All'Expo ex la mostra di sculture di Carlo Venturi

2' di lettura Senigallia 22/10/2020 - Carlo Venturi ha scelto coraggiosamente di essere e definirsi scultore in una stagione che registra la crisi profonda delle discipline artistiche tradizionali; crisi ancor più avvertibile proprio nel campo dell’espressione plastica, insidiata, nella sua stessa identità e credibilità, dalle pratiche installative.

Da un buon ventennio a questa parte, Venturi si riconosce in un personalissimo repertorio di lignee e umoresche figure, che spaziano dall’attitudine surrealista al fascino, fattosi ironico, degli automi e dei burattini. Negli ultimi anni, diciamo pure dal 2006 al 2012, l’artista marchigiano ha atteso soprattutto al versante surreale, un repertorio di figure essenzialmente femminili, dai lineamenti curiosamente stravolti e metamorfizzati.

Ecco, così, Narva, la Donna che cade, L’urlo, la Donna seduta; ma pure un altrettanto singolare San Sebastiano, arpionato dalle frecce. Particolarmente intrigante appare proprio Narva, protagonista di un racconto fantaironico di Marcello D’Angelo (Il piccolo Alchimista), che Venturi ha corredato di disegni. Lo scultore l’ha immaginata distesa su una specie di triclinio, mentre si guarda in uno specchio, mutatosi in maschera. Dal punto di vista manuale, dell’intervento fabbrile, per realizzare le sue bizzarre sculture, Venturi si serve di legni duri, in particolare l’acero, che modella e integra nelle porzioni più esili e fragili con elementi in ottone scolpito, quasi delle minuscole protesi.

Tutto poi viene stuccato e smaltato, in colore nero, o, più spesso, bianco. Sulle sculture bianche, Venturi, con attitudine di un horror vacui alquanto ossessivo, comincia a tracciare, mediante una penna biro nera, una serrata trama disegnativa, inizialmente frutto di una sorta di decorativismo compendiario, ma che poi, qua e là, vede l’automatismo psichico aprirsi a lemuriche parvenze figurali. Questa presenza disegnativa è degna di nota. Venturi è infatti abile xilografo, apprezzato, tra gli altri, da un raffinatissimo editore e promotore culturale quale fu Vanni Scheiwiller e da uno storico dell’arte del calibro di Carlo Bertelli che, rispettivamente, gli pubblicarono e presentarono una preziosa cartella incisoria.

Il segno costituisce, del suo lavoro, una componente ineliminabile, forse un po’ trascurata negli ultimi anni a vantaggio della scultura, che ora si disobbliga coinvolgendo il disegno sulla sua stessa pelle, quasi un maniacale tatuaggio. Un’evocazione xilografica è individuabile, volendo, anche nella Donna seduta, tutta nera come l’impronta della matrice inchiostrata, mentre i sottili solchi bianchi delle profilature fanno pensare alla traccia del bulino.

da Carlo Fabrizio Carli








Questo è un comunicato stampa pubblicato il 22-10-2020 alle 17:44 sul giornale del 23 ottobre 2020 - 324 letture

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