Liberi come Epicuro. Enrico Piergiacomi: "Ci sono due modi di intendere il concetto di invulnerabilità"

4' di lettura Senigallia 20/07/2020 - Enrico Piergiacomi sarà presente a Liberi come Epicuro, secondo Festival Epicureo ospitato a Senigallia. Sarà possibile assistere al suo intervento venerdì 24 luglio dalle 21:00, durante l'incontro "Libertà e invulnerabilità di Epicuro".

Hai tradotto due libri su Epicuro del Professor Mitsis, com’è stato lavorare con uno studioso così importante?

Mitsis è uno studioso di grande valore intellettuale e una persona squisita a livello umano. Tradurre i suoi testi è stata anzitutto l’occasione per far conoscere ai non-specialisti italiani alcune ricerche epicuree di grande spessore storico/teorico. Inoltre, traducendo i testi di Mitsis che si focalizzano spesso sulla ricezione dell’etica epicurea nei filosofi di età moderna (in particolare Pierre Gassendi), ho potuto iniziare a occuparmi della fortuna dell’Epicureismo, su cui c’è molto da scoprire.

Sei uno dei più grandi esperti delle teologie atomiste al mondo, eppure per te come per tanti giovani studiosi l’università italiana sembra non offrire opportunità che garantiscano un minimo di sicurezza. Riesci comunque ad essere ottimista sul futuro dell’università italiana?

Le difficoltà sono presenti in tutti i percorsi professionali. Non trovo ragioni per sopravvalutare quelle che si incontrano nella ricerca umanistica, che resta un ambiente in cui ci sono comunque opportunità e molti stimoli.

Oltre che di filosofia ti occupi anche di teatro. Queste due anime sono conciliabili?

Secondo me sì, e non solo perché entrambi i filoni di ricerca possono essere praticati, se si ha semplicemente la volontà di farlo. È infatti possibile indagare filosoficamente l’arte teatrale, o per converso studiare la dimensione “performativa” del pensiero filosofico. Non va dimenticato che ci sono molti filosofi/drammaturghi, tra cui Sartre, e certi artisti di teatro propongono a tutti gli effetti una filosofia (pensiamo solo ad Artaud o Pirandello). Già nella riflessione antica si possono però trovare molti spunti al riguardo. Mi fa piacere menzionare, a tal proposito, un progetto di alta divulgazione scientifica che curo dal 2014 con la rivista Teatro e Critica, dal titolo Teatrosofia (www.teatroecritica.net/tag/teatrosofia): una ricostruzione di come i filosofi antichi interpretavano l’arte dell’attore e della recitazione.

Al festival ci parlerai dell’invulnerabilità di Epicuro. Facci capire bene: Epicuro era un filosofo o un supereroe?

Ci sono due modi di intendere in generale il concetto di “invulnerabilità”. Uno è l’essere immuni in senso letterale e oggettivo da qualunque pericolo o minaccia (dolore, malattia, morte, ecc.). Questa è però solo la condizione degli dèi, che Epicuro considera indissolubili e beati perché del tutto distaccati da noi o dal nostro mondo, in cui è facile e direi quasi quotidiano rimanere feriti. Un altro modo di intendere l’invulnerabilità è invece pensarla come una disposizione morale e intellettuale che è sempre in nostro potere, a dispetto delle circostanze esterne. Non possiamo diventare immuni al dolore o all’ineluttabilità della morte nel modo in cui lo sono gli dèi. Possiamo però renderci divini e adottare forme di vita che consentono di vincere le esperienze dolorose, o di togliere la paura di morire, ricavando da questa “lotta” continua un principio di piacere, quindi di felicità. È a questa seconda dimensione che la filosofia epicurea cerca di condurre. Nell’intervento che terrò al festival, collegherò questa concezione dell’invulnerabilità anche al tema della libertà, o meglio alla polemica di Epicuro contro il fato/necessità e contro la sfortuna, ossia la contingenza difficile.

Hai progetti futuri?

Sicuramente intendo continuare a studiare la ricezione dell’Epicureismo in età moderna, con particolare riferimento alla già citata figura di Gassendi: filosofo cristiano che cerca di recuperare l’etica e la teologia epicurea, rendendole compatibili con il Cristianesimo. Un altro ambito di ricerca interessante è lo studio dei rapporti tra Epicureismo e medicina, che può assumere una duplice direzione: un’indagine sulla conoscenza che gli Epicurei avevano di questa disciplina tecnica (Plutarco ci informa, per esempio, che esistette un medico di nome Zopiro che studiò il Simposio di Epicuro) e una ricostruzione del confronto dei medici antichi con la fisica/epistemologia epicurea. Particolarmente promettente è qui lo studio della ricezione dell’Epicureismo in Galeno di Pergamo.

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Questa è un'intervista pubblicata il 20-07-2020 alle 00:01 sul giornale del 21 luglio 2020 - 510 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Netanya Primicino Coen, liberi come epicuro e piace a Daniele_Sole

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