Liberi come Epicuro. Lorenzo Cicconi Massi: "La fotografia è la rappresentazione dei miei pensieri"

6' di lettura Senigallia 16/07/2020 - Autore della foto della locandina del Festival Epicureo, che quest'anno avrà il tema Liberi come Epicuro e sarà ospitato a Senigallia dal 23 al 25 luglio presso Giardini Scuola Pascoli, è il fotografo Lorenzo Cicconi Massi.

Molte persone credono che la copertina del Festival Epicureo sia un fotomontaggio e rimangono stupite quando scoprono che non è così. Come hai realizzato questa foto e chi è la fotomodella?
Sì, mi è capitato per la serie delle “Donne volanti” di realizzare fotografie con ragazze in volo. Qualcuno ha pensato che fosse un fotomontaggio, ma naturalmente non lo è in quanto io credo alla veridicità di una fotografia, voglio che quello che io vedo accada realmente davanti ai miei occhi. Un aiuto di Photoshop ci può stare per delle piccole e impercettibili correzioni, ma la sostanza della fotografia deve essere una rappresentazione, seppur personale e interpretata, della realtà. La modella si chiama lucia Camozzi ed è una ginnasta di ginnastica artistica di Corinaldo.

Quanto è stato importante per la tua carriera essere nato nella città della fotografia?
È stata decisamente importante per me l'influenza che la Scuola Fotografica del Misa di Senigallia e poi Mario Giacomelli, che se ne è distaccato ma è diventato anche l'artista più celebre, ha avuto su di me. Giacomelli entra sottopelle a chiunque lo frequenti visivamente A Senigallia lo possono vedere tutti, nei luoghi istituzionali, nelle case private e nei pubblici esercizi. Ho avuto anche la possibilità di frequentarlo e di conoscerlo, e naturalmente la sua grande personalità e la sua influenza artistica non potevano non far presa su di me che ero giovane, ero alle prime armi e mi stavo formando, ma poi naturalmente ho cercato di prendere una mia strada personale che partisse dal maestro, ma che seguisse la mia anima.

Il mensile Arte ti include fra i 10 giovani talenti del nuovo panorama fotografico italiano. Come vivi questo merito?
Quello che il mensile Arte ha scritto su di me è accaduto tantissimi anni fa, quando appunto ero giovane e vinsi il primo premio Canon Giovani Fotografi che mi proiettò sicuramente alla ribalta nazionale e mi consentì di entrare anche all’interno dell’agenzia Contrasto dove tuttora sono dopo venti anni. Questo momento lo vivo in un certo senso come se fosse la prima volta, perché questo lavoro si rinnova in continuazione e non si può mai dire né di essere arrivati né di avere la possibilità di abbassare la guardia o di deporre le armi della creatività, che invece bisogna sempre rimpinguare, bisogna sempre innaffiare di nuova linfa.

Il tuo sogno era fare l’attore, oggi sei un regista. Questa soddisfazione riesce a compensare il tuo vecchio sogno?
Quello di fare l'attore era il mio sogno da bambino, ero molto attratto dalle gesta dei grandi attori che vedevo nei film, che suscitavano in me forte emozione. Crescendo è maturata la consapevolezza che il piacere e la necessità era anche di stare dietro la camera e di dirigere, perché questo avrebbe consentito alle mie idee di realizzarsi forse in modo più completo. Quindi devo dire che regista, attore o fotografo, l'importante è che ci sia a che fare con la creatività e che si riesca a riempire e a scrivere una pagina che prima altrimenti era vuota.

Hai detto che troppo spesso si discute di tecnica mettendo in secondo piano l’aspetto emotivo. Ritieni che le regole debbano essere prese meno rigidamente?
Le regole della fotografia, così come le regole della scrittura e della musica, vanno conosciute, perché dopo averle conosciute si ha la padronanza per poterle anche cambiare, trasformare e adeguare a quelle che sono le proprie necessità. È chiaro che per molti purtroppo la fotografia inizia e finisce in uno sterile report di dati tecnici. Per me non è assolutamente così, in quanto il mezzo fotografico è necessario ma non assolutamente indispensabile per ottenere una buona fotografia. Le fotografie, come diceva Cartier Bresson - certo non l'ho inventato io- nascono dalla testa e dal cuore e sono quelli i punti fondamentali che bisogna avere ben chiari per poter fare un buono scatto.

Cosa significa per te il bianco e nero?
Il bianco nero è una dimensione interiore, è una scelta consapevole, anzi forse inconsapevole all’inizio, ma poi è diventata l'unico modo di espremermi. Il colore in questo senso mi teneva troppo vicino alla realtà per come era. Mi è venuto spontaneo non ragionare tanto sui colori presenti, quanto su le parti chiare e le parti scure che vanno componendo un’inquadratura. Per tornare a Giacomelli, quando gli chiesero come mai la fotografia di Scanno con il bambino e le vecchie aveva avuto così successo ed era stata scelta per la mostra al Moma a New York, lui rispose che non erano i soggetti ad avere importanza, ma che tutti bianchi e tutti i neri erano al posto giusto.

Come collegheresti la fotografia alla filosofia?
La fotografia è anche un'espressione concreta e materiale, perché una fotografia stampata la possiamo vedere, toccare, la possiamo tenere in mano; una sorta di concretizzazione dei miei pensieri. Credo che all’interno di una fotografia ci sia tutto il percorso che un essere umano o comunque colui che l'ha scattata ha avuto nella vita. Una fotografia raccoglie uno sviluppo proprio di pensiero che appoggia le sue radici nella formazione culturale che si è avuta tramite la lettura, l'ascolto della musica, la visione di cinema e tutta l'arte visiva e pittorica che nel corso della mia vita si è assorbita.

Sei già a lavoro sulla fotografia del Festival Epicureo 2021, puoi svelarci qualcosa?
Il tema del prossimo anno del Festival Epicureo e cioè l'Infinito, tema come sempre molto suggestivo e di difficile interpretazione fotografica, ancora non ha una forma chiara nella mia testa. So che c'è una parte, forse la più recondita del mio cervello, che sta già elaborando questo concetto per arrivare a capire come interpretarlo. Noi marchigiani sentiamo particolarmente forte dentro di noi il senso dell'infinito, perchè i versi di Leopardi ci aiutano a capire che guardare è un processo interiore e non solo un atto degli occhi.


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Questa è un'intervista pubblicata il 16-07-2020 alle 00:01 sul giornale del 17 luglio 2020 - 487 letture

In questo articolo si parla di cultura, intervista, Netanya Primicino Coen, liberi come epicuro

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