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La storia del professore padre del giornalista inventore di Quark.
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di Bel-Ami
Per riconoscere un “
giusto” occorrono tre condizioni indispensabili: aver aiutato degli ebrei, averli salvati sotto la minaccia di un grave pericolo per la propria vita, non aver mai percepito alcun compenso.
Nei pressi di
Torino, lo Yad Vashem, l’ente israeliano preposto alla memoria degli eroi e dei martiri dell’Olocausto, pochi anni fa è riuscito a “scovare” un altro “eroe”.
Quest’uomo era il direttore sanitario della clinica psichiatrica
Villa Turina di San Maurizio Canavese e si chiamava
Carlo Angela, padre di Piero, il noto divulgatore televisivo di programmi scientifici.
Sulla base delle prove e delle testimonianze raccolte, lo
Yad Vashem ha deciso di conferire al professor Angela la
Medaglia di Giusto fra le Nazioni, il prestigioso riconoscimento riservato a coloro che aiutarono gli Ebrei durante la Shoah.
Inoltre, come ricordo perpetuo della solidarietà dimostrata, il suo nome è stato inciso sulla stele d’onore nel Giardino dei Giusti, presso il
Museo dell’Olocausto di Gerusalemme.
Ci sono voluti più di cinquant’anni per sollevare dall’oblio il ricordo del professore, e la ragione di questo prolungato silenzio risiede proprio nell’assoluto riserbo tenuto dallo psichiatra.
A San Maurizio Canavese – il comune a una ventina di chilometri da Torino dove operò per oltre 25 anni come direttore sanitario della clinica psichiatrica Villa Turina – anche i suoi stessi collaboratori sapevano poco o nulla delle azioni da lui intraprese.
Sopravviveva infatti il ricordo della sua figura carismatica, del dottore che curava gratuitamente i più poveri, del sindaco della Liberazione, col tempo però si era persa ogni traccia del salvatore di vite umane, come pure era stata dimenticata la vicenda del suo impegno di oppositore politico ai tempi del primo fascismo.
L’anno della svolta fu il 1995, quando, nel mese di maggio, per la prima volta un “
salvato”,
Massimo Ottolenghi, dichiarò pubblicamente di aver beneficiato della solidarietà di Carlo Angela presso Villa Turina; in particolare il professore salvò la moglie incinta e la bimba di Ottolenghi, nascondendole presso il reparto delle donne pazze furiose.
E, nell’ottobre dello stesso anno, la casa editrice Sellerio pubblicò
Venti mesi, un diario scritto all’interno della clinica psichiatrica sanmauriziese da
Renzo Segre, ebreo biellese, che per sfuggire alla deportazione nei campi di sterminio vi aveva trovato rifugio con la moglie Nella ed era rimasto segregato per un anno e mezzo, fingendosi malato di mente e patendo l’angoscia quotidiana di essere scoperto.
Dalle pagine di Venti mesi emerge “
il ritratto di un uomo che brilla di luce propria – scrive nella prefazione Nicola Tranfaglia –
ed è la figura del professor Angela, del medico che accoglie i Segre e tanti altri nella sua clinica e riesce per venti mesi a proteggerli dai nazisti come dai fascisti repubblicani”.
Quando nel maggio 1996 Venti mesi venne ufficialmente presentato a Torino, ebbe inizio un’attività di ricerca di testimonianze e documenti in archivi pubblici e privati.
Dopo quattro anni di lavoro, il 3 giugno del 2000 avvenne la prima cerimonia ufficiale di riconoscimento in suo onore.
Quel giorno venne scoperta una lastra di marmo collocata sul muro esterno della “
sua” Villa Turina, con incise le seguenti parole: “
In questa casa di cura operò il professor Carlo Angela (1875-1949).
Insigne psichiatra e nobile figura del primo antifascismo.
Praticò la forma più alta di resistenza civile, offrendo sicuro rifugio a Ebrei e perseguitati politici.
Nel cinquantunesimo anniversario della scomparsa i sanmauriziesi ne ricordano pure l’opera generosa ed efficace quale primo sindaco dopo la Liberazione”.
Nella clinica diede ospitalità ad antifascisti, a giovani renitenti alla leva dell’esercito di Salò e, soprattutto, a molti ebrei, la cui già pesante situazione discriminatoria era precipitata.
Angela oltre a offrire loro un rifugio, falsificò diagnosi e cartelle cliniche, trasformando ebrei in ariani, sani in malati di mente.
Costretto dall’autorità, compilò elenchi di anziani ebrei degenti, aggravandone lo stato di salute.
Esemplare la storia drammatica vissuta dai coniugi
Nella e Renzo Segre, che attesta l’angoscia quotidiana di vedere smascherata la loro vera identità, la paura di essere avviati alla deportazione in Germania.
Più volte la pericolosa attività del professore, i cui trascorsi antifascisti erano noti, rischiò di essere scoperta.
Molte furono, infatti, le ispezioni, ma nessuno degli ospiti segreti venne mai identificato.
L’undici febbraio 1944 fu probabilmente il momento più drammatico vissuto dal professore, visto che, nel corso di una spietata rappresaglia fascista che provocò tre vittime, Carlo Angela fu sottratto all’ultimo momento alla fucilazione grazie all’intervento del
Conte di Robilant presso il comandante della truppa fascista repubblicana.
Nei giorni della Liberazione, Carlo Angela, grazie alla militanza antifascista, alle doti organizzative e alla sua autorevolezza, venne posto alla testa della giunta comunale.
In seguito, nella vita del professore tornò a prevalere la professione medica: egli venne nominato presidente dell’ospedale Molinette di Torino, città ove si spense il 3 giugno 1949, all’età di 74 anni.
ciao Mel