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dot Un'arma in casa? Meglio di no


La sezione senigalliese dell'Associazione Nazionale Carabinieri, con un incontro dibattito a San Rocco ha cercato di spiegare le normative che regolano la "legittima difesa" soprattutto dopo la nuova normativa. Giovanni Tinti

di Michele Pinto
michele@vivere.marche.it


L'uso delle armi e la legittima difesa nella privata dimora e nel luogo di esercizio dell'attività commerciale. Questo il titolo dell'incontro organizzato dall'ANC per spiegare la nuova normativa e per capire se valga la pena prendere il porto d'armi per difendersi da se.
Su una cosa l'avvocato Lorenzo Mecarelli ed il Magg. cc. Aldo Scalinci, relatori dell'incontro, e tutti gli interventi del publico erano concordi. Si tratta di una legge "di fine legislatura", una legge affrettata che presenta al suo interno numerose contraddizionie si presta a diverse interpretazioni anche da parte dei giudici.
Solo dopo alcuni anni di applicazione, ha precisato l'avvocato Mencarelli, se ne potrà dare un'interpretazione certa.

Di fatto la novità portata dalla nuova legge consta della possibilità di difendere anche i beni propri o altrui oltre che la vita, propria o altrui.
Rimangono però molti limiti. Rimane la proporzionalità della difesa rispetto all'offesa.
I relatori hanno hanno evidenziato però come un aggredito non può certo, in una situazione concitata, starsi a chiedere se la propria reazione sia sproporzionata o meno.
Emblematica la conclusione dell'avvocato Mencarelli: "Meglio un brutto processo che un bel funerale".

Giovanni Tinti, organizzatore dell'incontro, ha concluso, in base a quanto ascoltato, che, nonostante la nuova legge, preferirà non prendere il porto d'armi.

Ma i temi trattati nell'ottica di cosa convenga fare al cittadino lanciano altre importanti domande, che escono dalla sfera dell'incontro organizzato dall'ANC, ma che hanno trovato un vasto interesse nel dibattito seguente.

Il Magg. cc. Aldo Scalinci ha evidenziato come la giurisprudenza nordeuropea ed americana abbia un approccio verso questo problema assolutamente diverso rispetto a quello della giurisprudenza latina. Come è stato ben sisntetizzato in un intervento dell'Avvocato Roberto Paradisi: "Noi vorremmo dalla parte di Abele e non da quella di Caino".

Giuseppina Massi, della Scuola di Pace ha invece fatto notare come sia inumano mettere sullo stesso piano la difesa della vita con quella dei beni materiali.

Giovanni Tinti, Aldo Scalinci e Lorenzo Mencarelli
EV
di Sole_Daniele del 22/05/2006 ore 19:09:03
dalle nostre parti non c'è mai stato davvero bisogno di tenere armi a portata di mano, ma se qualcuno ora ne sente la necessità la cosa non fa che preoccuparmi: dove diavolo stiamo andando a finire???????
Finora gli unici a sparare erano i contadini alle volpi o alle ombre, e qualche volta a dei ragazzi rumorosi(!!!!!), e già una volta c'è scappato il morto: vogliamo aumentare la dose di follia?????
Capisco la legittima difesa, ma solo se si è negozianti di cosa di valore o banche: 1- perchè sei più "appetibile" ad un rapinatore 2- perchè meno gente gira armata più, strano a dirsi, mi sento tranquillo.
...soprattutto so che non ci sarà gente matta che spara, magari di notte, nascosta, e in una città diversa dalla propria, per il solo gusto di sentirsi onnipotente e non venire scoperto MAI!!!!
E' questo il dramma: + armi ci sono in giro, meno possibilità ci sono di scoprire che ne abusa!
Ricoratevelo!!!!!!!
di Smile del 21/05/2006 ore 21:03:17
Vorrei capire una cosa: la nuova legge semplifica la concessione del porto d’armi? Se sì, non sono d’accordo. Se no, è necessario capire se la nuova legge ammette - o meno - che si possa uccidere per proteggere i propri beni. Se è così, non sono di nuovo d’accordo. Ma mi pare di capire che non sia così quando Michele dice che i relatori hanno sottolineato che anche con la nuova legge ‹‹la reazione deve essere proporzionata alla minaccia››, tanto è vero che una recente sentenza ha condannato – mi pare - due gioiellieri che hanno ucciso fuori del loro negozio un rapinatore in fuga. Detto questo, concordo con chi ha detto che questa legge è un indecente pateracchio elettorale fatto solo per raccattare qualche voto (ma d’altra parte, l’attuale minoranza ha dato ben peggiori dimostrazioni di sé e della propria arroganza e tendenza allo sfregio costituzionale esercitandosi contro il presidente Ciampi e gli altri senatori a vita giustappunto l’altro ieri...).

Che fare a questo punto? Difficile dirlo. Sono d’accordo, infatti, che ‹‹un aggredito non può certo, in una situazione concitata, starsi a chiedere se la propria reazione sia sproporzionata o meno››.

Ad esempio, se qualcuno entrasse nella mia casa di notte e io mi sentissi minacciata, avendo a disposizione una pistola non so bene se sarei capace di sparare solo in aria e, inoltre, certamente non starei lì a chiedermi se l’intruso ha solo intenzione di rubare pane e salame dal frigorifero... Qui non si tratta, in sintesi, di stare dalla parte di Abele piuttosto che di Caino. E’ ovvio che qualsiasi persona civile sta dalla parte degli onesti. Si tratta piuttosto di chiedersi se sia socialmente e politicamente opportuno assumersi la responsabilità di qualche morto in più per una fetta di pane e salame, e di qualche onesto cittadino un po’ troppo “reattivo” (come certamente sarei io) in galera per ‹‹eccesso di difesa››...

Forse un sistema per aiutare la decisione ci potrebbe essere: ricorrere ancora una volta alle statistiche. Quanti sono stati i furti che hanno anche comportato la morte dei derubati? Se i numeri fossero irrilevanti (seppur tragici in ogni caso) favorire il possesso delle armi e le reazioni da pistolero, peggiorerebbe, e non migliorerebbe, la situazione e il triste “bilancio finale”...
di melgaco del 21/05/2006 ore 21:18:00
Su questa nuova legge si è fatta una gran campagna demagogica da parte della sinistra. Ho sentito dai soliti personaggi parlare di "far west", di "legge della giungla" etc.
In realtà nulla cambia rispetto a prima se non il fatto che vengono ampliate certe possibilità di difesa all'interno delle proprie abitazioni o pertinenze (del tipo: se sorprendo qualcuno dentro casa mia e gli salto addosso nessuno può accusarmi di aggressione, percosse, lesioni etc.).
Ma nulla cambia per ciò che concerne:
1) il porto d'armi (che si potrà prendere con le stesse modalità di prima)
2) Il concetto di proporzione tra offesa e difesa (nel senso che posso sparare a uno che mi punta addosso una pistola ma non posso sparare a chi sta rovistando nel mio cassetto per rubarmi i soldi e tanto menno posso sparare a uno che sta scappando)
di Sole_Daniele del 22/05/2006 ore 19:11:19
Avrei preferito che, pur legittimando la difesa personale, avessero reso moooolto più difficile avere il porto d'armi
di melgaco del 23/05/2006 ore 15:26:35
L'Italia è forse il paese, nel mondo, nel quale è più difficile ottenere il porto d'armi.
Inoltre chi lo acquisisce viene identificato e praticamente schedato.
I delinquenti non ce l'hanno di sicuro il porto d'armi.
di doppelganger del 23/05/2006 ore 16:20:14
Forse qui la legge non l'abbiamo letta bene, quindi si procede a spanne, per cui commento in generale.

In Italia il Codice Penale proibisce di affidare a privati la difesa personale delle persone, consentendola solamente per le cose (i metronotte fanno la guardia al supermercato e non al gioiellere). La difesa dell'integrità fisica è riservata alle Forze dell'ordine. La ratio è che si vuole evitare, appunto, il far west. En passant, ne consegue che il mestiere del "gorilla" è vietato, almeno sulla carta.

Da questo principio desumo che anche l'uso della forza da parte del privato deve essere limitata a casi eccezionali, quali la legittima difesa. A maggior ragione la legge inserisce il principio della "proporzionalità": se mi assalgono a mani nude non posso sparare, altrimenti incorro nel reato di eccesso di legittima difesa.

La legge, se da un lato non allarga il principio di proporzionalità, tuttavia estende la legittima difesa ai beni, oltre che alle persone. E questo mi mette in difficoltà, come se già non fosse difficile andare ogni volta a giudicare in base alle circostanze e ai tempi in cui il fatto si è svolto.

Nei giorni immediatamente successivi all'annuncio della legge, qualcuno ha sparato per difendere dai ladri dei vasi di fiori. Altri hanno sparato a ladri in fuga. Normalmente, maggiormante in casi simili, la norma dovrebbe essere chiara e facilmente interpretabile. Questa legge mi lascia perplesso.

Sui commenti che leggendo l'articolo vengono attribuiti ad alcuni relatori, apprezzo il Dr. Tinti che non ritiene necessario armarsi, non mi stupisco di Paradisi, ci mancherebbe altro, mi preoccupo per chi sostiene di preferire un brutto processo a un bel funerale, se questo vuol dire prima sparo poi chiedo chi è, ma spero di aver frainteso.

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