Papa Francesco a giudici di Africa e America Latina: la proprietà deve avere una funzione sociale, inaccettabile per un cristiano la concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi

4' di lettura Senigallia 01/12/2020 - Occorre costruire una "nuova giustizia sociale partendo dal presupposto che la tradizione cristiana non ha mai riconosciuto come assoluto e intoccabile il diritto alla proprietà privata" e ne ha sempre invece sottolineato "la funzione sociale" (come del resto fa, aggiungiamo, “in campo laico”, la Costituzione italiana). L’ ha sottolineato Papa Francesco, informa l’ANSA, in una riflessione rivolta ai giudici di America e Africa che si occupano di diritti sociali.

"Il diritto di proprietà è un diritto naturale secondario derivato dal diritto che hanno tutti, nato dal destino universale dei beni creati". Per il Papa "non c'è giustizia sociale che possa essere fondata sulla disuguaglianza, che implichi la concentrazione della ricchezza".

Per il Papa "ci siamo abituati a passare, a ignorare situazioni finché non ci colpiscono direttamente. L'impegno incondizionato si fa invece carico del dolore dell'altro senza scivolare in una cultura dell'indifferenza" (o, peggio,“dello scarto”: altro tema, questo, caro a questo Pontefice). Rivolto ad un gruppo di giudici delle “esplosive” (per le forti tensioni sociali e la sempre piu’ grave situazione sanitaria, dall’AIDS all’ Ebola e al Covid-19) America e Africa, riuniti in videoconferenza sul tema dei diritti sociali, il Papa ha sottolineato che occorre "essere un popolo, senza pretendere di essere un'élite illuminata, ma un popolo, che sia costante e instancabile nel lavoro di includere e integrare". "Nel Vangelo, quello che Dio ci chiede è di essere Il popolo di Dio, non l'élite di Dio. Perché quelli che seguono la via dell' 'élite di Dio', finiscono per il noto clericalismo elitario che, lavora per il popolo, ma niente con il popolo, senza sentirsi un popolo".

Un intervento, questo, che sarebbe facile, osserviamo, accusare di “sinistrismo” politico: e che invece rientra pienamente nella migliore tradizione della Chiesa, quella tradizione che, dall’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII alla “Pacem in terris”di Giovanni XXIII, alla “Populorum progressio” di Paolo VI, sino alla “Centesimus annus” di Giovanni Paolo II ( promulgata proprio nel centenario della “Rerum Novarum”) e alla recente “Laudato sì”, sempre di Francesco I (2015), tenendo sempre presenti le esortazioni di Cristo ai credenti a non lasciarsi sedurre dall’universo della politica (vedi, ad esempio, Matteo,IV, 8, e Giovanni, XVIII,36) richiama sempre, però, tutti i credenti, e soprattutto i ministri di Dio, a non dimenticare mai l’inaccettabile, scandalosa concentrazione delle risorse nelle mani di troppo pochi tipica, oggi, soprattutto dei Paesi del Terzo mondo (e non solo). Una concentrazione che senz’altro fa impallidire, per le sue planetarie dimensioni e implicazioni, quella dei ”ricchi dinanzi alla cruna dell’ago” del tempo di Gesu’. Non a caso, aggiungiamo, l’appello di Papa Francesco si rivolge soprattutto ai giudici (e, piu’ in generale, diremmo, agli operatori sociali) di Africa e America Latina: dove, poi, piu’ forte e diffuso è il messaggio libertario (quasi alla Thomas Munzer, diremmo) della Teologia cristiana della Liberazione (con le sue possibili, peraltro non sempre accettabili, conseguenze e derive politiche). Mentre il richiamo all’ “elite illuminata”, a guardar bene, non può non esser letto anche come riferimento a quelle elites esoterico-politico-finanziarie che da sempre controllano dietro le quinte i destini del Pianeta, purtroppo con infiltrazioni nella stessa Chiesa.

Il Papa chiede di perseguire i valori della solidarietà ed equità. "Solidarietà nella lotta alle cause strutturali della povertà, disuguaglianza, mancanza di lavoro, di terra e di case". "Lottare, insomma, contro chi nega i diritti sociali e sindacali. Combattere contro quella cultura che porta ad usare gli altri, a rendere schiavi gli altri, e finisce per togliere la dignità agli altri". Fare giustizia significa "restituire", "non dare le nostre cose, né quelle di terzi (quindi, No a soluzioni politiche comunisteggianti, N.d.R.), ma noi restituiamo ciò che è loro. Abbiamo perso molte volte questa idea di restituire ciò che gli appartiene", ha concluso il Papa.

Papa Francesco invita i giudici a fare delle loro sentenze una "poesia". In questo videomessaggio ai partecipanti alla Conferenza internazionale dei giudici membri dei Comitati per i diritti sociali di Africa e America, il Pontefice ha sottolineato: "Il poeta ha bisogno di contemplare, pensare, comprendere la musica della realtà e catturarla nelle parole. Tu in ogni decisione, in ogni frase, ti trovi di fronte alla felice possibilità di fare una poesia: una poesia che guarisce le ferite dei poveri, che integra il pianeta, che protegge la madre terra e tutta la sua discendenza. Una poesia che ripara, riscatta, nutre". "Giudice, non rinunciare a questa possibilità", è l'appello del Papa. "Sii consapevole che quanto puoi aiutare attraverso la tua rettitudine e l'impegno è molto importante. E per favore ricorda sempre che quando una giustizia è davvero giusta" può contribuire alla felicità e alla dignità di un popolo. "Nessuna sentenza può essere giusta, né può esserlo alcuna legge se ciò che producono è maggiore disuguaglianza, se ciò che producono è maggiore perdita di diritti, umiliazione o violenza", ha concluso Papa Francesco I.


di Fabrizio Federici
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Questo è un articolo pubblicato il 01-12-2020 alle 10:26 sul giornale del 02 dicembre 2020 - 411 letture

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