distruttivo della vita di tante persone, irreparabile e per questo va punito con "giustizia"...Però, non ho ancora sentito nessuno parlare delle sue condizioni psico-fisiche prima della terribile tragedia, al di là della malattia mentale(che menomale sembra non risulti).
Siamo in tanti, testimoni ad averlo visto e sentito provato,stanco, stressato, in una situazione che non riusciva più a sostenere, pur tenendo molto ai suoi figli...le ultime parole che ho sentito da lui, ai primi di luglio, sono state:
"Ho tanta confusione in testa, se faccio qualcosa adesso sbaglio sicuro"
di xxxxxxxxx del 31/12/2008 ore 03:29:43
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di Carlo Montanari del 31/12/2008 ore 07:39:36
Ognuno è libero di dire la sua ,ma ribadisco che solo la pena di morte può ricreare un clima di tranquillità su questa terra,dove tutto è permesso e giustificato.Voi parlate perchè non siete toccati nel vostro intimo,ma la vostra è solo falsità ed ipocrisia. Pensate se fosse accaduto a voi e vedrete che la penserete in maniera diversa ,non solo in questo caso ma per tutte le malefatte eclatanti e frutto di testimonianze vere e non generalizzate. Certo che non si può dare la pena di morte ad uno innocente o che non sia certa la colpa.Ma quando la cosa è così evidente le cose cambieranno nella mente di chi ci vuuole ritentare.E' ora di farla finita con il Vostro pietismo!!!!!!!!!!!!
di Anonimo del 31/12/2008 ore 12:18:56
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di Anonimo del 31/12/2008 ore 13:24:15
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di luigi del 31/12/2008 ore 14:58:44
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di MariangelaParadisi del 05/01/2009 ore 10:11:38
Visceralmente contraria a ciò che dici! L'omicidio non può essere legalizzato e - da che mondo è mondo - la pena di morte non è mai stata un deterrente per gli omicidi, che sono quasi sempre azioni frutto dell'impulso e, dunque, per definizione irragionevoli.

Non si tratta di pietismo, semmai di pietà. Un sentimento che mi auguro anche i figli possano col tempo riuscire provare. Perché solo quando avranno perdonato potranno riprendere il loro cammino. Pietà per un uomo che non ha saputo trovare altre parole per dire i suoi tormenti che quello della violenza. Perché questa è la vera tragedia dei rapporti umani. Sappiamo qual è il nome della "firma" che vogliamo indossare, ma non sappiamo "dare un nome" ai nostri sentimenti...
di michele del 31/12/2008 ore 13:40:18

Commento modificato il 31-12-2008 13:43:22

Non credo sia giusto scrivere anonimamente su argomenti così delicati.
Sconsiglierò tutti i commenti anonimi a questo articolo.

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